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Il Giubbe Rosse bene culturale. Ma la cultura non c'è più

Per rivitalizzare lo storico locale fiorentino serve una serata Presentista (il futurismo è acqua passata) con ospiti speciali 

7 Agosto 2019 alle 06:14

Il Caffè Giubbe Rosse riconosciuto come bene culturale. Ma la cultura in piazza della Repubblica non soffia più da tempo

Caffè "Le Giubbe Rosse" a Firenze (Wikipedia)

Che il ministero dei Beni culturali abbia riconosciuto le Giubbe Rosse come bene culturale, dunque meritevole di tutela, è cosa bella e giusta. Purtroppo la cultura soffia dove vuole e in piazza della Repubblica non soffia più da tanto tempo. Non è un problema solo fiorentino, da tanto tempo non si fa più letteratura in nessun caffè letterario di nessuna città italiana… Per rivitalizzare lo storico locale propongo pertanto una Serata Presentista (il futurismo è acqua passata).

 

Un bel dibattito con Claudio Giunta, Tomaso Montanari, Vanni Santoni e me, conduce Caterina Soffici (nipote). Prima, durante o dopo, performance di Luigi Presicce. Francesco Lauretta disegnerà dal vero, secondo lo stile della Scuola di Santa Rosa, Francesca Sacchi Tommasi vestita solo di piume Mazzanti. Alle pareti quadri di Giulia Huober e fotografie di Massimo Listri. Musica dal vivo con Federico Fiumani e Millelemmi (niente Dario Nardella perché il violino è strumento passatista). Ai Negroni Luca Picchi. Ai vini nessuno perché i vini toscani non son buoni. Ai cibi Fabio Picchi. Ai profumi il dottor Vranjes. Alla fine io, Giunta, Montanari e Santoni ci si prende a sberle come ai bei tempi di Boccioni e Soffici (nonno). Si prega Ferragamo di sponsorizzare il tutto.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    07 Agosto 2019 - 22:10

    il Mito. Langone: basta la parola ed è garanzia.

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  • carloalberto

    07 Agosto 2019 - 14:02

    Praticamente vorrebbe discutere (!) con personaggi tutti di sinistra (e mediocri parolai, per lo più). Pensa davvero che una simile "discussione" servirebbe a qualcosa di diverso da una specie di recita o rappresenterebbe la "cultura"? Per inciso: quella piazza fu realizzata come Piazza Vittorio Emanuele II. Il cambiamento di nome è una delle tante cose ridicole della Toscana novecentesca.

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