Roma-Milano in bicicletta

Michele Masneri

Il capoluogo lombardo ha deciso di essere sempre più verde, e puntare sulle biciclette. E anche nella Capitale c'è un gran fermento biciclettaro

Roma-Milano, che succederà nel post Corona? Era un match che appassionava prima della pandemia. Con la capitale abbandonata ai degradi e Milano arrembante nell’efficienza (con polemiche anche aspre). Adesso tutto pare cambiato: intanto le ricette anche per il “dopo”: Milano ha deciso di essere sempre più verde, e puntare sulle biciclette. Negozi di bici presi d’assalto grazie al bonus – vale fino a 500 euro per il 60 per cento dell’acquisto non solo di bici ma anche di hoverboard o segway, o per l’acquisto di abbonamenti a servizi di mobilità condivisa. Anche, vasto uso di “urbanistica tattica”, cioè pittata: dunque via a grandi ciclabili; dal centro a Sesto San Giovanni, la prima nuova strada dedicata alle bici parte da San Babila e arriva a Sesto Marelli, attraversando corso Venezia, corso Buenos Aires e viale Monza. In corso Venezia auto in sosta spostate al centro della carreggiata e ciclabile ai lati, così come in Buenos Aires.

  

Ma anche a Roma, gran fermento biciclettaro, con pitture sull’asfalto appena un po’ più malmesso. “Abbiamo dato il via ai lavori nel quartiere Eur per la realizzazione del primo itinerario” avvisa Virginia Raggi spiegando che la “nuova ciclabile dell’Eur partirà da piazzale Cina e si snoderà su un percorso di 3,8 chilometri, proseguendo su viale della Grande Muraglia, via Fiume Bianco e viale dell’Oceano Indiano, per poi arrivare fino a viale Egeo”. Si proseguirà “in tempi rapidi” con il prolungamento della pista già esistente su via Tuscolana, da piazza Cinecittà a Largo Brindisi, e la nuova corsia da piazza dei Giureconsulti fino a Porta Cavalleggeri. E ancora, prolungamento della ciclabile su via Nomentana, fino a piazza della Repubblica, e i nuovi itinerari da piazza Pio XI a Colli Portuensi e da Fonte Laurentina a viale Cristoforo Colombo”. Insomma, i romani, che hanno dato prova di civiltà durante il lockdown, ne usciranno migliori e nordici rispettando le ciclabili dipinte, o aumenterà il tasso già micidiale dei morti per auto? Intanto chissà quanto rosica Marino, il sindaco ciclista con le sue squadriglie di vigili dai polpacci prodigiosi che sognava una Roma come Amsterdam.

   

Intanto, mentre tutto il mondo studia misure per salvare bar e ristoranti, e si ingegna su come portare “in strada” e “outdoor” tavoli e tavolini, a Roma come al solito ci si è già pensato da un bel po’. “Stiamo lavorando per ampliare fino al 35 per cento la concessione di suolo pubblico per gli esercizi commerciali”, ha detto Virginia Raggi. Sacrosanto per i poveri baristi-ristoratori, un po’ meno per il centro storico che prevedibilmente diventerà un presepio vivente di buttadentro e tavolini di pizza al taglio. Misura provvisoria, però: e si è certi che al finire dell’emergenza verrà utilizzato ogni mezzo per tornare al prima (anche coi droni usati così efficacemente nella caccia al runner). Intanto, tra Roma e Milano, anche incredibili “livelle” amministrative: Beppe Sala che prima del Covid era una specie di supereroe ne esce stropicciato, pare un po’ annaspare coi suoi “Buongiorno Milano da palazzo Marino!”. Era abituato a troppa positività, si capisce, non era pronto al disastro. Forse non si ricandida, addirittura. La Raggi, testimonial del disastro perenne, esce invece dal lockdown inopinatamente rinfrancata. Riposata, più elegante, con Roma risparmiata dall’epidemia, qualche strada addirittura asfaltata (soprattutto sul suo Facebook), elettori che commentano “lasciamola lavorare, è stato duro l’inizio ma dopo soli quattro anni ha ingranato”, dice qualcuno. Fino al paragone un po’ ardito – “lasciamola lavorare, bloccarla ora sarebbe come se Giulio II avesse impedito improvvisamente a Michelangelo di terminare la decorazione della volta della Cappella Sistina”. Visione mistica dell’ex capogruppo M5s in comune Paolo Ferrara, forse provato psicologicamente dalla fase 1. Ma c’è chi minaccia persino una candidatura del Dibba: e anche la Raggi michelangiolesca diventa improvvisamente un’ipotesi plausibile.

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