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Salvini vola a Parigi e tenta il disgelo con la Francia

Al vertice dei ministri dell'Interno dei paesi del G7, il vicepremier trova l'intesa col collega francese Castaner su immigrazione e anti terrorismo

4 Aprile 2019 alle 19:31

Parigi. I giornalisti francesi presenti a Place Beauvau per il G7 dei ministri dell’Interno chiedono insistentemente a che ora arriva “Matteò”, quando attorno a mezzogiorno iniziano a sfilare le prime auto diplomatiche. E Matteò, ossia Matteo Salvini, capo del Viminale, arriva subito dopo il commissario europeo per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, accompagnato dall’ambasciatrice italiana a Parigi, Teresa Castaldo. Una stretta di mano con il suo omologo francese Christophe Castaner davanti ai fotografi e poi dentro per una colazione con il tedesco Seehofer, il britannico Javid e l’americana Nielsen, segretaria del dipartimento della Sicurezza interna, prima dell’apertura dei lavori. Due giorni di incontri bilaterali e riunioni sui temi della lotta al terrorismo, l’immigrazione clandestina, il cyber-jihadismo e la criminalità ambientale, per preparare il summit dei capi di stato del 24-26 agosto a Biarritz. “Trafficanti di uomini sempre più aggressivi e ong che creano problemi. La Guardia costiera libica, considerata affidabile dalla Commissione europea, lancia l’allarme e chiede aiuto. Per i trafficanti i nostri porti restano chiusi #portichiusi”, ha tuittato Salvini mentre era già a Parigi, per fare capire subito l’antifona ai suoi omologhi riuniti a Place Beauvau.

 

Proprio sulla Libia, dove in queste ore le truppe del generale Haftar stanno avanzando verso Tripoli, è arrivata la prima dichiarazione del ministro dell’Interno italiano. “Siamo preoccupati per quanto sta accadendo in Libia e ne approfitto per chiedere a tutti una soluzione”, ha detto durante la colazione di lavoro. Salvini ha poi ricordato i risultati del governo italiano, “sbarchi ridotti di più del 90 per cento”, ha ribadito il concetto dell’aiutarli a casa loro, “interventi in Africa per risolvere i problemi a monte”, e ha sottolineato che “non si può lasciare a organizzazioni private” come le ong “la gestione dell’immigrazione”, anche perché “i proventi dei traffici vengono convertiti in armi e droga”. Dopo avere dichiarato che il legame tra terrorismo e immigrazione clandestina “è provato”, il vicepremier italiano ha chiesto ai ministri di Niger e Burkina Faso presenti al G7, Mohamed Bazoum e Ousséni Compaoré, di avanzare richieste concrete di aiuto. “Non pensiamo ad aiuti a pioggia ma a interventi mirati”, ha precisato Salvini.

 

Nel secondo intervento nel quadro del G7, “Per un mondo più sicuro”, ha proposto di “condizionare tutti i futuri accordi commerciali, di aiuto e di cooperazione” ai paesi che collaborano “su controllo delle partenze e rimpatri”, ossia “premiare chi si dimostra collaborativo”, secondo le sue parole. “È una riunione storica del G7, perché finalmente si parla di immigrazione, rimpatri ed espulsioni”, ha aggiunto Salvini, soddisfatto di quanto affermato anche dall’omologo francese Castaner: “Le ong aiutano i trafficanti”.

 

Secondo quanto auspicato in mattinata dall’entourage dell’inquilino di Place Beauvau, questo G7 doveva essere l’occasione per migliorare “la concertazione, la coordinazione e gli scambi di orientamenti e di buone pratiche” su temi sensibili come la minaccia terroristica, interna ed esterna, e il ritorno dei jihadisti stranieri nei loro paesi d’origine. E dalle dichiarazioni dei diretti interessati, sembra esserci la volontà di farlo e di dimenticare gli attriti degli ultimi tempi. “In materia di lotta all’immigrazione clandestina, di espulsioni e di rimpatri volontari e forzati ho trovato un’assoluta comunità di intenti con il collega francese, con cui ho avuto una lunga e interessante discussione”, ha dichiarato Salvini nel pomeriggio durante una mini conferenza stampa a margine degli incontri con i suoi omologhi. Anche sulla difesa delle frontiere esterne e la revisione degli accordi commerciali con i paesi che non collaborano per la riammissione di immigrati clandestini provenienti da quei paesi, Italia e Francia “hanno una posizione comune”, ha sottolineato: “Due governi diversi con qualche scontro nei mesi precedenti, con ambasciatori che andavano e venivano, ma che su questi temi hanno assoluta e totale comunità di visione e di intenti”. E ancora: “Se l’asse Roma-Parigi sarà compatto, sarà una novità positiva. È stata certificata anche dagli altri colleghi seduti al tavolo l’esistenza di un business dell’immigrazione clandestina legato ad armi e droga. Non è più solo un dubbio italiano, ma una certezza dei paesi del G7”. Sul terrorismo islamico, l’Italia “è più ‘fortunata’ degli altri” in termini numerici, ha sottolineato il ministro dell’Interno di Roma: ne ha poche decine, mentre la Francia ne ha circa duemila. “Le ong sono un problema e aiutano i trafficanti di esseri umani, non è solo un mio pensiero”, ha insistito il capo del Viminale, riferendo che Castaner ha riconosciuto che l’Italia “è stata lasciata da sola” sui migranti.

 

Sulla questione Libia, c’è la volontà di “stabilizzare” il paese, e ora, dopo l’Italia, “anche la Francia manderà motovedette, uomini e mezzi”, ha aggiunto Salvini, che sui gilet gialli ha applaudito la strategia della “mano pesante contro i violenti” allestita da Castaner per fermare i disordini. Nessun passo avanti importante, invece, sul tema dei quindici terroristi ancora rifugiati in Francia dai tempi della “dottrina Mitterrand”. “Ci attendiamo la riammissione in Italia dei terroristi che da troppi anni sono in vacanza in Francia”, ha affermato il vicepremier italiano, precisando che ne parlerà anche con la ministra della Giustizia, Nicole Belloubet. Quelle di oggi, comunque, sono delle buone prove di disgelo, dopo mesi di grandi tensioni.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha anche scritto un libro, Macron. La rivoluzione liberale francese, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, la cucina emiliana, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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