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A Milano la carica del nuovo civismo. Perché riparte la sfida

La lista di Attilio Fontana, la rete dei sindaci che piace a Beppe Sala. Modelli diversi e autonomia

7 Febbraio 2019 alle 14:46

La carica del nuovo civismo. Perché riparte la sfida

Attilio Fontana (foto LaPresse)

Prendendo a prestito il sempreverde Woody Allen per valutare la salute dei partiti d’impronta non leaderista-populista, ecco: “Dio è morto, Marx è morto, e anche io…”. Si può spiegare anche in questo modo il periodico rilancio, nei momenti di crisi, dell’idea del “civismo” e delle liste civiche (anni fa era il “partito dei sindaci”). Poi c’è l’idea in sé, e ci sono la politica e anche più banalmente la tattica. Ma in questo momento, Milano e la Lombardia sono in piena “stagione civica”. Per volare alti, basterebbe una personalità fuori dalla mischia (ma particolarmente lucida) come Piero Bassetti, primo governatore della Lombardia: “Io sto battendomi per proporre il civismo, le liste civiche come luoghi di selezione di una classe dirigente capace di affrontare i problemi del paese”. Poi c’è lo scontro politico vero, e visioni e obiettivi molto differenti.

 

Si parte da Beppe Sala – poco interessato alle sorti congressuali di un Pd che appare fuori dai giochi e fin troppo disattento al modello Milano – che ha favorito la nascita dell’Alleanza civica del Nord. La prima pattuglia di amministratori di diverse liste civiche di Lombardia, Liguria e Piemonte ha già fatto parlare di sé sostenendo la Tav e le grandi opere. Ma in questo momento in cui lo scontro politico si fa acuto, l’obiettivo del sindaco non è solo fare sistema con una pattuglia di buoni amministratori, ma contestare nei fatti il modello di autonomia regionale “neo centralista” favorito dalla Lega, avviato da Maroni, transitato da un tiepido referendum ed oggi difeso a spada tratta da Attilio Fontana e Luca Zaia. Franco D’Alfonso – che dell’idea civico-arancione era già stato animatore ai tempi di Pisapia, di cui è poi stato assessore – è presidente dell’Alleanza civica del Nord e ufficiale di collegamento tra il movimento, Sala e le realtà territoriali. Spiega: “Vogliamo ricostruire le rappresentanze partendo dal basso, o meglio, dalle realtà amministrative locali, guardiamo al federalismo italiano basato sullo schema Miglio (fischieranno le orecchie alla Lega? ndr). Pensiamo a un’Europa dei territori e delle città. Poi lavoriamo per sostenere la realizzazione delle grandi opere, perché un territorio aperto significa spazio per le infrastrutture”. E’ questa in pillole la filosofia della lista, ma “non c’è l’ambizione di costruire un soggetto politico strutturato, vogliamo costruire opportunità, idee e chiamare gli altri (centrosinistra, ndr) a un confronto”. Intanto, in due scadenze importanti del 2019: “Faremo una lista in Piemonte, in appoggio a Chiamparino, in Lombardia saremo in diversi comuni, sicuramente a Bergamo dove sosterremo Gori”. Lo scontro in corso è molto politico. Nella sua lettera a Repubblica sull’autonomia, Sala era stato lapidario: “Le Regioni che vogliono più autonomia chiedono di gestire più competenze o semplicemente più risorse e quindi più potere? E se alcune Regioni avessero più risorse come si farebbe, onestamente, a non penalizzare le altre? E posto che la moneta non la si può stampare a piacimento, chi sarebbero i penalizzati di turno? Ancora una volta i Comuni? Fateci capire, prima di andare avanti. Perché ad oggi si capisce poco”. E aveva rilanciato il ruolo dei sindaci: “La molla dello sviluppo del lavoro e della crescita sono le città”.

 

Sul fronte opposto, accanto al tentativo dei moderati Mariastella Gelmini e Stefano Parisi con Piattaforma Milano, si muove Attilio Fontana che ha lanciato la sua lista Lombardia Ideale. Che è, più che un tentativo di aggregare nuovi come quello di D’Alfonso, un classico esempio di lista civetta e di lista Caronte. La Lega non è certo in crisi di consensi, ma una lista del governatore, stimato, pragmatico, potrebbe raccogliere i consensi di un’area più moderata, che faticherebbe a sostenere Salvini. E potrebbe attrarre i tanti amministratori e politici locali scontenti di Forza Italia che non potendo trovare posto sul Carroccio (dove non hanno bisogno di assalti al treno) potrebbero però fare campagna per i candidati del governatore. Sta di fatto che l’operazione avviata da Fontana, e benedetta dal suo partito, sta macinando consensi con la possibilità di diventare la scialuppa di salvataggio per i naufraghi del centrodestra. Fontana ha percorso in lungo e in largo il mondo delle associazioni d’impresa, delle università, a caccia di consenso, di idee e di uomini: ma gli unici veri entusiasti, ad oggi, sembrano essere i rappresentanti di un ceto politico in fase di scomposizione. A Bergamo, per esempio, ha tessuto le lodi della lista Fontana, Franco Tentorio, già sindaco in quota Fratelli d’Italia, battuto sul filo di lana da Giorgio Gori. Oggi Tentorio è il maggior sponsor nelle valli della lista Fontana.

 

A coordinare la lista civica del governatore c’è Giacomo Basaglia Cosentino: un salviniano doc. Nelle ultime ore, per garantirne la messa a punto, si è mosso direttamente Paolo Grimoldi, segretario della Lega nazionale, parlamentare, fiduciario di Salvini in terra lombarda. Ieri, al trentunesimo piano del Pirellone, alla presentazione ufficiale di Lombardia Ideale, dietro a un piccolo esercito di sindaci, amministratori e candidati sindaci della Lega, nelle retrovie, si è fatta notare una folta pattuglia di esponenti del centrodestra “in transito” verso la terza gamba come Massimo Corsaro (FdI) o Barbara Ciabò, già forzista apprezzata dal Cav. e oggi molto vicina al Capitano. E alcuni amministratori di Forza Italia, come Luca Marsico già pezzo da novanta a Varese o Simona Tironi, consigliere regionale, forzista in vista in quel di Brescia. Fontana ha voluto fare chiarezza: “Lombardia Ideale – ha detto – è la prosecuzione di quella che è stata, in sede elettorale, la mia lista civica. Quindi andiamo avanti con gli stessi valori e gli obiettivi. Sicuramente l’autonomia sarà un tema importante. Ma io dico l’autonomia non soltanto della regione ma di tutti gli enti locali. Sono convinto che quando si parla di autonomia non si deve dimenticare l’importanza dei comuni e delle province”. Ramoscello d’ulivo a Sala? “Non ho nessuna intenzione di fare né polemiche né di interrompere i rapporti con Sala. Credo che le istituzioni debbano sempre collaborare a tutti i livelli”, ha replicato Fontana. Ma un po’ di autonomismo civico può piacere anche ai leghisti “tradizionali”, che pensano di più alla Lombardia che alle sorti del “programma” di governo.

Daniele Bonecchi

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