Il teatro del Vittoriale

Michele Masneri

Inaugura oggi sul Lago di Garda. Un bel simbolo di rinascita nella residenza di D'Annunzio

Nella martoriata Lombardia, e nello specifico nella martoriatissima provincia di Brescia, oggi inaugura il teatro del Vittoriale sul lago di Garda, presenti il presidente Attilio Fontana (la Regione ha contribuito con un finanziamento sostanziale) e Giordano Bruno Guerri, direttore del museo da circa dodici anni. Finalmente completato in pietra rossa di Verona, come da progetto iniziale, è certo un bel segno di rinascita nella residenza di chi fu poeta di stato, ma anche grande inventore di brand come Magazzini La Rinascente, Vigili del fuoco, liquore Aurum – ma anche degli slogan demenziali e quindi di clamoroso successo “A noi”, “Me ne frego”, “Eia! Eia! Alalà!” di cui si appropriarono i fascisti.

L’inaugurazione dell’immaginifico complesso, prevista per marzo, avviene ora in tempi di contestazioni iconoclaste a monumenti controversi del passato, ma il Vittoriale non è certo solo una statua perfetta da brutalizzare per spedizioni antifa anche molto settoriali: è un piccolo villaggio, un po’ Villa Adriana (con laghetto, teatro e cenotafio) e un po’ Duomo di Milano, perché il suo completamento è andato avanti fino ad oggi, vedi anche le installazioni aggiunte nel parco da Italo Rota e Mimmo Paladino, e il prossimo anno si festeggerà il centenario. Fu infatti nel 1921 che Gabriele d’Annunzio, reduce dalla Reggenza pansessuale del Carnaro, acquistò una villa precedente da uno storico dell’arte tedesco, Henry Thode, grande amante dell’Italia morto l’anno prima. Negli anni il vate acquistò terreni circostanti ed ampliò la casa di nuovi annessi nominandoli sempre come la Prioria, la sua residenza, il Casseretto, cabina di comando, fino all’ala Schifamondo, dove rinchiudersi appunto lontano da tutto. Nel Casseretto abitava l’architetto, Giancarlo Maroni, che guidava le operazioni: trentino di Arco, aveva studiato a Milano legandosi a Gaetano Moretti e infatti come lui sarà autore di una centrale elettrica e altre infrastrutture lacustri, nonché di piani regolatori che l’hanno così denominato “L’architetto del lago”, titolo di un libro curato nel 1993 da Fulvio Irace. Il suo rapporto con d’Annunzio era simbiotico, avendolo aiutato a trasformare una residenza privata in un monumento pubblico anche quando i cordoni della borsa di stato si chiusero per ordine del duce, sempre più ostile al fantasma delle origini rivoluzionarie del regime e al suo progenitore pescarese: per la legge del contrappasso Mussolini sarà costretto a finire i suoi giorni nella Villa Feltrinelli che dista neanche tredici chilometri dal Vittoriale (oggi hotel di massimo charme). Per progettare il teatro greco Maroni andò in missione a Pompei, che pure era romana, in compagnia di Renato Brozzi, uno dei tanti ottimi artisti come Guido Cadorin coinvolti nelle decorazioni e negli arredi. Il risultato complessivo è un pastiche di classicismo, edilizia cittadina e pittoresco piacentiniano che infatti proprio a Brescia realizza il suo progetto più grande prima dell’Eur cioè Piazza della Vittoria. Pittoresche sono le stanze della Prioria, del Mappamondo, della Leda, pittoresco è il parco a tema con tutte le tappe dell’impresa fiumana come la prua della nave Puglia che sbarcò a Fiume rimontata sulla collina (nel dopoguerra verrà imitata da molti ristoranti e birrrerie e pizzerie su aeroplani e bus dismessi; o anche da privati con istinti molto artistici e ampio giardino anche non edificabile). Assai pittoresca infine è anche la strada fra Riva e Gardone, scavata in parte nella roccia e disegnata per così dire dai nostri due eroi quasi ad assecondare l’idea che i tedeschi avevano dell’Italia: cioè rigogliosa, fiorita, anche troppo, sembra più Sicilia (ma così più comoda, venendo giù dal Brennero).

 

Certo c’era il rischio di beccarsi qualche cannonata. Alla fine dei suoi giorni il poeta era infatti “amente”, sosteneva Gadda: col cannone della Nave Puglia che sparava talvolta colpi (veri) sul lago, mettendo a rischio gli incolpevoli contadini dei vigneti confinanti, e i crucchi amanti del Grand Tour.