Luigi Di Maio (foto LaPresse)

L'europeismo non è un algoritmo

Redazione

Sul Mes il M5s dimostra che la svolta europeista era una mezza bufala

Lo stato di confusione del M5s lo si percepisce nello zelo con cui Rocco Casalino, portavoce del premier, s’aggira per il Transatlantico interrogando non solo il ministro Alfonso Bonafede, ma i semplici deputati, per chiedere un responso: “Allora, che ve ne pare del discorso di Conte? Sto registrando pareri discordanti, al riguardo”. Et pour cause, visto che subito dopo l’intervento del presidente del Consiglio che parlava del Mes come di uno strumento utile al nostro paese ed elogiava le modifiche proposte in quanto “vanno a vantaggio dell’Italia”, il vicecapogruppo del M5s alla Camera, Francesco Silvestri, si alzava per ribadire la ferma contrarietà della truppa grillina a concedere il via libera alla riforma senza un preventivo pronunciamento del Parlamento. Un sermone che lasciava interdetto anche il capogruppo del Pd, Graziano Delrio, costretto ad andare a chiedere chiarimenti al collega. Gli stessi che, d’altronde, cercavano di avere anche i deputati grillini. Del resto l’ambiguità è di fondo. Al punto che, a tarda sera, Di Maio dirama una nota in cui esalta il discorso di Conte – lo stesso discorso che lui ha ascoltato immobile, senza neppure applaudire – e al contempo afferma che “il M5s è compatto di fronte alla necessità di dover rivedere questa riforma del Mes che, ad oggi, presenta criticità evidenti”. I ministri grillini dicono che è tutta “una questione mediatica”: alla riforma del Mes bisognerà dire di sì, ma ribadendo che “siamo contrari per principio”. E di fronte a questa irresolutezza politica, non c’è tattica politica o comunicativa, per quanto pilatesca, che tenga. Il M5s, sull’Europa e non solo sul Mes, deve decidere da che parte stare. La “svolta europeista” dell’estate scorsa, che ha reso possibile la nascita del governo rossogiallo, appare ora niente più che un estemporaneo riposizionamento di maniera funzionale solo a non precipitare verso il tracollo annunciato di nuove elezioni. La settimana passata, il gruppo europeo del M5s si è spaccato sul voto alla nuova Commissione: 10 a favore, due astenuti e due contro. E viene da pensare che, se l’unica strada per fare chiarezza sulla questione europea è la scissione, forse sarebbe auspicabile perfino quella. Non solo per il M5s.

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