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Frozen 2

La recensione del film di Jennifer Lee, Chris Buck, voci italiane di Serena rossi, Serena Autieri

29 Novembre 2019 alle 15:19

Le gelide principesse Elsa e Anna tornano a riscaldare il box office, con lo squadrato Kristoff, il pupazzo di neve smontabile Olaf e la renna Sven (o viceversa?). Mai film d’animazione ha incassato tanto a novembre (l’altra uscita classica per i blockbuster americani è il 4 luglio, Festa dell’Indipendenza, e dopo la Festa del Ringraziamento ci sono Natale e Capodanno per rastrellare altro pubblico in patria e all’estero). Con la soddisfazione – per la Disney – che stavolta la Pixar non c’entra. “Frozen 2” era inevitabile. Ma durante le canzoni (in numero esagerato, il doppiaggio italiano le rende ancora più moleste) ci si chiede come mai è stata condotta una guerra senza quartiere contro le Barbie, mentre gli occhioni delle truccatissime principesse nel regno di Arendelle non stupiscono nessuno. Sarà che hanno una missione da compiere, e sentono le voci, e vanno in cerca della loro origine, e c’è pure posto per il fervorino ideologico (ma sarà giusto spiegare ai bambini che non bisogna costruire le dighe? E suggerire che l’acqua abbia memoria? Non è che poi vengono su cinquestelle?).

 

Il superpotere ghiacciante di Elsa la bionda sembra sotto controllo, a meno di improvvisi soprassalti. La sorella Anna dai capelli rossi non rischia la vita ogni volta che giocano. Orfane sono orfane, dal film precedente. A parte questo la vita nel regno scandinavo procede tranquilla. Ma Elsa sente le voci. E anche se le hanno detto che nella foresta incantata non bisogna andare (per nessun motivo, c’è pericolo di risvegliare gli spiriti) la coraggiosa fanciulla si mette in marcia verso l’ignoto. Tocca a Olaf fare il riassunto della puntata precedente, alla fine si informa: “Ci sono domande?”. Il riassunto della puntata in corso è fatto ogni volta che si presenta l’occasione. La foresta è incantata, gli spiriti se disturbati si irritano (grazie, preso nota). Però bisogna diventare grandi (lo dicono e poi lo cantano, ma anche i bambini distratti lo hanno capito prima dell’ultimo ripasso). Quale migliore occasione per indagare sul passato, e intanto districare le magie? Una simpatica salamandra prevede agli intermezzi comici.

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