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Il risorgimento. Parte due

L’Italia-stato come la conoscevamo è finita il 4 marzo. E l’élite che governava dal centro non regge più. Chi ha voglia di pensare a un modello diverso? Piero Bassetti offre le sue idee

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

13 Febbraio 2019 alle 06:00

Il risorgimento. Parte due

Homann Heirs, cartina d’Italia (1742)

Il Risorgimento, secondo tempo. Il titolo suona accattivante. Per un sequel al cinema, o una serie tv. Meglio ancora per un saggio fantapolitico dedicato all’Italia. Più difficile, in una politica ridotta a marketing (“ci sono le Europee, andremo a votare per contrassegni”), trovare un partito, o anche soltanto un esponente politico italiano, disposto ad acquistare un prodotto così poco maneggevole, e potenzialmente esplosivo. “Il Risorgimento. Secondo tempo” significa accettare come un dato di fatto l’idea che il Risorgimento, parte prima,...

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Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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Commenti all'articolo

  • daniele.velon

    13 Febbraio 2019 - 21:09

    Ottimo. Così il Trentino rientra nell’orbita tedesca, dove è stato da Corrado il Salico fino al 1918. Cent’anni di disastrosa parentesi italiana mi sembrano più che sufficienti.

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  • Giovanni Attinà

    13 Febbraio 2019 - 15:03

    Il problema è uno solo: lo Stato unitario deve essere aklla base di una nazione. I regionalismi, le autonomie , etc non debbono mirare allo sfascio dello Stato.

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  • CohleandHart

    13 Febbraio 2019 - 13:01

    Molto interessante. Spunti, idee. magari il dibattito pubblico fosse così

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