cerca

Ecco il manifesto di Calenda per le elezioni europee

Si chiama “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze europeiste”. Il Foglio lo ha letto in anteprima

18 Gennaio 2019 alle 11:32

Ecco il manifesto di Calenda per le elezioni europee

Carlo Calenda (foto LaPresse)

Roma. Si chiama “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze europeiste”. E’ l’appello che Carlo Calenda sta facendo girare da alcuni giorni (sarebbe dovuto uscire mercoledì), firmato da alcune personalità politiche e non politiche, in vista delle elezioni europee di maggio. L’obiettivo è costruire una lista per le europee con i partiti e i loro simboli (fino a poco tempo fa, invece, Calenda ne proponeva l’annullamento). Il Foglio lo ha trovato e lo ha letto (foto sotto). Eccolo: “Il destino dell’Europa è il destino dell’Italia. L’Italia è un paese fondatore dell’Unione Europea, protagonista dell’evoluzione di questo progetto nell’arco di più di 60 anni. E protagonisti dobbiamo rimanere fino al conseguimento degli Stati Uniti d’Europa, per quanto distante questo traguardo possa oggi apparire. Il nostro ruolo nel mondo, la nostra sicurezza - economica e politica - dipendono dall’esito di questo processo”, si legge nel testo.

 

 

  

Certo è che l’Unione da sola non può reggere, va difesa. Molte sono le pressioni, politiche ed economiche, che l’Ue sta subendo. Una crisi politica è in corso, dice il manifesto promosso dall’ex ministro dello Sviluppo Economico. “Per la prima volta dal dopoguerra esiste il rischio concreto di un’involuzione civile e democratica nel cuore dell’Occidente, la cui diretta conseguenza è il rafforzamento dei sistemi autoritari che sembrano assicurare maggiore protezione e capacità di risposta alle paure dei cittadini. La battaglia per la democrazia è iniziata, si giocherà in Europa, e gli esiti non sono affatto scontati”. La reazione dei paesi europei e dunque dell’Unione a tale crisi “è stata debole e tardiva. Gli Stati membri hanno rinunciato a costruire istituzioni forti e politiche sociali e di sicurezza comuni, utilizzando gli organismi comunitari come stanze di compensazione degli interessi nazionali”. Una reazione è stata “meno Europa”, ma “nascondere l’Europa sotto il tappeto non ha funzionato.

 

Buona notizia: nasce il partito di Calenda

La prima e forse ultima manovra del cambiamento ha certificato l’esistenza di un grande spazio politico alternativo al governo e all’opposizione. Le giuste ragioni della scelta dell’ex ministro, i sondaggi e l’urgenza di un’offerta sul modello Uber

 

Oggi dunque non si tratta di preservare l’Europa che c’è, ma di rifondarla per riaffermare i valori dell’umanesimo liberale e sociale in un mondo profondamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni”. A questo dunque serve una lista unitaria. A combattere “l’internazionale sovranista e i governi che perseguono modelli di democrazia illiberale”. Per questo “è necessario che si costruisca alle prossime elezioni europee una lista unitaria delle forze civiche e politiche che si riconoscono nelle grandi famiglie politiche europee. La sfida sarà vinta solo se i promotori di questo fronte sapranno coinvolgere la maggioranza relativa dei cittadini italiani, mobilitando la società civile, le associazioni, le liste civiche, il mondo del lavoro, della produzione, delle professioni, della cultura e della scienza e aprendo le liste elettorali anche a loro qualificati rappresentanti”. 

 

Calenda, parlando con il Foglio a ottobre, aveva detto che l’obiettivo era “presentarsi alle Europee con un fronte ampio, nel quale il Pd non deve presentarsi con il suo simbolo ma sostenerlo”. La rinuncia al simbolo aveva scatenato reazioni piuttosto negative e oggi nell’appello quell’indicazione non c’è. Anzi: “Non si chiede ai movimenti che vorranno partecipare alla costruzione di questo fronte di scomparire o di sciogliersi, ma di partecipare a uno sforzo più ampio. Non si chiede di nascondere identità o simboli che sono stati costruiti con fatica e impegno, ma di schierarli dietro una bandiera che possa rappresentare chi ha perso fiducia nei confronti delle singole sigle politiche ma non nel progetto europeo”. Il modello dunque sembra essere quello di Uniti nell’Ulivo, la lista elettorale formata per le europee del 2004 da Ds, Margherita, Sdi e Mre. A capo c’era Romano Prodi. 

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • brusi9803

    18 Gennaio 2019 - 20:08

    Buona idea ma deve essere anche la voce del ceto medio (operai e impiegati) quelli che se aiutati economicamente e fiscalmemte con delle buone riforme ti fanno prendere i voti.........

    Report

    Rispondi

  • brusi9803

    18 Gennaio 2019 - 20:08

    Buona idea, diamo voce anche al ceto medio (operai e impiegati) che pagano le tasse e non hanno mai aiuti come altre categorie con condoni e riduzioni delle tasse; questo ceto se aiutato e quello che consuma e fa produrre il pil

    Report

    Rispondi

  • luigi.desa

    18 Gennaio 2019 - 19:07

    Facciamoci 4 risate.L'europa immaginata nei trattati di Roma non esiste. La Francia continua con la sua politica di grandeur e pure colonialista .La Germania viaggia a tutta carica con il surplus commerciale .LA Spagna si i cavoli suoi e i paesi di Visograd pure. L'Inghilterra primo o dopo risolverà la Brexit e la City troverà il modo di tornare centro della finanza europea ( se l'inglesi sono furbi si mettono a fare come i paesi dei paradisi fiscali ) e l'Italia afflitta dal suo eterno ballo di S.Vito resterà sempre come don Falcuccio. Ullallà è una cuccagna. E il nostro stimatissimo Direttore continuerà a esercitarsi nella teoria della politica e dell'economia. Sinceri auguri .con molta simpatia luigi

    Report

    Rispondi

  • MarcoGhini

    MarcoGhini

    18 Gennaio 2019 - 16:04

    Concordo con chi dice che questa bellissima e attesissima idea non deve diventare un Ulivo-bis e non essere chiusa a forze di centrosinistra. Ho fiducia in Calenda e poca nei partiti di centrosinistra e centrodestra.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi