La donna dandy

Camillo Langone

Per Baudelaire è inconcepibile. Anche per me. Non c'entra la misoginia. Voler risparmiare alla donna il destino problematico del dandy non significa odiarla, significa amarla

Difficile aggiungere qualcosa a quanto scritto da Baudelaire sul dandismo. Leggo ugualmente Massimiliano Mocchia di Coggiola (“Il dandy”, Alcatraz) perché il nobiluomo torinese è uno dei pochissimi dandy contemporanei, oltre che uno studioso del fenomeno. “Ci vestiamo per proteggerci. L’abito è un muro che ci costruiamo attorno”: qui mi ci ritrovo totalmente. Concordo anche sul dandismo come esercizio della differenza e della freddezza, qualcosa di intollerabile alle masse emozionabili e conformiste. Contesto invece l’autore quando a pagina 117 osa criticare proprio Baudelaire, siccome questi riteneva inconcepibile la donna-dandy: “La triste misoginia del grande poeta è forse scusabile se andiamo a leggere delle sue sfortunatissime avventure femminili”. Io la penso esattamente come Baudelaire eppure nella mia biografia avventure femminili sfortunatissime non ce ne sono. Cosa caspita c’entra la misoginia? Voler risparmiare alla donna il destino artificiale e altamente problematico del dandy non significa odiarla, significa amarla. A Mocchia di Coggiola siano concesse le attenuanti solo perché ha colto la segreta (a me ammiratore di Ramones e Stranglers evidentissima) affinità fra dandy e punk.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).