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Non ci si può fidare di Salvini

Osteggia le riforme del governo. Trasforma lo scontro sul Mes in una guerra contro l’Euro. Sostiene i fan della democrazia illiberale. Il presente non ispira fiducia ma il futuro ancora meno (ahi, i btp). W l’Europa che mette il salvinismo in mutande

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

29 Novembre 2019 alle 06:15

Non ci si può fidare di Salvini

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Scriveva Orazio molti secoli fa che nell’antica Roma “i re erano soliti torturare con il vino coloro che essi non sapevano se fossero davvero degni di amicizia” e l’idea che un’immersione delle nostre esistenze nel vino possa aiutare molti di noi a conoscere delle verità altrimenti non accessibili è decisamente sopravvissuta nel tempo. Il famoso proverbio latino recita in vino veritas, nel vino vi è la verità, ma se Orazio oggi fosse vivo avrebbe buon gioco, osservando la politica romana, ad affiancare una piccola ma importante aggiunta al vecchio proverbio: in Europa veritas. Non sappiamo cosa direbbero davanti a un paio di bottiglie di buon vino di se stessi, delle proprie idee, dei propri progetti, delle proprie aspirazioni, i campioni del nazionalismo italiano (in Italia finora ci siamo limitati alla formula più spiccia del in mojito veritas) ma alla luce di alcuni fatti degli ultimi giorni sappiamo che per osservare da vicino la verità rispetto al Dna del populismo italiano è sufficiente immergere questo non in un buon bicchiere di vino ma in una buona brocca di europeismo.

 

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Negli ultimi tempi, armandosi di molta prudenza e di discreta pazienza, Matteo Salvini ha cercato in tutti i modi di stare lontano dall’agenda del mojito e di mostrare al pubblico un volto rassicurante, dialogante, rasserenante e persino incoraggiante. Non c’è dubbio che l’ex ministro dell’Interno appaia in alcune occasioni molto più istituzionale oggi rispetto ai mesi in cui si trovava al governo. Ma la maschera del Salvini moderato cade d’improvviso ogni volta che l’ex Truce si ritrova a fare i conti con l’Europa. Due giorni fa, a Strasburgo, la Lega, votando contro il presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ha messo in luce in modo trasparente chi sono i suoi compari europei e si è ritrovata così sullo stesso lato della barricata dei peggiori ceffi del continente che fanno parte del suo gruppo parlamentare europeo (Identità e democrazia) e del gruppo parlamentare dell’estrema sinistra (Gue/Ngl). Dimmi con chi vai, diceva Goethe, e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare. E se ci fossero ancora dubbi su quella che è l’identità più profonda e forse questa sì irreversibile della Lega può essere utile segnarsi sul taccuino la data del 2 dicembre quando Matteo Salvini ad Anversa sarà l’ospite d’onore di una giornata europea organizzata dal gruppo Identità e democrazia, insieme a tutti i nazionalisti d’Europa: i fiamminghi di Vlaams Belang, i tedeschi di AfD, il Rassemblement national di Marine Le Pen, l’Fpö di Strache, il Partito del popolo danese, il Partito della libertà olandese di Geert Wilders, tutti partiti accomunati dalla volontà di scassare l’Europa (l’AfD ha ancora nel suo programma la distruzione dell’euro) e di combattere con tutte le proprie forze (come Russia comanda) contro la democrazia liberale. In Europa veritas, quando si parla di alleanze, ma in Europa veritas, quando si parla di economia e soprattutto di Unione monetaria.

 

