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Dove porta il manifesto di Calenda contro l’internazionale populista

Da Dario Nardella a Giorgio Gori, da Enrico Rossi a Edoardo Nesi. Lo firmano anche Zingaretti, Martina e Gentiloni

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allegranti@ilfoglio.it

18 Gennaio 2019 alle 21:11

Dove porta il manifesto di Calenda contro l’internazionale populista

Carlo Calenda (foto LaPresse)

Roma. Si chiama “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze europeiste”. E’ l’appello promosso da Carlo Calendaanticipato dall’edizione online del Foglio – e firmato da alcune personalità politiche e non politiche, in vista delle elezioni europee di maggio. L’obiettivo è costruire una lista per le europee con i partiti e i loro simboli (fino a poco tempo fa, invece, Calenda ne proponeva l’annullamento). Il modello dunque sembra essere quello di Uniti nell’Ulivo, la lista elettorale formata per le europee del 2004 da Ds, Margherita, Sdi e Mre. A capo c’era Romano Prodi.  Tra i firmatari alcuni renziani, da Dario Nardella a Giorgio Gori, sindaci (non più renziani) come Beppe Sala, presidenti di regione come Enrico Rossi e Sergio Chiamparino, intellettuali come lo scrittore Edoardo Nesi. Mancano però le firme di Matteo Renzi e dei renziani del Giglio magico (tutti i nomi sono sul sito del Foglio). “Il destino dell’Europa è il destino dell’Italia. L’Italia è un paese fondatore dell’Ue, protagonista dell’evoluzione di questo progetto nell’arco di più di 60 anni. E protagonisti dobbiamo rimanere fino al conseguimento degli Stati Uniti d’Europa, per quanto distante questo traguardo possa oggi apparire. Il nostro ruolo nel mondo, la nostra sicurezza – economica e politica – dipendono dall’esito di questo processo”, si legge nell’appello, al quale hanno aderito anche Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni. 

 

Certo è che l’Unione da sola non può reggere e va difesa. Molte sono le pressioni, politiche ed economiche, che l’Ue sta subendo. Una crisi politica è in corso, dice il manifesto promosso dall’ex ministro dello Sviluppo Economico. “Per la prima volta dal dopoguerra esiste il rischio concreto di un’involuzione civile e democratica nel cuore dell’Occidente, la cui diretta conseguenza è il rafforzamento dei sistemi autoritari che sembrano assicurare maggiore protezione e capacità di risposta alle paure dei cittadini. La battaglia per la democrazia è iniziata, si giocherà in Europa, e gli esiti non sono affatto scontati”. La reazione dei paesi europei e dunque dell’Unione a tale crisi “è stata debole e tardiva. Gli Stati membri hanno rinunciato a costruire istituzioni forti e politiche sociali e di sicurezza comuni, utilizzando gli organismi comunitari come stanze di compensazione degli interessi nazionali”. Una reazione è stata “meno Europa”, ma “nascondere l’Europa sotto il tappeto non ha funzionato.

 

Oggi dunque non si tratta di preservare l’Europa che c’è, ma di rifondarla per riaffermare i valori dell’umanesimo liberale e sociale in un mondo profondamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni”. A questo dunque serve una lista unitaria. A combattere “l’internazionale sovranista e i governi che perseguono modelli di democrazia illiberale”. Per questo “è necessario che si costruisca alle prossime elezioni europee una lista unitaria delle forze civiche e politiche che si riconoscono nelle grandi famiglie politiche europee. La sfida sarà vinta solo se i promotori di questo fronte sapranno coinvolgere la maggioranza relativa dei cittadini italiani, mobilitando la società civile, le associazioni, le liste civiche, il mondo del lavoro, della produzione, delle professioni, della cultura e della scienza e aprendo le liste elettorali anche a loro qualificati rappresentanti”. 

 

Calenda, parlando con il Foglio a ottobre, aveva detto che l’obiettivo era “presentarsi alle Europee con un fronte ampio, nel quale il Pd non deve presentarsi con il suo simbolo ma sostenerlo”. La proposta di rinunciare al simbolo aveva scatenato reazioni piuttosto negative e oggi nell’appello quell’indicazione non c’è. Anzi: “Non si chiede ai movimenti che vorranno partecipare alla costruzione di questo fronte di scomparire o di sciogliersi, ma di partecipare a uno sforzo più ampio. Non si chiede di nascondere identità o simboli che sono stati costruiti con fatica e impegno, ma di schierarli dietro una bandiera che possa rappresentare chi ha perso fiducia nei confronti delle singole sigle politiche ma non nel progetto europeo”. Dopo l’anticipazione del Foglio, molti dirigenti del Pd e non solo si sono uniti all’appello di Calenda. Oltre ai già citati Martina, Zingaretti e Gentiloni, si sono pronunciati a favore Marco Minniti, Piero Fassino, Debora Serracchiani. Anche Laura Boldrini: “L’appello per una lista unitaria dei progressisti alle prossime elezioni europee va nella direzione giusta che io stessa ho auspicato da tempo: superare le divisioni e dare voce alle tante realtà sociali che non si sono sentite rappresentate dalle forze politiche. Serve una lista che si proponga di rilanciare il progetto europeista attraverso una svolta nelle politiche economiche seguite in questi anni e rendendo le istituzioni europee più democratiche e più vicine ai bisogni delle persone”. Se questo, insomma, vuole essere il nuovo Ulivo, che punta a superare il M5s alle Europee, resta da capire a chi tocchi il ruolo di Romano Prodi.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. Scrive anche su Vanity Fair. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto quattro libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • danast

    21 Gennaio 2019 - 12:12

    Personalmente ritengo si tratti di una proposta giusta ed opportuna per poter sconfiggere il pericoloso sovranismo che in tutta europa si sta affermando. Spero che Renzi potrà ancora essere ancora protagonista. E' vero che ha difetti caratteriali e che alcune strategie (vedi difesa ad oltranza della Boschi e personalizzazione del conflitto referendario) si son rivelate un boomerang, ma è anche vero che l'Italia si è bloccata proprio il 4 Dicembre 2016. In quella data ha infatti vinto la Restaurazione; purtroppo la spinta riformista, che Renzi con entusiasmo era riuscito a generare, suscitando speranza nei cittadini stanchi di vedere l'Italia in mano ai Berlusconi ed ai D'Alema, si è purtroppo spenta con somma gioia dei Travaglio, Telese e compagnia cantante. Proprio a causa della sconfitta referendaria adesso ci ritroviamo al governo fascisti, ignoranti ed incompetenti. daniele

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  • luiga

    19 Gennaio 2019 - 11:11

    basta che non ci mettono dentro il diritto all'immigrazione. Anzi aggiungerei che si danno il compito di modificare il Regolamento 2011/98/UE, che all'articolo 12 chiede agli stati membri di riservare ai cittadini stranieri lo stesso grado di protezione sociale dei cittadini nativi, come definito dal Regolamento 883/04. E' un suggerimento.

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  • giacomo.ambrosini13

    19 Gennaio 2019 - 10:10

    Se deve essere una semplice lista per nascondere dei nomi di partiti ormai divenuti impopolari che vogliono svecchiarsi pensando di cambiare due facce e il simbolo, hanno sbagliato

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