Il cialtronismo costa

L’ambientalismo al governo senza coperture e senso di realtà. Lezioni tedesche

Il modo migliore per far fallire le riforme è travestirle da rivoluzioni, così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa può sabotare quel Green New Deal che promette di essere un tratto unificante ed europeo del governo rossogiallo. Pd e M5s hanno sensibilità ambientaliste che la Lega non aveva mentre la Germania annuncia stanziamenti pro clima ambiziosi ma a lunga scadenza. Angela Merkel, al termine di 18 ore di negoziati con i socialdemocratici, ha annunciato, citando Greta Thunberg, un piano da 100 miliardi entro il 2030 per abbattere il 55 per cento delle emissioni e ridurle a zero nel 2059: nessun aumento di debito pubblico (si era parlato di un maxibond) ma un aumento progressivo fino a 13 centesimi al litro di benzina e diesel, potenziamento delle ferrovie, riconversione dell’industria auto, commercio dei certificati di emissione: chi inquina di più potrà comprare crediti da chi inquina di meno. E’ probabile che l’impegno soddisfi le intenzioni della nuova Commissione Ue di scorporare dal patto di Stabilità gli investimenti verdi, con il che Berlino raggiungerebbe un doppio obiettivo. Altrove si attrezza intanto il settore privato come mostrano gli accordi sull’auto elettrica Nissan-EdF e Fca-Terna.

 

Ciò che l’Europa cerca di realizzare in un arco di anni, Costa pensa di farlo via decreto, del costo di 19 miliardi, portato in Consiglio dei ministri senza coperture e senza informarne i responsabili di Economia, Infrastrutture, Sviluppo, Agricoltura. Ne era stata invece data pubblicità sui mass media: eliminazione a colpi del 10 per cento l’anno degli sconti fiscali “ecologicamente dannosi” (gasolio, autotrasporto, agricoltura) e bonus da 2 mila euro per rottamare veicoli fino a euro 4, spendibili in abbonamenti a bus, metrò e car sharing. Dunque a meno di non dare il colpo di grazia a settori già in crisi si tratta, qui, di porre l’intero onere a carico dei contribuenti: un effetto recessivo opposto a ciò che vuol fare la Germania. La presentazione di un decreto senza studio e coperture, che pretende di realizzare ciò che richiede anni di impegno politico ed economico, rappresenta la trasformazione del populismo italiano in un nuovo massimalismo dell’ecologia.

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