Le balle leghiste sul Mes spiegate dai sovranisti

Redazione

Matteo Salvini e l’ultradestra tedesca su posizioni opposte ma non lo sanno

Si sono ritrovate sotto lo stesso tetto le destre sovraniste europee, ad Anversa, dove il leader della Lega, Matteo Salvini, è stato accolto con una standing ovation dalla platea. Peccato, però, che proprio in occasioni come questa si veda quanto disomogeneo e contraddittorio sia il fronte dell’internazionale sovranista che ha l’ambizione di rappresentare un’alternativa politica per gli stati europei. Basti pensare che il raduno nella città delle Fiandre è stato organizzato dal gruppo dell’Europarlamento Identità e democrazia di cui fanno parte sia la Lega sia l’AfD, il partito dell’ultra destra tedesca, che nei rispettivi paesi stanno facendo una strenua opposizione al Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Ma per motivi diametralmente opposti.

 

L’acclamato Salvini ha chiesto di discutere in Parlamento la bozza di riforma del Fondo salva stati sostenendo, in sostanza, che il Mes rubi soldi ai risparmiatori italiani per salvare le banche tedesche, cosa naturalmente non vera, perché il sistema serve per gestire le crisi sovrane (e bancarie) su richiesta del singolo paese e costituisce una garanzia di stabilità per tutta l’Eurozona. E i sovranisti dell’AfD hanno proprio di recente rafforzato la loro posizione contraria al Mes sostenuta, peraltro, fin dai tempi della “folle manovra del governo gialloverde a spese della Germania”, com’era stata definita in un tweet dalla capogruppo dell’AfD al Bundestag, Alice Weidel. Ora in un documento il partito dell’ultra destra tedesca paventa il pericolo che vengano tolti soldi dalle tasche dei cittadini per ricapitalizzare le banche dell’Europa meridionale, con un riferimento all’Italia neanche troppo implicito. Il che si contrappone a quello che dicono Salvini e Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Ma il sovranismo è fatto così: ognuno guarda nell’orto di casa sua, salvo poi trovarsi da nemici sotto la stessa bandiera ideologica e raccontarsi di avere un progetto politico condiviso nell’interesse del popolo di cui non si capisce il senso e l’utilità comune.

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