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Sono solo fantasmi

La recensione del film di Christian De Sica, con Christian De Sica, Carlo Buccirosso, Gian Marco Tognazzi

15 Novembre 2019 alle 15:38

Anticipo natalizio? Può essere, ma per fortuna di noi spettatori cambia il genere: la comicità si mischia con l’horror. Non l’orrore spicciolo della sciatteria che spesso contraddistingue le commedie italiane. Proprio l’horror dei fantasmi che non vogliono stare tranquilli, hanno furie, rimostranze o rancori mai sopiti, e giocano con le coperte mentre dormiamo. D’accordo, c’è papà Vittorio De Sica. Fatto rivivere, con tanto di baffetti, dal figlio Christian contro il parere di Jean Cocteau, fiero sostenitore della teoria “Il cinema è la morte al lavoro, ogni 24 fotogrammi al secondo”. Una macchina per creare fantasmi, non per liberarsene. Sfacciato al punto da non farsi notare – come la lettera rubata di Edgar Allan Poe, introvabile perché era sotto gli occhi di tutti – abbiamo il remake napoletano di “Ghostbusters-Acchiappafantasmi” (il primo, con Bill Murray e l’indemoniata sexy Sigourney Weaver ).

 

Tre cacciatori – piuttosto renitenti all’inizio, ma abbastanza spiantati da doverci credere, e c’è la casa del genitore defunto da riscattare – con l’impermeabile come divisa, terra consacrata, amuleti e formule magiche, boccali da farmacia per imprigionare lo spirito indomito, chiudendo bene il coperchio. “Fate sottaceti?” chiede la moglie ricca e milanese di Carlo Buccirosso, che a furia di stare al nord parla come la buonanima di Guido Nicheli (insieme a Ippolita Baldini, non lontana dal personaggio della pièce teatrale “Mia mamma è una marchesa”, strizzano l’occhio a “cretinetti” e a Franca Valeri nel “Vedovo” di Dino Risi). Christian De Sica è sempre stato un bravo attore, e gli altri sono all’altezza. Un po’ trascurato come regista: la scena con il mago incapace che ammazza il coniglio nel cappello, davanti ai bambini, è cattiva e ben scritta, ma girata con tremende luci che tutto spianano. Il finale è frettoloso, non si scomodano per così poco le streghe del Vesuvio. P.S. Apprendiamo che Christian De Sica voleva i diritti per rifare “Oscar insanguinato” con Vincent Price: un attore uccide crudelmente i critici che gli hanno negato un premio, ispirandosi alle tragedie di Shakespeare. La presente vale come candidatura per un ruolo di vittima.

 

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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