Un Green New Deal non ad alta velocità

Redazione

I primi 9 chilometri di Tav sono un manifesto anti inquinamento. Dov’era il governo?

L’assenza di rappresentanti del governo italiano all’abbattimento del diaframma dei primi nove chilometri del tunnel della Tav è piuttosto ridicola per gli alleati del governo rossogiallo e oltraggiosa per i cittadini; non solo per quelli che credono in quest’opera e l’hanno difesa anche scendendo in piazza, ma per la generalità dei contribuenti che la finanziano con soldi pubblici. E poco vale che la tranche di lavori sia stata finora realizzata in territorio francese: l’opera è congiunta, e per di più è la manifestazione concreta sia del ritrovato spirito europeo sia dell’adozione di quel Green New Deal promessi in ogni sede dall’esecutivo.

 

Che cosa c’è di più verde di una ferrovia veloce che toglie dalla strada traffico pesante e inquinamento? E che cosa meglio incarna il Green New Deal di un’infrastruttura che dà lavoro oggi e sviluppo futuro, come capì già 90 anni fa il padre di tutti i new deal, Franklin Roosevelt?

 

Quanto al ridicolo, tornano alla mente, durante le battaglie anti Tav dei 5 stelle, le perentorie smentite di Luigi Di Maio sulla Francia “che non ha scavato neppure un metro” e “pronta ad abbandonare il progetto”. Speriamo che quando andrà a Parigi come ministro degli Esteri abbiano il bon ton di non ricordarglielo. Ma sulle sciocchezze dei grillini si potrebbero scrivere enciclopedie: che dire invece della latitanza del Pd, a cominciare dalla ministra delle Infrastrutture? A marzo scorso, appena eletta vice del segretario Nicola Zingaretti, annunciò che come primo atto avrebbe visitato i cantieri della Tav. Dopo l’approvazione al Senato della mozione pro Tav del Pd invitò Giuseppe Conte “a non fare lo struzzo”. E ora è proprio l’ottima Paola De Micheli a indossare le penne dello struzzo, a quanto pare su richiesta del capo del governo? Le meline del Pd per coprire l’alleato sono evidenti e talora imbarazzanti, ancora più con le regionali alle porte. In politica non si deve pretendere coerenza assoluta; ma all’ipocrisia c’è un limite. A meno che non si finisca per dire che in fondo Roma è bene amministrata, così come si fa finta di nulla rispetto alla più importante infrastruttura in costruzione in Italia, un’opera giustamente assurta a discrimine tra chi fa e chi disfa.

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