Guarire non basta

Enrico Bucci

Stanchezza, dispnea, problemi cardiologici. I sintomi del virus possono durare mesi dal contagio

Probabilmente condizionati dall’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto, siamo tutti portati a pensare al Covid-19 sostanzialmente come a una malattia che consiste in una manifestazione acuta dei sintomi legata alla persistenza del virus; sconfitto il virus, crediamo che basti recuperare e che così si possa andare avanti. In realtà, continuano ad accumularsi le evidenze che Sars-CoV-2 provochi problemi per la salute di lunga durata. Il 9 luglio, per esempio, è stato pubblicato uno studio condotto al Gemelli di Roma su 143 pazienti guariti dall’infezione.

   

 

   

A due mesi dalla guarigione, quasi l’85 per cento di essi presentava almeno un sintomo ancora in corso, in particolare affaticamento e dispnea. Sars-CoV-2 è estremamente polimorfo nella sintomatologia indotta in fase acuta, e così sono i danni che può lasciare: uno studio su Jama Cardiology, per esempio, ha trovato che 78 pazienti su 100 a cui era stato diagnosticato il Covid-19 presentavano anomalie cardiache ancora 10 settimane dopo, dovute in massima parte a uno stato infiammatorio del muscolo cardiaco (particolarmente ricco, ricordiamolo, di Ace2, il recettore per il virus).

 

Joseph Conigliaro, capo della Medicina interna generale presso la Northwell Health di New York, ha visto una varietà di effetti persistenti sui reni, sul tratto gastrointestinale e sul sistema neurologico, e non solo effetti cardiaci. Il suo team si è concentrato sulla prevenzione dei coaguli di sangue dopo che i pazienti sono stati dimessi dall’ospedale. Quasi tutte le persone dimesse dalla Northwell Health ricevono un anticoagulante per 30 giorni, ha detto. A luglio, è stato pubblicato un ulteriore studio che riguarda quei pazienti in cui il virus ha provocato anomalie di tipo neurologico: anche in questo caso, in alcune occasioni si è osservato il permanere di sintomi molto tempo dopo la diagnosi, anche in presenza di negativizzazione.

 

Né questa lunga permanenza dei sintomi riguarda solo i guariti da malattia di grado severo: anche in alcuni pazienti con manifestazioni moderate, soprattutto l’affaticamento e in misura minore altri sintomi sembrano permanere a lungo. Per esempio, in un piccolo studio cinese su 55 pazienti si sono osservate anomalie radiologiche polmonari in 39 di essi a tre mesi dalle dimissioni ospedaliere, anche se non erano casi particolarmente gravi. Non si tratta di una novità, per chi studia i coronavirus: nel caso della Sars, per esempio, si è trovato che quei pazienti che presentavano segni radiologici di danno polmonare a un anno dall’infezione mantenevano quei segni fino a 15 anni dopo.

 

Nel caso del Covid-19 non è semplice ottenere una percentuale precisa per determinare quanti pazienti sperimentano un determinato tipo di sintomo dopo la guarigione, né per quanto tempo: siamo ancora all’inizio della nostra conoscenza della malattia e non è passato ancora tempo sufficiente dalle prime infezioni per sapere se si tratta di un fenomeno che durerà solo per mesi o se, come è successo nel caso della Sars, in qualche caso potrà estendersi per anni. Per questi motivi è bene non focalizzare l’attenzione soprattutto sulla mortalità e sulla letalità della malattia: in realtà, il pubblico dovrebbe riflettere sul fatto che, nonostante la guarigione, anche forme relativamente moderate di infezione possono portare a sintomatologia di lunga durata, senza che ancora sia noto quanto grave e per quale durata.

 

E sempre per gli stessi motivi, appare folle l’idea di tentare la strada dell’infezione di massa, per raggiungere una malintesa immunità di gregge (che non sappiamo nemmeno se possa essere raggiunta): siamo di fronte a una malattia pericolosa, che in una percentuale non trascurabile di negativizzati al virus può lasciare lunghe sequele di sintomi, più o meno invalidanti. Grazie a studi clinici osservazionali in corso, presto saremo in grado di saperne di più; intanto, è bene non dimenticarsi che ammalarsi con un virus come questo non è uno scherzo, e che l’unico modo in cui possiamo salvaguardare la salute altrui (e quindi la nostra) è sempre lo stesso: mascherine, distanziamento, igiene delle mani, tracciamento e contenimento.

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