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Roma come Narcos

Omicidi, rapine, incendi, monnezza… Sembra la serie di Netflix. E invece è tutto vero

7 Novembre 2019 alle 11:26

Roma come Narcos

Foto LaPresse

Roma. La rapina a mano armata nel bar finita nel sangue, l’omicidio davanti al pub ancora irrisolto, la libreria data alle fiamme per la seconda volta in un anno, i curiosi con i telefonini che scattano immagini macabre del rapinatore riverso a terra, le volanti a sirene spiegate, le ambulanze impazzite nel traffico impazzito, il senso di insicurezza che si diffonde: non è un set di una puntata di “Narcos”, è Roma, tra Cinecittà, il quartiere Appio e Centocelle. Succedono cose che non paiono neanche vere, mentre si svolgono i funerali del giovane personal trainer Luca Sacchi, freddato il 23 ottobre per motivi ancora ignoti, e succede intanto che un quartiere si mobiliti, ieri sera, dopo l’incendio che ha distrutto, come si è detto, per la seconda volta, la libreria-bistrot dichiaratamente antifascista “La Pecora elettrica” a Centocelle, in fiamme già la notte del 25 aprile e ancora due sere fa, alla vigilia della riapertura, fortemente voluta dagli abitanti del quartiere che avevano raccolto fondi a sostegno dei proprietari. E da Centocelle, ieri sera, un gruppo di cittadini annunciava una “passeggiata di autodifesa popolare”, mentre il ministro della Cultura Dario Franceschini deprecava la “violenza criminale contro la libertà di impresa e la cultura”, il presidente della Regione Lazio e segretario del Pd Nicola Zingaretti esortava i proprietari a “tenere duro e lottare per restituire a Roma la bellezza e la passione del loro impegno sociale” e il sindaco Virginia Raggi – mentre si apprendeva che un mese fa un altro incendio era stato appiccato alla pizzeria antistante la libreria, forse (è una delle ipotesi) per ritorsione per “disturbo allo spaccio” in una via non illuminata se non per i due locali – si esprimeva con parole quasi quasi da cittadino qualunque. Non da sindaco la cui città sembra appunto un set di Narcos: “Se fosse confermato l’atto doloso sarebbe estremamente grave. Vicina ai proprietari, si faccia subito chiarezza”, diceva Raggi.

 

E però l’aria da cittadino qualunque, in questo momento, stride con la situazione di una Roma scena di rapine, incendi e omicidi, e sommersa dalla spazzatura (con annesso il cosiddetto “scandalo della differenziata”, dopo il servizio de “Le Iene” in cui addetti dell’Ama vengono ripresi mentre gettano la carta nel compattatore generico). È passato più di un anno da un altro fatto drammatico, la morte di Desirée Mariottini nell’edificio abbandonato di San Lorenzo, e la percezione di una Roma dal futuro malcerto, pane per la campagna elettorale permanente della Lega, si è addirittura approfondita. Non senza conseguenze: da un sondaggio Tecnè-Dire sulle intenzioni di voto, infatti, Raggi nel 2021 prenderebbe soltanto un 10 per cento di consensi, contro l’11 per cento di Alessandro Di Battista, sullo sfondo di un ballottaggio Carlo Calenda-Giorgia Meloni.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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