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Requiem per Sophia (e si vede)

Salvini ce l’ha fatta: ora nel Mediterraneo centrale navigano solo i libici

27 Marzo 2019 alle 20:53

Requiem per Sophia (e si vede)

La nave ong Mare Jonio con a bordo 49 migranti davanti a Lampedusa (Foto LaPresse)

Matteo Salvini è riuscito a realizzare uno degli obiettivi politici che più lo ossessionavano: distruggere la missione navale europea Sophia. Oggi, la Commissione Ue ha recitato il requiem per l’operazione, che sarà prorogata di altri sei mesi, ma che non conterà più sulle unità navali messe a disposizione dagli stati membri. Finora la missione aveva contribuito a smantellare la rete dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, ma – ha spiegato la portavoce della Commissione, Maja Kocijancic – “non è stata trovata una soluzione alla questione degli sbarchi”. “Sophia è una operazione marittima” e “senza le attività navali, è chiaro che non sarà effettivamente in grado di adempiere al suo mandato”.

 

In realtà, le unità di Sophia non effettuavano operazioni di salvataggio già dal luglio 2018, così come desiderato dallo stesso governo italiano. Al punto che lo scorso gennaio la Germania aveva denunciato come le proprie navi fossero inviate dal comando italiano della missione in aree non interessate dalle rotte dei trafficanti. Così oggi il Mediterraneo svuotato dalle ong, con le motovedette italiane ormeggiate nei porti, è sorvegliato solo dalla cosiddetta Guardia costiera libica, composta da milizie dalla dubbia capacità operativa, e i risultati si vedono (oggi un mercantile battente bandiera di Palau con a bordo 108 migranti, che secondo Salvini sarebbe stato dirottato lontano dalla Libia, è finito al centro di un nuovo pasticcio diplomatico tra Malta e l'Italia). Il governo gialloverde ha puntato molto sulla chiusura di Sophia, spacciandola come ennesima – ma anche stavolta, infruttuosa – arma negoziale per ottenere un’equa ripartizione dei migranti tra i vari paesi europei. In realtà, la mossa rientra nella strategia italiana di esternalizzare i salvataggi dei migranti, delegando ogni responsabilità al governo di Tripoli. Ma la politica fatta di deleghe (e denaro) alle autorità libiche ha un costo: meno sicurezza per tutti al largo delle nostre coste e la perdita di una vera regia delle politiche migratorie.

Redazione

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