Patronaggio straccia la politica migratoria di Salvini

Luca Gambardella

Non c'è nessuna invasione, dice il pm di Agrigento. E ancora: non ci sono prove dei legami tra ong e criminalità, la Libia non è un porto sicuro e l'Italia sta sottovalutando il rischio terrorismo

La Libia non è un porto sicuro, il decreto sicurezza bis manca dei requisiti di urgenza necessari (perché non esiste alcuna crisi migratoria) e il problema vero non sono le ong, ma gli sbarchi fantasma che potrebbero portare i terroristi in Italia. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha parlato stamattina alle commissioni parlamentarti riunite di Affari costituzionali e Giustizia e ha smontato, numeri alla mano, il teorema securitario e illiberale targato Salvini-Zuccaro.

  

Accusato dal ministro dell’Interno e dal blocco sovranista di “fare politica” e di essere un pm “pro immigrazione”, Patronaggio è da tempo vittima di intimidazioni (l’ultima risale al mese scorso, con una busta recapitata al procuratore che conteneva un proiettile e minacce di morte). E data la sua esperienza nelle indagini condotte sugli sbarchi in Italia negli ultimi anni, il pm è stato chiamato oggi in Parlamento per spiegare il suo punto di vista sulla cosiddetta “crisi migratoria” e sul decreto sicurezza bis approvato dal governo. Una crisi che non esiste, secondo Patronaggio, che elenca dati e numeri per certificare come la famigerata invasione in realtà non sia confermata nei fatti. "Nella provincia di Agrigento nel 2017 abbiamo avuto 231 sbarchi con l'arrivo di 11.159 immigrati – dice il pm – nel 2018 il dato è calato con 218 sbarchi e 3.900 immigrati, nel primo semestre del 2019 abbiamo soltanto 49 sbarchi e 1.084 immigrati". "Le finalità del decreto sicurezza bis sono assolutamente condivisibili per quanto riguarda il contrasto al traffico di esseri umani", ammette Patronaggio, ma non vi erano "le condizioni di straordinaria necessità e urgenza" che giustificano la decretazione di urgenza.

 

Meno sbarchi, nessuna emergenza

Gli sbarchi sono in netto calo dunque e, soprattutto, non sono incoraggiati dalla presenza delle ong nel Mediterraneo. Patronaggio ricorda che prendendo i numeri degli arrivi sulle nostre coste, "quelli riferiti ai salvataggi delle ong sono una porzione assolutamente minore e, per quanto riguarda quest'anno, sono statisticamente insignificanti". Con buona pace del Viminale, insomma, il pull factor delle navi umanitarie non esiste.

  

Legami ong-criminalità organizzata? Nessuna prova

E la storia dei presunti legami tra criminalità organizzata e ong? Patronaggio è chiaro anche su questo punto: "Finora non abbiamo rilevato la prova di una collusione tra i trafficanti di esseri umani e le ong. Questo, però, non significa che non si possano registrare chiamate di questo tipo". La morale è che mentre Salvini non manca di richiamare con enfasi la lotta ai trafficanti di esseri umani, mentre Zuccaro invocava sospetti mai confermati sulle attività criminali delle ong, allo stato attuale non esistono prove né per la prima né per la seconda accusa. Una caccia alle streghe. D’altra parte, spiega ancora Patronaggio, “i migranti vengono spesso salvati con una telefonata da parte del parente di una delle persone che sta sul barcone, ma questo contatto non è penalmente rilevante. Un contatto penalmente rilevante sarebbe una telefonata del tipo: ‘Stiamo partendo, venite a prenderci”. Cosa che non è mai stata dimostrata in sede di indagine.

 

La Libia non è un porto sicuro

La procura di Agrigento, dice Patronaggio, sta anche indagando sulla zona sar (search and rescue) della Libia, quella che da un anno a questa parte autorizza il governo italiano a rivendicare – erroneamente e in violazione del diritto internazionale – la competenza dei libici sui salvataggi in mare. Dice il pm che “i porti libici non sono da considerare porti sicuri. Il nostro ufficio sta raccogliendo rapporti dell’Unhcr. Quando si parla di porti sicuri non si intende solo un porto dove un naufrago viene messo sulla terraferma ma un porto dove il migrante possa avere garantiti tutti i diritti”.

 

Pericolo terrorismo

E mentre nelle ultime due settimane tutti i riflettori sono rimasti puntati sul caso della Sea Watch 3, “in silenzio oltre 200 migranti sono sbarcati con vari mezzi, salvataggi di Guardia di finanza e Guardia costiera o barchini”, ricorda il pm. I porti non sono chiusi come dice Salvini, gli sbarchi continuano, le partenze dalla Libia anche. Quello che è più grave è che non sappiamo quante persone davvero prendano il mare per raggiungere l’Italia, così come non sappiamo quanti siano morti al largo della Libia. Un vuoto di controlli e di sicurezza favorito proprio dalle scelte del governo italiano, delegando la sorveglianza delle rotte a una Guardia costiera inefficace come quella libica. Patronaggio avverte: "Il pericolo maggiore arriva dagli sbarchi fantasma, perché con questi arrivano delle persone con problemi giudiziari e anche persone che potrebbero avere legami con organizzazioni terroristiche come l'Isis. I soggetti che arrivano con i barchini fantasma hanno tutto l'interesse a non farsi identificare, quindi rappresentano un potenziale pericolo anche in chiave di atti terroristici”. Ecco una emergenza reale, di cui il ministro dell’Interno dovrebbe occuparsi davvero, magari utilizzando parte del tempo speso a fare propaganda.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it