La marina di Malta a bordo del mercantile che ha recuperato oltre un centinaio di migranti (foto LaPresse)

Il Viminale dice che per l'Ue la Libia è un porto sicuro. Ma l'Ue lo smentisce

Luca Gambardella

Fonti del ministero definiscono legittimi i respingimenti in Libia dei migranti e citano un documento della Commissione europea. Che però hanno frainteso

Il Viminale comincia a essere preoccupato per l’aumento negli ultimi giorni delle partenze e degli sbarchi dei migranti provenienti dalla Libia di cui, a differenza degli ultimi mesi, si ha di nuovo notizia. Oggi le agenzie di stampa hanno diffuso delle indiscrezioni tramite alcune “fonti del Viminale” che sembrano un tentativo di giustificare eventuali respingimenti italiani dei migranti. La pratica del cosiddetto refoulement non è consentita dal diritto internazionale perché l’Onu non considera la Libia un porto sicuro, visto le molte violazioni dei diritti umani commesse nei confronti dei migranti. Eppure, le dichiarazioni anonime diffuse oggi provano a smentire quello che sostengono tutte le convenzioni internazionali: "La Libia può e deve soccorrere gli immigrati in mare – dicono le fonti dell'Interno – e quindi è da considerare un paese affidabile. Gli immigrati che vengono riportati a terra dalla Guardia costiera vengono tutelati dalla presenza del personale Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni". Secondo il ministro dell’Interno, "la Libia ha ratificato la Convenzione di Amburgo del 1979 e quindi rientra a pieno titolo nel piano globale sar gestito dall’Oim". In sostanza, secondo il ministero, il semplice fatto che esista un’area sar libica – cioè una zona in cui la Libia è responsabile delle attività di soccorso in mare – renderebbe di per sé il paese nordafricano un porto sicuro. Il legame logico e giuridico tra questi due assunti è fragile, per non dire inesistente: un paese può avere una zona sar di sua competenza, ma questo non implica che in quel paese si rispettino i diritti umani.

      

Il Viminale aggiunge che la Commissione europea "ha richiamato i successi della Guardia Costiera libica” nelle operazioni di salvataggio in mare e “alla luce di questo riconoscimento il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha aggiornato la Direttiva sulla sorveglianza delle frontiere marittime e per il contrasto dell'immigrazione illegale, ribadendo la piena legittimità degli interventi di soccorso dei libici, anche perché la presenza dell'Oim garantisce il rispetto dei diritti degli immigrati e nel contempo salvataggi più rapidi". Anche in questo caso, il fatto che siano presenti dei funzionari dell’Oim sulle coste libiche non significa che Tripoli sia un porto sicuro per i migranti. Ma soprattutto, il governo fa riferimento a un implicito via libera della Commissione Ue ai respingimenti dei migranti. In realtà il Berlaymont ha sempre dichiarato l’esatto contrario in tutti i suoi documenti pubblici. Così, dopo un paio d’ore dall’indiscrezione del Viminale, la portavoce Natasha Bertaud ha smentito la versione del governo italiano: “Apprendiamo ora la notizia. Per mia conoscenza, dalla Commissione non c’è nulla che convalidi la dichiarazione", ha detto. La portavoce della Commissione ha ricordato che agli sbarchi si applica la convenzione dell'Onu sulla legge del mare. "La Commissione ha sempre detto che al momento in Libia non ci sono le condizioni di sicurezza ed è per questo che tutte le imbarcazioni che battono bandiera Ue non possono fare sbarchi di migranti in Libia”.

    

Con ogni probabilità, la "fonte del Viminale" ha preso spunto da un altro documento riservato, reso pubblico quasi contemporaneamente alle dichiarazioni del ministero. Si tratta di una comunicazione tra Fabrice Leggeri, direttore esecutivo dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue (Frontex), e Paraskevi Michou, direttrice generale del dipartimento Immigrazione e Affari interni della Commissione. Nel documento si aggiunge ben poco rispetto a quanto è già noto sulla collaborazione esistente tra l’Ue e la Libia riguardo ai salvataggi in mare. Senza affermare mai in nessun passaggio che la Libia è un porto sicuro, si ribadisce solo che le imbarcazioni in difficoltà devono essere segnalate al comando competente per ogni zona sar. Di fatto, si tratta di quello che succede ormai da mesi al largo della Libia. Col ritiro delle unità navali dalla missione europea Sophia, l’Ue impiega soprattutto mezzi aerei per la ricognizione: i barconi individuati dal cielo sono poi segnalati alle autorità di Tripoli che intervengono (se e quando possono, come dimostrano diversi, drammatici casi recenti).

 

Il risultato è che le indiscrezioni trapelate oggi dal Viminale, forzando le dichiarazioni di due alti funzionari dell'Ue, somigliano a un tentativo maldestro di dare legittimità a una pratica illecita, come quella dei respingimenti. Qualcuno al ministero ha estrapolato alcuni dati e mezze frasi da una comunicazione tra la Commissione e Frontex, senza verificare cosa davvero contenesse il documento e spacciandolo come una posizione ufficiale dell’Ue. “Sono schiamazzi del Viminale usati per continuare a giustificare le sue politiche illegali e disumane”, ha commentato l’ong Mediterranea Saving Humans.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it