Il ritorno di Ibra e la deriva del calcio in wrestling

Jack O'Malley

L’Atalanta in Champions è imbarazzante (ma nessuno lo dice). Il nuovo Mondiale per club è una boiata

[Anticipiamo un articolo del numero del Foglio Sportivo in edicola domani e domenica. L'edizione di sabato 26 e domenica 27 ottobre la potete scaricare qui dalle 23,30 di venerdì 25 ottobre]


Che Zlatan Ibrahimović sia un genio si capisce soprattutto da un particolare. Non sto parlando dei suoi gol e dei suoi colpi, naturalmente, ma del fatto che riesca ancora a far parlare di sé pur avendo lasciato il calcio quasi due anni fa. Andare a giocare negli Stati Uniti equivale a palleggiare in ciabatte con i bambini al parco, o a una partita con gli amici del calcetto volendo essere generosi. Ibra a Los Angeles ha dato spettacolo, promosso molti prodotti con il suo marchio, frequentato Hollywood e reso perfetta la propria immagine sui social network, portando agli estremi il suo personaggio (il bullo fenomeno che parla di sé in terza persona e considera gli altri delle mezze seghe). Adesso che la sua squadra è stata eliminata, i giornalisti sportivi avranno un articolo al giorno assicurato da qui a gennaio. Ibra torna in Europa? E via col totosquadre. Potrebbe tornare in Italia? Ecco articoloni su quello che ha detto Ancelotti a riguardo, su cosa pensa Marotta, su cosa piacerebbe a Gasperini, sul sogno proibito della Fiorentina e sull’amarcord del Milan.

 

E perché fermarsi, si potrebbe immaginare come giocherebbe lo svedese in ognuna delle squadre di Serie A, no? Con una certezza: se riusciva a tenere i ritmi della Mls non farà fatica a fare la differenza anche in Italia. Ibra sostituisce Mourinho nei sogni erotici dei giornalisti sportivi italiani. Dopo avere passato l’estate e l’inizio dell’autunno ad accostare il portoghese a qualunque panchina, ho notato che si è già passati alla fase del risentimento e del dileggio: qualche giorno fa la Gazzetta si divertiva a spiegare che le squadre in crisi che vengono accostate a Mou improvvisamente ricominciano a vincere. Quando la notizia diventa “Tizio porta culo/porta sfiga” il giornalismo è pronto per essere sostituito dall’intelligenza artificiale. Divertente, quasi quanto certe partite di Champions League di quest’anno, i cui risultati non fanno che confermare che permettere a cani e porci di partecipare alla fase a gironi genera mostri come l’Atalanta, fenomenale in Italia e presa a sberle in Europa (ma due pensieri sul livello della Serie A no, vero?). Ciò che diverte è che i nerazzurri di Bergamo erano quelli che, nelle previsioni degli espertoni a settembre, avrebbero potuto passare il turno più agevolmente di Napoli e Inter. Non c’è solo l’Atalanta, of course, basta guardare certi risultati dei turni disputati fino a oggi per capire che qualcosa non va. Lasciamogli fare esperienza, dicono. Una volta, forse. Per come è diventato il calcio, ormai, sperare che una squadra piccola possa vincere in Champions League è come comprare una bottiglia di Morellino di Scansano in un ristorante cinese e pensare che non dia alla testa. Devono averne bevuto parecchio alla Fifa, tra l’altro: ormai ogni settimana gli Infantino’s boys lanciano nuove boiate di intrattenimento. L’ultima è il Mondiale per club, che debutterà in Cina nel 2021 e si giocherà ogni quattro anni, con 24 squadre (per l’Europa le vincenti delle ultime quattro finali di Champions ed Europa League). “Sarà una competizione che ogni persona, ogni bambino e chiunque ami il calcio attenderà con impazienza”, ha detto il presidente Infantino. Il calcio come un film dei supereroi della Marvel, le squadre come società di intrattenimento, il pallone come il wrestling, insomma.