No Mes, cioè Eurexit

Valerio Valentini

L’europarlamentare Donato spiega il vero motivo per cui la Lega odia il Mes: “Impossibile il ritorno alla nuova lira”

Roma. Le Cacs: è diventata questa l’ultima trincea in cui si sono asserragliate le truppe leghiste contrarie al Mes. Ma perché tanto clamore, tanta allarmistica preoccupazione, sulla modifica del meccanismo che riguarda le clausole di azione collettiva prevista dalla riforma del Fondo salva-stati? A sentire la vulgata fornita in questi giorni dagli economisti del Carroccio, perché il nuovo strumento, che poi tanto nuovo non è, “renderebbe più facile la ristrutturazione del debito pubblico”. Ma prima che la polemica sul Mes divampasse, illustri esponenti della Lega non avevano remore a dire il vero motivo: e cioè che le “nuove” Cacs sono deleterie perché rendono più complicata l’uscita dell’Italia dall’euro.

 

Ad affermarlo pubblicamente, senza farsi grandi problemi al riguardo, era Francesca Donato, attuale europarlamentare fortemente voluta da Matteo Salvini. Era proprio lei, il 6 ottobre scorso, che sul suo sito descriveva il principale rischio connesso al Mes. Le Cacs, appunto. Il Motivo? “Per prima cosa, al paese che chiede ‘l’aiuto’ – spiegava la Donato – viene richiesta una ristrutturazione del debito con delle clausole (clausole CACs) che, tra le varie previsioni, permettono ai creditori anche di decidere in quale valuta venire rimborsati. (In breve, anche se esci dall’euro, i debiti non possono essere svalutati con una ‘nuova lira’)”. Eccolo, dunque, l’inganno, ecco il motivo per cui “il ‘nuovo’ Mes” rappresenta, a giudizio dell’europarlamentare leghista, “un trattato devastante per l’Italia”: le maggiori complicazioni in caso di ritorno alla “nuova lira”. D’altronde, che il progetto della Donato sia quello, non è certo un mistero, dal momento che dal 2013 presiede l’associazione “Progetto Eurexit”. E se non bastasse il nome dell’ente, a chiarirne i propositi, ci pensa il sito internet a evidenziarlo in maniera più eloquente: “Dare vita ad un movimento” che abbia “come scopo fondamentale l’uscita dell’Italia dall’Eurozona”.

 

Ovviamente la ricostruzione che la Donato fa delle criticità connesse alla riforma del Mes sono del tutto scombiccherate. Scrive, ad esempio, che se gli “stati in difficoltà” che fanno ricorso al fondo “rispettano una serie di parametri macroeconomici – parametri che a oggi praticamente nessuno in Ue rispetta – allora riceve (sic) una linea di credito in modo ‘ordinario’, altrimenti vengono applicate delle condizionalità ‘rafforzate’ che obbligano il paese che chiede l’aiuto a ‘far delle riforme’ che permettono il saccheggio delle sue ricchezze”. Ed è proprio tra queste “condizionalità rafforzate” che la Donato, del tutto a sproposito, cita le CACs. Ora, le CACs già esistono nel Mes attualmente in vigore: la riforma prevede semplicemente il passaggio dalla tipologia “dual limb” a quella “single limb”. In sostanza, in caso di ristrutturazione del debito, si prevede una votazione (doppia o singola, questa la differenza tra dual e single limb) a maggioranza tra i creditori, in modo da evitare che ci siano minornze con potere di ricatto (come accaduto in Argentina). E dunque non si capisce in che modo il nuovo Mes renderebbe più difficile un ritorno alla lira, visto che le CACs già esistono. Sta di fatto che è questa la principale preoccupazione della Donato a inizio ottobre, quando cioè la polemica sul Mes era ancora in incubazione.

 

Ma l’aspetto più significativo della vicenda è un altro. E cioè che, in questi ultimi giorni, proprio la modifica delle CACs viene citata dai responsabili economici della Lega come l’aspetto più problematico legato alla riforma del Mes. “Queste clausole, a detta dello stesso sito del Mes, rendono più semplice la ristrutturazione del debito pubblico”, ha spiegato Claudio Borghi giovedì scorso, in una conferenza stampa alla presenza, tra gli altri, di Salvini e Giancarlo Giorgetti. Ora, a parte che il sito del Mes spiega che le nuove CACs serviranno a rendere le ristrutturazioni del debito pubblico “più ordinate e prevedibili”, e non “più semplici”. La Donato, più candidamente, ammette che non è il pericolo di un default a preoccupare il Carroccio, ma l’idea di non poterlo fare ricorrendo alla “nuova lira”, cioè uscendo dall’euro. E che la Donato venga tenuta in grande considerazione nella Lega quando si parla di Mes, lo dimostra il fatto che proprio nei giorni più concitati del dibattito sulla riforma del Mes, l’ufficio comunicazione del Carroccio abbia puntato proprio su di lei per partecipare ai talk show. Come è accaduto nel caso di “Omnibus”, a La7, il 22 novembre scorso, quando la Donato, con la sincerità di sempre, ammetteva che il problema non era la riforma del Mes, ma il Mes in sé: “Assolutamente sì, la Lega è per l’abolizione del Fondo salva stati”. Evidentemente è un intralcio sulla via dell’Eurexit.

Di più su questi argomenti: