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Le persone interessanti possono parlare di tutto senza farci sbadigliare

Nessuno al mondo potrebbe convincerci a prendere in mano – figuriamoci a leggere da cima a fondo – un libro sui giardini. Se non si chiamasse Derek Jarman, il regista di “Sebastiane” e "Caravaggio"

8 Novembre 2019 alle 18:47

Le persone interessanti possono parlare di tutto senza farci sbadigliare

(foto Unsplash)

Nessuno al mondo potrebbe convincerci a prendere in mano – figuriamoci a leggere da cima a fondo – un libro sui giardini. Se non si chiamasse Derek Jarman, il regista di “Sebastiane”: la vita e il martirio di San Sebastiano, parlato in latino con musiche di Brian Eno e partecipazione speciale di Lindsay Kemp (quando Mel Gibson, ventenne, non aveva ancora girato il primo “Mad Max” di George Miller, all’aramaico non pensava). Il regista di “Wittgenstein”, vita e opere del filosofo che prima si innamorò del più puro formalismo, e poi svoltò verso il più puro pragmatismo. Il regista di “Caravaggio”, che dovrebbe essere mostrato – con palpebre tenute aperte dalle pinze in stile “Arancia meccanica” – ai responsabili del recente “Leonardo”.

 

Le credenziali del regista stavano già incrinando le nostre certezze in materia di giardini e giardinieri (niente è peggio di uno che zappetta, si gira con le mani sporche di terra e spiega le gioie semplici). Quando abbiamo scoperto che Derek Jarman aveva come sfondo per il suo giardino la centrale nucleare di Dungeness, nel Kent, abbiamo ceduto di schianto. Ci siamo procurati il volume illustrato con le fotografie di Howard Sooley – lo ha appena pubblicato Nottetempo, magnifica strenna natalizia – e avidamente abbiamo letto, senza irritarci mai. A conferma della teoria che le persone interessanti possono parlare di tutto senza farci sbadigliare (altre persone diventano moleste anche – forse soprattutto – quando parlano delle cose che ci piacciono). Derek Jarman aveva trovato il suo posto del cuore mentre si aggirava in cerca di un prato di giacinti per il suo film “The Garden”. Per far presto a spiegarlo, la Passione secondo Jarman, con scene contemporanee – i paparazzi che inseguono la Madonna Tilda Swinton – e un gay’s touch. Voleva mangiare a Dungerness il miglior fish & chips d’Inghilterra, e dirigendosi verso il faro vide un cottage di pescatori con la scritta “vendesi”.

 

Il cottage è scuro, il terreno intorno è tutt’altro che fertile, e Derek Jarman era troppo originale per piantare le ortensie come tutti. Pianta papaveri, un ginestrone dai fiori bianchi e rossi, aggiunge una rosa canina, sorretta da un pezzo di legno trovato sulla spiaggia. Altri pezzi di legno e ferro interrompono la distesa di ciottoli, ciottoli, ciottoli. Per piantare qualsiasi cosa bisognava fare un buco, metterci il letame preso dalla fattoria vicina, e sperare. Anche in una vita un po’ più lunga: il regista è morto nel 1994 di Aids. Leggendo “Il giardino di Derek Jarman” – dopodiché, torneremo ai nostri buoni propositi, non ci sarà nella nostra vita un altro libro sui giardini – abbiamo scoperto l’esistenza del cavolo marino, violaceo e dalle lunghissime radici. Sarebbe commestibile, dicono. Ma posizionato dov’è risulta parecchio radioattivo.

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