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Il Papeete non so, ma la Nutella non perdona

L’uomo forte, ora senza comando, perde colpi ed è una buona notizia

7 Dicembre 2019 alle 06:24

Il Papeete non so, ma la Nutella non perdona

"Vi dico e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro Cioccolato è veramente squisito. Mussolini". Prima di dire “non mangio la nutella perché le nocciole sono turche”, il senatore Salvini avrebbe dovuto informarsi. La scritta menzionata in capo a questo corsivetto campeggiava su un’inserzione pubblicitaria dei Baci Perugina negli anni in cui, mi scuserà il professor De Rita capo del Censis, gli italiani prediligevano come sempre faranno anche in seguito l’uomo forte al comando, che per di più brandiva la spada dell’islam (non era solo un nazionalista, e non era un provinciale). Con quella faccia un po’ imbolsita, e la coiffure che gli si gonfia attorno, e il girocollo dolcevita, e l’adunata degradata a comizio dalle adunate delle sardine, il nuovo uomo forte, destituito dal comando, perde qualche colpo. E questa è una buona notizia per noi e anche per lui.

 

Ferrero è cattiva anche quando investe nelle nocciole italiane

Non c'è solo Salvini che minaccia di non mangiare più Nutella. A nord del lago di Bolsena i “no-noc” protestano perché la multinazionale è una delle cause dell'avanzata dei noccioleti

 

Lasciamo stare che chiudere i porti alle nocciole sarebbe di nuovo un atto disumano, stavolta non per i povericristi ma per un’industria nazionale e multinazionale che produce per tutto il mondo e esporta in tutto il mondo, tanto che la nocciola di pura razza italiana non basterebbe alla bisogna. Non è un dettaglio irrilevante, ma è sopravanzato da un altro dettaglio: la crema alla nocciola è la bestia nera dei francesi, e il senatore è un notorio misogallo, e contemporaneamente è la delizia degli italiani, delle mamme e dei papà e dei pupi italiani. Con i biscotti alla Nutella, mi raccomando la maiuscola, come per la squisita Cioccolata Perugina, stava per finire come per il pane manzoniano al forno delle Grucce, un assalto e un saccheggio e una rivolta distruttiva dalle parti dei supermercati che li razionavano. Ma c’è di più.

 

La guerra dei biscotti

Mercato e concorrenza, intuizioni e marketing. La straordinaria (e superottimista) competizione tra Nutella e Pan di Stelle è una lezione per tutta l’industria italiana

 

La Nutella è l’unico raccordo funzionante tra popolo e élite. Tutti coloro che non hanno mai visto il barattolone nutellare di Nanni Moretti, e sono una vasta platea populista e nemica dell’establishment, frequentatrice al massimo dei Marvel movies, tuttavia l’hanno sognato, molti bambini l’hanno disegnato, e non c’è chi una volta nella vita non l’abbia spalmata o assunta con il cucchiaino in un delirio glicemico di orgoglio sovranista. Il Papeete non so, ma la Nutella non perdona. Come simbolo di resistenza potrebbe sopravanzare e di molto perfino la cantata delle mondine “Bella ciao”, un altro squisito e reverendo cioccolatino che va di traverso all’ex Truce. Il quale non sa rassegnarsi al fatto che un avvocato della modestia di un Conte, sia pure bisConte, sta nel posto dove in teoria dovrebbe stare lui aiutato dalla vox populi. Il trasformismo gli ha un po’ dato alla testa.

 

 

Il senatore Salvini oggi è tante cose, il genero del nostro amico Verdini, un giovane politico rampante con pretese non immotivate sul potere il più pieno che si possa, il vedovo del Viminale, l’ex beniamino dei sondaggi pur sempre in testa alle rilevazioni, un politico di governo potenziale che deve fare i conti con il dottor Berlusconi e con la signora Meloni, un oppositore tonante ma non sempre efficace e molto isolato in Europa e nel mondo, e in parte un’ombra minacciosa che a poco a poco si dilegua. Dovrebbe scegliere tra Borghi e la von der Leyen, e non lo fa. Dovrebbe scegliere tra la felpa e la grisaglia, ma si limita al solito velluto marron e a golfetti che dicono poco. A noi comunque piace di più o dispiace di meno così come risulta, normalizzato quanto basta, ma agli italiani? Che il colpo della Nutella debba risultare il colpo di grazia?

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Dicembre 2019 - 19:58

    Essere sempre efficaci nelle parole e negli atteggiamenti, anche estetici, per tener vivo il sentimento di “Dio, Patria, Famiglia, i pilastri portanti di ogni nazionalismo, non è facile, anzi. Si scivola nei gerarchi che saltano attraverso un cerchio di fuoco, all’orticello di guerra, all’Impero sui colli fatali di Roma, alla Nutella. I francesi hanno fuso con sofisticate, intellettuali, culturali, variazioni, storia di un popolo e mixage dei tre pilastri nel lemma “grandeur”. Ma, come si dice in Toscana: se non è zuppa è pan bagnato. Tutta la storia dell’uomo è un percorso circolare. Quello che non vogliamo metterci in testa è che l’uomo non potrà mai creare un mondo che lo contraddica nelle sue pulsioni native. Infami e virtuose, giuste ed ingiuste, che con la loro obbligata complementarietà sono gli architravi della nostra sopravvivenza.

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  • Cacciapuoti

    07 Dicembre 2019 - 18:39

    Illuso.

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  • albertoxmura

    07 Dicembre 2019 - 14:24

    l'Italia, per salvinarsi, ha bisogno di un Uomo Forte, che sia una Guida munita di pieni poteri, duro con i migranti, delicato con i sessantenni desiderosi di pensione per continuare a lavorare in nero, tremendo con le ONG taxi del mare, tenero con i figlioli e la fidanzata, abbagliante nelle fiere di paese. Solo grazie a lui l'Italia si salvinerà.

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  • Cacciapuoti

    07 Dicembre 2019 - 13:25

    dimmi che illusione non è....

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