Le statue tatuate di Fabio Viale sono molto furbe

Camillo Langone

L'apostasia occidentale non è colpa dell'artista piemontese, ma la sua grande mostra in piazza a Pietrasanta rappresenta un ritorno alla superstizione politeista

Non mi si accusi di prestare troppa attenzione a Fabio Viale e alla sua grande mostra in piazza a Pietrasanta: l’attenzione non è adesione, e l’apostasia occidentale non è colpa dello scultore piemontese né tantomeno mia. Posizionate davanti al Duomo le sue sculture iper-pagane (il paganesimo classico delle divinità greche più il paganesimo tribale dei tatuaggi) rappresentano nel modo più cospicuo il presente ritorno alla superstizione politeista. Mi dicono che Viale sia furbo, come fosse una colpa: Picasso e Leonardo erano forse scemi? Tranquilli: io in casa mia una statua tatuata non ce la voglio e sulla mia pelle tatuaggi non ne vedrete, in ossequio alla ragione e a Levitico 19,28. Piuttosto si ringrazi Viale che è capace di eternare questo tornante della storia, e il sottoscritto che si impegna a spiegarvelo.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).