In Europa nessuno vuole cedere alla sfida dei populisti sul Mes

David Carretta

Gualtieri indebolito in Italia dal M5s, Scholz in Germania dall’Spd. Per entrambi è difficile cedere sul Fondo salva stati

Bruxelles. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire e il commissario all’Economia Paolo Gentiloni hanno deciso di sfidare i populisti italiani sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), per non perdere l’occasione, forse unica, di fare un passo verso il completamento dell’Unione bancaria con la garanzia europea sui depositi (Edis). Le difficoltà che stanno attraversando i governi di Italia e Germania hanno messo in dubbio tutto il pacchetto che oggi era in discussione all’Eurogruppo. Non solo l’accordo sulle modifiche al Mes per trasformarlo nella rete di sicurezza comune (backstop) del Fondo di risoluzione delle banche in crisi, ma anche il via libera alle discussioni politiche su una roadmap per arrivare all’Edis dopo l’apertura del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz.

 

La trappola “stop Mes” della Lega in cui è caduto il M5s ha legato le mani a Roberto Gualtieri. La grande coalizione di Angela Merkel è sempre più in bilico dopo la sconfitta di Scholz domenica nella corsa per la leadership dell’Spd. Giocare in difesa sul Mes non ha calmato il dibattito in Italia. A seguito dalla sconfitta interna all’Spd, Scholz rischia di ritrovarsi fuori dal governo o senza un mandato pieno per fare i compromessi necessari ad arrivare a un’intesa sulla garanzia sui depositi. Non c’è tempo da perdere perché la finestra rischia di chiudersi. Così Centeno, Le Maire e Gentiloni hanno messo tutto il loro peso sulla chiusura di entrambi i dossier. Ma in tarda serata una conclusione positiva dell’Eurogruppo non è ancora scontata. I ministri stanno discutendo un accordo di principio sul trattato Mes, da chiudere definitivamente all’Eurogruppo di gennaio, una volta che ci sarà chiarezza su come funzioneranno le clausole di azione collettiva. 

 

 

“Non vedo la necessità” di modificare la riforma del Mes: la prospettiva rimane “di firmare la modifica al trattato molto presto l’anno prossimo”, ha spiegato Centeno prima dell’Eurogruppo. “La Francia sostiene la riforma del Mes adottata qualche mese fa: è una riforma maggiore”, ha detto Le Maire, auspicando una ratifica “il più rapidamente possibile” in tutti gli stati membri. Le Maire si è messo anche a smontare uno dei principali argomenti usati dai populisti in Italia, cioè che il Mes svuoterebbe i conti degli italiani per salvare le banche tedesche. “Il punto chiave di questa riforma è che, se domani dovesse esserci una nuova crisi finanziaria, sono le banche che dovrebbero salvare le banche e non i risparmiatori. Questa riforma del Mes è una protezione considerevole per i risparmiatori”. In effetti è così. Il nuovo Mes diventerebbe prestatore di ultima istanza del Fondo unico di risoluzione, che è finanziato interamente dalle banche. Ma nel caso in cui mancassero risorse per fronteggiare una crisi, il backstop del Mes si limiterebbe a un prestito al Fondo di risoluzione, che le stesse banche sarebbero poi costrette a restituire senza costi per i contribuenti. Le modifiche al Mes “non penalizzano l’Italia”, ma introducono un “ombrello protettivo nuovo” in caso di crisi bancarie acute, ha spiegato Gentiloni. “Fare dei passi avanti sull’Unione bancaria è un obiettivo importante” e questo è “il momento giusto”, perché “abbiamo lasciato alle spalle momenti di crisi più difficili e non siamo certi di come si svilupperà la situazione economica nei prossimi mesi e anni”, ha avvertito Gentiloni.

 

In realtà, l’incognita maggiore non è l’evoluzione economica futura, ma la situazione politica attuale. In Germania il clima di fine regno di Merkel e della grande coalizione, oltre allo spostamento a sinistra dell’Spd, è desinato a radicalizzare le posizioni della Cdu-Csu. Risultato: “Scholz non può fare altre concessioni” sulla garanzia dei depositi, ha spiegato al Foglio una fonte Ue. In un mini-summit pre-Eurogruppo di cinque paesi – a cui ha partecipato anche Gualtieri – è stata evocata la possibilità di mettere la roadmap sulla garanzia sui depositi nel congelatore, chiedendo a un gruppo di tecnici di proseguire il lavoro e presentare un nuovo rapporto, senza dare inizio alle discussioni tra ministri. “Ma senza risultati sulla garanzia sui depositi, Gualtieri potrebbe avere le mani legate sul Mes”. Un rinvio di tutto il pacchetto a gennaio probabilmente eviterà una crisi di governo a Roma e allenterà le tensioni a Berlino. Ma il rischio è che la finestra politica per il completamento dell’Unione bancaria si chiuda.

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