Centocelle, il quartiere sospeso tra gentrificazione e degrado sociale

Gianluca Roselli

Un pomeriggio tra i locali di questo quartiere in cui la metro che annulla le distanze (se funziona) ha compiuto il miracolo

Roma. Centocelle è un quartiere sospeso. Vive tra il rilancio e il ritorno al passato: una zona dormitorio dove dopo le 20 non si vedeva anima viva. E dove la criminalità, col favore delle tenebre, poteva prosperare e spacciare in santa pace. Ancora non si conoscono i mandanti degli incendi che tanto scalpore hanno provocato: la libreria Pecora Elettrica (nome meraviglioso) e il Baraka Bistrot. Se per il primo si poteva ipotizzare una matrice politica, col secondo si è tornati a parlare di criminalità. La sensazione è che il malaffare voglia tarpare le ali a un quartiere che sta vivendo la sua rinascita. Una città nella città, visto che Centocelle si estende su un’area di oltre 3 km quadrati con quasi 60 mila abitanti. Un rettangolo perfetto tra via Prenestina, viale Palmiro Togliatti, via Casilina e via Tor de’ Schiavi. Un’isola felice. Questa l’espressione che i suoi abitanti usano per descrivere questa sorta di Topolinia, per via delle strade coi nomi dei fiori: via dei Gelsi, via dei Gerani, piazza delle Gardenie, piazza dei Mirti, via dei Ciclamini, via delle Rose… Non s’incontrano però Topolino, Minnie, Pippo e Clarabella, ma romani de Roma. Quartierone popolare, Centocelle, lo era ed è rimasto. Pier Paolo Pasolini qui ha girato Accattone. Zona di sinistra, medaglia d’oro della Resistenza, col suo baluardo, il centro sociale Forte prenestino, anche se Salvini sta crescendo anche qui. Classe lavoratrice, senza fronzoli, che fatica ad arrivare a fine mese ma comunque ci arriva, mettendo da parte i soldi per il televisore nuovo. Un quartiere che però, a differenza di altri, sta vivendo un forte ricambio generazionale: non solo i ragazzi non se ne vanno, ma arrivano giovani coppie e studenti: il 19, il tram verde che taglia tutta la città, porta dritto alla Sapienza, e la nuova metro C collega meglio al resto della città. Poi c’è anche immigrazione, meno però rispetto alla vicina Torpignattara e al Pigneto.

 

La svolta vera arriva con la metro e dal 2014 hanno iniziato ad aprire locali. La pizzeria 180 grammi, Acacie e Pepe, Pro Loco Dol, il bar Ru.De, Menabò, Cento Gourmet, The Birreria, L’Ombralonga, il Mun Sushi Bar, La Stazione Camelie, il pugliese Kiami Tapulias, solo per dirne alcuni. Il più famoso, Mazzo, risto chic, ha chiuso ma dovrebbe riaprire presto. “Quando ero ragazzino c’erano solo due o tre pub, il venerdì e il sabato si fuggiva verso Trastevere o Testaccio. Ora invece i ragazzi non hanno bisogno di muoversi per divertirsi e anzi a Centocelle ci vengono da tutta Roma. Impensabile fino a qualche anno fa. Le persone hanno ritrovato il gusto di uscire la sera… ”, racconta Eros, 32 anni, del Mun Sushi Bar, nato e cresciuto qui. Un boom anche esagerato in così poco tempo. Tanto che molti, specie tra i più anziani, temono il cambio di pelle. “Non vogliamo diventare come il Pigneto o San Lorenzo”, sostiene Laura Riso, 70 anni, che da una trentina lavora all’associazione culturale Il Geranio. “Centocelle ha da sempre un tessuto sociale molto sviluppato, ci sono associazioni culturali, centri per bambini e anziani, punti d’incontro. E ora sono arrivati i locali. E magari gli interessi economici in ballo fanno gola anche a gente poco raccomandabile”, aggiunge.

 

La criminalità, intendiamoci, c’è anche qui. Negli anni 70 c’erano i marsigliesi e la banda della Magliana. Qualcuno oggi trema al solo pensiero dei Casamonica, la Romanina non è troppo lontana. Poi, naturalmente, c’è degrado e sporcizia, ma pure meno rispetto ad altre parti. Quando hanno dato alle fiamme la Pecora Elettrica, però, l’illuminazione in via delle Palme mancava da tre settimane. E guarda caso si è riaccesa il giorno della manifestazione, giovedì scorso. Oggi è previsto un altro corteo. “Non è mai stata una zona davvero pericolosa, la sera potevi tornare a casa senza rischi. Ma adesso Centocelle vive il suo momento di gloria. Tornare indietro sarebbe una sconfitta…”, dice Rita Cavallaro, giornalista, che qui ha abitato per 13 anni. Il quartiere teme questo: non vuole essere ricacciato indietro. Chi ha un’attività ha paura e molti preferiscono non parlare. “La situazione era tranquilla, siamo tutti sorpresi, aspettiamo risposte dalle forze dell’ordine”, dicono. Centocelle Nightmare, appunto.