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Rileggere “Elogio della fuga”

"Rifiutare la lotta" perché gli avversari "si appoggeranno sempre a un gruppo o a una istituzione". Laborit ci ricorda la pericolosità del parlare di politica e religione quando si hanno idee indipendenti

20 Dicembre 2019 alle 06:06

Rileggere “Elogio della fuga”

Murales con ritratto di Henri Laborit (foto di Thierry Ehrmann via Flickr)

E’ una ragazza o un angelo, la ragazza che sulla navetta di Italo sta leggendo “Elogio della fuga” di Henri Laborit? Un libro che ho letto molti decenni fa, che ho buttato, accidenti, molti anni fa (sono uno spietato eliminatore di libri), e di cui adesso rileggo on line alcune frasi. “Dobbiamo fuggire, rifiutare la lotta, perché gli avversari non ci affronteranno mai da soli ma si appoggeranno sempre a un gruppo o a una istituzione. Oggi sono intere consorterie che attaccano l’uomo solo, e se per disgrazia quest’ultimo accetta il confronto, sono sicure di vincere, perché sono l’espressione del conformismo, dei pregiudizi, delle leggi socioculturali del momento”. E’ la variante anni Settanta di un pensiero anticompetitivo già presente in Cristo (il porgere l’altra guancia, l’accordarsi con l’avversario prima di arrivare dal giudice) e nello Jünger del “Waldgang” (“Colui che passa al bosco”). Anni Settanta e anno 2019 (le Sardine dimostrano che nelle piazze gli anni Settanta sono immortali). Laborit mi ricorda la pericolosità del parlare di politica e religione quando si hanno idee proprie, indipendenti. E’ un saggio consiglio, il suo libro. E’ un angelo, la ragazza.

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