Dopo lo sproloquio sulla Nutella, non dite a Salvini cosa c'è dentro i mojito

Antonio Pascale

Il paradossale terzomondismo del leader della Lega che si oppone alle nocciole turche

Uffa! Stavolta ci avevo sperato. Matteo Salvini è (è stato) un consumatore di Nutella, e dunque a sentire le ultime dichiarazioni sulla medesima (“non la mangio più perché ci sono le nocciole turche”) mi sono detto: ma mica ha intenzione di iniziare una giusta campagna contro lo sfruttamento stagionale dei raccoglitori di nocciole in Turchia? Anche perché lì molti lavoratori sono minorenni e rifugiati siriani, che tra l’altro già si trovano in una condizione di estrema vulnerabilità. Vuoi vedere che a sorpresa inaugura una sorta di terzomondismo e ci mette pure l’Italia dentro. Visto che in alcuni settori agricoli nostrani – ahimè, è noto – esiste ancora lo schiavismo e dunque alcuni prodotti che mangiamo e che fotografiamo su Instagram sono stati raccolti con la sofferenza delle persone. Una conversione stile San Paolo, ma al terzomondismo illuminato dalle nocciole? E invece uffa! Sempre la solita sbobba!

 

Le nocciole turche, capirai che novità. A parte che la Ferrero sta formando una filiera italiana, quindi volendo Salvini poteva pretendere la linea italiana al 100 per cento. Tuttavia, mannaggia i numeri, ci vogliono 50 nocciole per un singolo barattolo (e vista la nostra produzione di nocciole, sarebbe una linea striminzita e costosa) e per non citare i Ferrero Rocher, una nocciola per cioccolatino, che poi tra l’altro, come raccontò la giornalista iraniana Liana Aghajanian, i Rocher sono diventati i prodotti di prestigio tra gli immigrati, dagli Stati Uniti alla Cina. Tuttavia ci sono alcuni paesi dell’est che sulla Nutella sono nervosi. Lì – dicono – la Nutella è diversa, insomma la Ferrero userebbe prodotti di minor qualità per quei mercati, quindi sarebbe come soffiare sul fuoco: vedete che abbiamo ragione, a voi il meglio a noi il peggio. Ora, la Nutella è un prodotto studiato da quelli dell’Ocse. Ogni anno ne vengono vendute circa 250 mila tonnellate in 75 paesi diversi. La sede di Ferrero si trova in Italia, cinque fabbriche sono in Europa, una in Nordamerica, due in Sudamerica e una in Australia. Uffici vendita sono in Giappone, Messico e Sudafrica. Alcune materie prime sono fornite localmente, come i barattoli o il latte, ma la maggior parte proviene da zone molto lontane tra loro: appunto, le nocciole dalla Turchia, l’olio di palma dalla Malesia, il cacao dalla Nigeria, lo zucchero dal Brasile e dall’Europa, e la vanillina da una fabbrica francese in Cina. Capite che è fiacco l’argomento Salvini? Dovrebbe dichiarare guerra al mondo e costringere la Ferrero con leggi ad Nutellam a produrre cacao italiano, olio di palma italiano, zucchero italiano (che tra l’altro abbiamo pure affossato quei pochi zuccherifici che avevamo). E Dio non voglia che, a realizzazione avvenuta, poi un politico di area sovranista turca o brasiliana dicesse “non mangio questo prodotto perché fatto tutto con materie prime italiane, e lì lo zucchero non è buono, chissà che ci mettono dentro e chi sfruttano, ecc. ecc.”. Cioè, era meglio prima quando almeno usavano i nostri prodotti e c’era uno scambio. Ma è fiacco anche Salvini, non è un testimone attendibile, almeno per il sovranismo alimentare. Cioè sono chiacchiere. Prendi il mojito. Ne avrà bevuto qualcuno. Peggio della Nutella. Rum bianco, succo di lime, rametti di menta con foglie, zucchero, soda e ghiaccio. Vattelapesca agli ingredienti nostrani. Forse pure il ghiaccio, se consideriamo le ghiacciaie, non è italiano. Quindi? Quindi dichiarazioni siffatte dimostrano che la politica italiana ha abdicato a governare il mondo. Non ci pensa proprio, troppo complesso. La mattina si guardano i trend (così aleatori) e si amplificano. Oggi c’è Nutella, domani altro. Oggi a favore, domani contro. E’ il modo migliore per arricchire il personale tornaconto, cioè una cosa piccola piccola, di fronte alla complessità. Per questo vorrei cominciare una campagna contro i politici nostrani. Troppo locali e provinciali, meglio lo scambio di politici. Un po’ come i prodotti per la Nutella.

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