Greenpeace, l'“eco-ansia” e il movimento verde tarato per non fare figli

Giulio Meotti

“Non saremo madri in questo ambiente”, dice Emma Lim, ideatrice della campagna #NoFutureNoChildren, la Greta dell’anti natalismo climatico

Roma. L’appello “No future no children”, con l’immancabile sfondo di una foresta in fiamme, campeggia anche sulla home page canadese di Greenpeace. “Mi chiamo Emma Lim, ho diciotto anni e ho sempre immaginato di essere madre” spiega l’ideatrice della campagna. “Anche se voglio avere figli più di ogni altra cosa, mi impegno a non farne fino a quando il governo non prenderà sul serio la crisi climatica”.

   

  

In tremila hanno già firmato l’appello e il contatore sale. “Sto rinunciando alla mia possibilità di avere una famiglia perché farò figli solo se saprò che posso tenerli al sicuro”, ha detto Emma, la Greta dell’anti natalismo climatico. Molti altri sono intervenuti con le loro storie e le loro ragioni per non avere eredi. Michelle Xie di Vancouver, nella British Columbia, ad esempio, cita gli incendi e il conseguente aumento dell’inquinamento atmosferico che ne deriva, causando lo sviluppo di asma e altre complicazioni respiratorie nei bambini. Jacob Bildy di London, Ontario, fa riferimento a una statistica della Banca mondiale secondo cui 140 milioni di persone migreranno a causa dei cambiamenti climatici. Alexandra Peterson, sempre di London, scrive: “Perché le generazioni future dovrebbero subire il caos creato da questa gente e da questo governo?”.

  

Da Stoccolma, in Svezia, scrive invece Isabelle Axelsson, diciotto anni, che ha firmato con questa motivazione: “Sto assumendo questo impegno perché non voglio dare alla luce un bambino che sentirà la stessa ansia e paura del clima di me, non voglio che altri bambini debbano affrontare le conseguenze della nostra inazione”.

  

L’“eco-ansia” è l’ultimo malessere alla moda. E i numeri mostrano che i tassi di natalità degli Stati Uniti stanno diminuendo costantemente fino a un record storico. Che il panico ambientalista non abbia contribuito a questo declino senza precedenti per un paese storicamente fertile come l’America?

  

Un sondaggio condotto da Business Insider ha rilevato che quasi il trenta percento degli intervistati in America è fortemente d’accordo sul fatto che i potenziali genitori dovrebbero considerare gli impatti negativi e potenzialmente letali dei cambiamenti climatici quando considerano di avere figli. La cifra tra i millennial (i nati dopo il 1980, ovvero la fascia di popolazione attualmente in fase procreativa) arriva quasi al 38 percento. #NoFutureNoChildren non è il primo movimento incentrato sull’idea di uno “sciopero delle nascite” per salvare il pianeta e impedire ai futuri cittadini di affrontare la catastrofe climatica. BirthStrike nel Regno Unito e negli Stati Uniti sono due esempi. “Non avere figli per salvare il mondo”, spiega Deutsche Welle, sorta di Bbc in lingua tedesca.

  

“L’Inghilterra scomparsa nel 2000”

Greenpeace rilancia le teorie di Paul R. Ehrlich sul sito della sezione americana. “Se guardiamo da vicino i dati ecologici oggi mostrano che l’umanità e la fauna selvatica della Terra starebbero meglio se avessimo ascoltato gli avvertimenti di Paul R. Ehrlich, cinquant’anni fa”. Il biologo mezzo secolo fa pubblicava la sua bibbia green, “The Population Bomb”, in cui ipotizzava la morte dell’umanità per fame, inquinamento e sovrappopolazione. Così Ehrlich apriva il volume: “La battaglia per nutrire tutta l’umanità è finita”. In seguito avrebbe continuato a prevedere che centinaia di milioni di persone sarebbero morte per fame negli anni Settanta, che 65 milioni di loro sarebbero stati americani, che l’India era condannata e che “l’Inghilterra non esisterà nel 2000”.

  

Ovviamente il biologo delle geremiadi verdi non ne avrebbe azzeccata una, ma a giudicare dai suoi epigoni sarebbe riuscito ad ammorbare la mente occidentale con quel mix di denatalità, panico ecologista e decrescita (in)felice.

  

“E’ una tattica fascista”, ha detto il fondatore di Greenpeace Patrick Moore, che ha poi abiurato la propria creazione, a proposito dello sciopero per il clima. “E’ un abuso dell’infanzia di cui Mao sarebbe andato fiero”. Gli orrori delle tetragone guardie rosse hanno portato alla “politica del figlio unico”. Le guardie verdi sembrano ambire alle stesse conclusioni. Senza bombardare il quartier generale, ma a colpi di nudge e, con il volto in lacrime di Greta Thunberg, di annunci su una imminente “estinzione di massa”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.