Ieri, lo avrete visto, il leader della Lega è tornato a occuparsi del Mes, il famoso Fondo salva stati e, incurante del fatto di fare opposizione a un accordo negoziato con i paesi membri dell’Eurozona dal governo di cui il leader leghista è stato per quattordici mesi vicepremier, Salvini ha definito l’accordo sul Mes “un attentato alla sovranità nazionale”, ha accusato il presidente del Consiglio di aver “commesso un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano”, atto che però Salvini dimentica di ricordare che sarebbe stato commesso nei mesi in cui il vice di Conte si chiamava Salvini, e ha chiamato in causa persino il presidente della Repubblica chiedendogli di “evitare la firma su un trattato che sarebbe mortale per l’economia italiana”. La posizione della Lega, condivisa da un pezzo del M5s, il cui capo politico è stato incidentalmente anche lui per quattordici mesi vice dello stesso premier che avrebbe complottato contro l’Italia – della serie non c’ero ma se c’ero dormivo – è una posizione che se dovesse diventare maggioritaria all’interno del Parlamento potrebbe portare a risultati molto pericolosi non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. La riforma del Mes, per essere approvata, necessita del parere unanime di tutti i paesi dell’Eurozona e se a febbraio il Parlamento – quando sarà chiamato alla ratifica del testo – dovesse esprimere una maggioranza euro-scettica, a essere a rischio non sarebbe solo il governo italiano ma sarebbe l’intera architettura dell’Unione monetaria. Sul Foglio di ieri Luciano Capone ha ricordato che per l’Italia far saltare la riforma del Mes sarebbe un primo passo utile non solo a indebolire l’Europa (e le banche italiane che dalla riforma del Mes trarrebbero benefici importanti) ma anche a far saltare gli equilibri della zona monetaria (oltre che a mettere il nostro paese con un piede fuori dall’Eurozona). 

 

La Lega non può dirlo esplicitamente, perché l’algoritmo della moderazione prevede la necessità di affermare che la battaglia contro l’euro è stata per il momento archiviata, ma di fatto la battaglia contro il Fondo salva stati è come se fosse una battaglia contro l’euro per le ragioni spiegate diverse volte in questi anni da Mario Draghi più o meno con queste parole: “Senza riforme l’unione monetaria è a rischio”. Isolarsi per non voler creare un sistema che permetta di condividere i rischi e che consenta di affrontare le crisi con soluzioni comuni significa non voler far fare all’Eurozona i passi in avanti utili per prevenire il collasso e chiedere di schierare l’Italia contro una riforma per la quale il nostro paese aveva dato il suo parere positivo a giugno significa voler spingere ulteriormente il percorso dell’Italia verso il sentiero dell’inaffidabilità (Il Mes, direbbe forse il generale Von Clausewitz, non è che la continuazione della politica antieuro con altri mezzi). Immaginare che il Movimento 5 stelle, al massimo della sua debolezza, possa decidere di far cadere il governo per non ratificare una riforma negoziata da una maggioranza di governo guidata da un presidente del Consiglio per due volte indicato dal M5s, il Conte 1 e il Conte 2, è un qualcosa difficile da credere (anche se al Mef c’è chi teme che un pezzo del M5s voglia usare la battaglia sul Mes per rompere questa maggioranza di governo e riscrivere un contratto con la Lega) ma per prepararci al momento della verità non sarà necessario aspettare febbraio. Sarà necessario aspettare qualche settimana. In molti lo hanno rimosso ma in occasione della riunione del Consiglio europeo tenutasi a Bruxelles lo scorso 20 e 21 giugno i capigruppo della Lega, Molinari, e del M5s, D’Uva, portarono alla Camera una risoluzione che ha impegnato il presidente del Consiglio a chiedere ancora una volta al Parlamento un voto per approvare la linea che il governo avrebbe tenuto su questo punto nel corso del successivo consiglio europeo (“il governo è impegnato a rendere note alle Camere le proposte di modifica al trattato Mes, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”).

 

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Il prossimo Consiglio europeo sarà il 12 dicembre e pochi giorni prima il premier chiederà al Parlamento un mandato per poter confermare il negoziato già approvato dal governo italiano a giugno. E’ difficile credere che una maggioranza debole come quella attuale possa fare qualcosa per favorire un’opposizione molto forte (il M5s, ieri, ha fatto sapere che il governo non cadrà sul Mes). Ma nel Parlamento di oggi tutto è possibile e nulla è da escludere (neppure che sul Mes si formi una maggioranza simile a quella che al Parlamento europeo ha votato per Ursula Von der Leyen) e per capire lo stato di precarietà con i conseguenti rischi di inaffidabilità vissuto dal nostro paese è sufficiente osservare cosa è successo ieri con le aste dei nostri titoli di stato: quelli con scadenza a cinque anni hanno registrato una crescita del rendimento di 21 punti base rispetto all’ultima asta, quelli decennali hanno registrato una crescita del rendimento di 23 punti base, con una domanda ai minimi dal 2012. Il presente preoccupa, ed è fonte di instabilità, ma il futuro, fonte di inaffidabilità, forse preoccupa persino di più. In Europa veritas.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • PaoloB54

    29 Novembre 2019 - 18:00

    Condivido: allora fidiamoci di Dimaio, Boldrini & Co.

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  • tuttosilvo

    29 Novembre 2019 - 13:57

    allora fidatevi di DiMaio, Boldrini e Kienge...

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  • Carlo A. Rossi

    29 Novembre 2019 - 12:54

    Vorrei capire una cosa (in realtà, l'ho già intuita, ma una conferma aiuterebbe a fugare dubbi): cosa dovrebbe fare Salvini per essere accettabile? O, più in generale, cosa dovrebbero fare quei cittadini prima italiani, ma fors'anche europei, che giustamente non vedono nella Comunità Europea un Eden in terra? Inchinarsi di fronte a funzionari non eletti e, perdonate, di dubbie capacità, ma con buone entrature nei consessi che contano? Perché se questo è quanto si pensa qui, ho come la sensazione che il Foglio continuerà a ingoiare amaro e ad inveire, inverso in modo puerile, contro i "sovranisti". Mi si spieghi una cosa: perché questo atteggiamento di prono servilismo e di incapacità critica verso l'Europa? Che l'atteggiamento di Salvini sia gretto, lo posso concedere: ma il senso di quanto dice in modo sguaiato non mi pare farlocco.

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    • iksamagreb@gmail.com

      iksamagreb

      29 Novembre 2019 - 19:11

      Caro Rossi, condivido in pieno. Ma addirittura "in Europa veritas"?!!!… Non si sa se ridere o piangere. Piangere. Purtroppo.

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    • mapatri

      29 Novembre 2019 - 15:47

      Per Panebianco uno dei motivi dei sentimenti verso l'Europa è, cito: “per troppo tempo è stata servita agli italiani secondo cui c’era assoluta coincidenza fra il nostro interesse e l’interesse europeo. Non è così. Gli interessi nazionali in Europa contano, e sono spesso in competizione. Il problema consiste nel trovare modi efficaci per difendere il nostro senza sfasciare tutto.” Come difendere le nostre ragioni, insultando o pacatamente con argomenti credibili? Quanta autorevolezza i partner possono attribuire a chi dice a Putin di sentirsi a casa a Mosca e non a Bruxelles? O per battere il demonio, la sinistra (ancora Panebianco a ruoli invertiti), va bene tutto?

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      • J.Wrangler

        J.Wrangler

        29 Novembre 2019 - 18:27

        Quello che scrive Panebianco è verosimile ma nella pratica sovrastruttura(tutti conveniamo sulla rudezza nei modi di Salvini) come direbbero quelli che parlano bene ma sappiamo che"ognuno tira l'acqua al proprio mulino"e che ha sbagliato bersaglio:noi abbiamo due handicap a)la voragine del Debito che allarma i "piccoli"allattati dalla Germania e b)una produttività infima che è la causa prima che ci impedisce di crescere e che costituisce, tra l'altro, una nostra debolezza nella quale il buon sovranista per eccellenza Macron ci considera un "facile" concorrente (vedi la diatriba fra i nostri lanciatori e quelli "Arianne" francesi).Sintesi : con i 2 handicap di cui sopra che vadano a trattare a)i cattodemosocial con la mano tremolante (tipo"Umberto D. di De Sica) che b) i leghisti con lunghe spade a mò di Conan il barbaro i risultati saranno sempre gli stessi: noccioline nel primo caso,la barba ispida e burbera e rimbrottante del Commissario francese per Conan .

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  • lorenzolodigiani

    29 Novembre 2019 - 11:55

    Caro Cerasa, di Salvini non ci si può fidare. Proprio quando in molti ritenevano avesse intrapreso una svolta moderata, la gazzarra scatenata in parlamento sul Mes ed il voto in Europa contro la nuova cammissione smentiscono ogni previsione in tal senso. Salvini e i suoi avversano tenacemente l’euro e l’Europa, confortati dalla presenza di Borghi e Bagnai a capo di due importanti commissioni parlamentari. Salvini e’, pero’, all’opposizione. E’ intollerabile che chi appoggia il governo, vedi Di Maio e non so quanti dei 5 stelle, assumano posizioni simili a quelle leghiste. Spero che il Pd non consenta a questi irresponsabili di srrecsre ulteriore danno al paese. Anche l’ex ministro Tria concorda coerentemente con il suo successore. Dicono che il governo non cadra’ sul Mes. Se succedesse l’attuale ministro degli esteri non avrebbe neanche il conforto, come altri hanno, di poter tenere conferenze ben retribuite in giro per il mondo.

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