Cosa fare per evitare che il “New green deal” sia solo uno slogan vuoto

Rossella Muroni


L'ecologista e deputata di LeU Rossella Muroni risponde all'editoriale del direttore Cerasa contro l'ambientalismo cialtrone: "Occuparsi della crisi climatica significa gettare le basi di un nuovo sviluppo"

Al direttore - Come lei ha giustamente messo in luce nel suo editoriale di sabato scorso, l’ambientalismo e il molto citato Green new deal rappresentano uno degli elementi di convergenza della nuova maggioranza.  E come lei anche io, pur felice che parole d’ordine fino a poco tempo fa strettamente confinate nel campo ambientalista siano diventate patrimonio comune, vedo il pericolo che siano usate solo come operazione di greenwashing. Ma la mia visione è radicalmente divergente dalla sua quando indica nell’ambientalismo la più potente macchina di difesa dello status quo. Al contrario. Avere a cuore l’ambiente e affrontare con serietà e coerenza i mutamenti climatici è quanto di più rivoluzionario possa esserci oggi in politica. Oltre ad essere necessario, infatti, occuparsi della crisi climatica significa gettare le basi di un nuovo sviluppo, equo, inclusivo, duraturo e che non compromette il futuro. Dunque significa lavorare per risolvere contemporaneamente anche le crisi economica e sociale, per ridurre le diseguaglianze rese sempre più ampie dalla globalizzazione non governata. 

 

 

Perché la questione ambientale non è elitaria, ma riguarda la salute delle persone, la giustizia sociale e l’economia, occuparsene significa creare nuovi posti di lavoro, innovazione, formazione, sviluppo equo e sostenibile, sicurezza dei cittadini sui territori. Altro che decrescita felice. 

 Mi lasci poi dire che le grandi opere non sono la panacea di tutti i mali, che credo dovremmo iniziare a parlare di opere utili al Paese o di opere inutili. E che per evitare le emergenze rifiuti basta seguire le politiche che suggerisce l’Europa, le stesse che applicano da anni con successo diversi comuni italiani che sono arrivati a differenziare oltre l’82 per cento dei rifiuti. Ossia una corretta gestione del ciclo basata su riduzione della produzione di spazzatura, recupero, riuso e riciclo. Riconosco che per andare in direzione dello slogan “rifiuti zero” servono gli impianti, ad esempio quelli per la gestione dell’organico, che trasformano la frazione umida in fertilizzanti e biogas, o i centri del riuso, non certo gli inceneritori. 

Il nuovo governo andrà poi messo alla prova dei fatti. Se davvero metterà l’ambiente e la crisi climatica al centro dovrà adottare politiche molto concrete. A partire dalla legge di Bilancio. Iniziando a tagliare gli oltre 19 miliardi di sussidi dannosi per l’ambiente, a spingere con decisione sull’energia rinnovabile, a far pagare il giusto per le concessioni di beni comuni, a introdurre una riforma fiscale che faccia valere il principio del “chi inquina paga”. Per proseguire con le bonifiche per risanare i territori offesi da anni di economia vecchia e predatoria, se non dal malaffare, con i decreti end of waste per dare slancio all’economia circolare. E dovrà sostenere il Parlamento ad approvare quelle norme per l’ambiente che il Paese attende da anni, come una normativa organica di contrasto al consumo di suolo. 



 

Perché il Green new deal non sia solo uno slogan e perché la parola “green” non diventi un bluff economico, come osservava l’economista Veronica De Romanis sul suo giornale, serviranno fatti concreti. Ma poiché sarà necessario tempo per riformare le regole europee che garantiscono la tenuta dell’unione monetaria pur in assenza di unione fiscale, dovremo essere abili a concordare e ad usare la flessibilità. Soprattutto dovremo fare delle scelte e individuare delle priorità di spesa, evitando di far crescere a dismisura il nostro debito. Non perché ce lo chiede l’Europa ma perché non farebbe bene al Paese. E in fondo è questa la politica: allocazione delle risorse disponibili. Allora meglio fare investimenti utili per il futuro e capaci di un impatto positivo sulla crescita, come hanno già dimostrato di essere quelli green.

 


Rossella Muroni
, ecologista e deputata di LeU 

Di più su questi argomenti: