Carlo Calenda e Matteo Renzi alla presentazione del Piano Nazionale Industria 4.0 a Milano (foto LaPresse)

Il Pd aperto di Zingaretti porta Renzi e Calenda a rinviare i propri piani a dopo le Europee

La scelta di frenare la loro fuoriuscita dal Pd è dovuta a diversi fattori

Indietro tutta: sia Matteo Renzi che Carlo Calenda hanno deciso di frenare sulla loro fuoriuscita dal Partito democratico. Entrambi avevano in animo di procedere all’operazione – anzi, alle operazioni perché si trattava di due iniziative distinte – a gennaio. Addirittura l’ex premier aveva accelerato proprio per non farsi precedere da Calenda. Ma ora tutti e due sembrano essere tornati sui loro passi.

    

Chi e che cosa hanno convinto Renzi e l’ex ministro dello Sviluppo economico a invertire la rotta? In realtà la scelta è dovuta a diversi fattori. L’ultimo dei quali è lo scatto in avanti di Nicola Zingaretti che ha proposto di andare alle elezioni europee con una lista progressista senza il simbolo del Pd e con l’apporto di altre forze politiche e dei movimenti. E’ ovvio che se una prospettiva del genere andasse in porto sia Calenda sia Renzi si troverebbero in difficoltà a creare addirittura altre due liste in vista delle elezioni di Strasburgo. Chi sarebbero infatti i loro alleati se Zingaretti aprisse le porte a personalità provenienti da altre aree ed altri mondi?

   

Ma questo non è l’unico motivo che ha convinto l’ex presidente del Consiglio e l’ex ministro del governo Gentiloni a fare un passo indietro. Ci sono anche i sondaggi che non sono entusiasmanti. E non si sta parlando solo di numeri. Secondo le rilevazioni infatti l’elettorato del Pd vedrebbe come un tradimento la fuoriuscita dal partito in un momento in cui lo scontro con la maggioranza giallo-verde è così aspro.

  

E infine c’è anche una terza ragione. Quando Renzi sostiene che questo governo non durerà a lungo (lo ha fatto anche nell’ultima intervista che ha rilasciato, quella al Sole 24 Ore) non lo fa solo per propaganda o tattica. L’ex premier è veramente convinto che questo esecutivo potrebbe scoppiare. E le voci che gli giungono dalla Lega al Senato alimentano questa sua convinzione. Di fronte all’eventualità di un simile scenario non ci sarebbe spazio per fare altre operazioni politiche come quella che l’ex premier aveva immaginato. Se il governo dovesse veramente crollare a breve, è il ragionamento dell’ex segretario, allora occorrerebbe puntare tutto sul Pd.

   

Questa marcia indietro di Carlo Calenda e Matteo Renzi non significa però che la nascita di un altro soggetto politico sia stata definitivamente archiviata. Per quanto riguarda l’ex premier bisognerà seguire gli eventi. Cioè aspettare di vedere se il governo tracolla e se veramente Nicola Zingaretti diventa segretario. Già, perché se la maggioranza giallo verde dovesse continuare il suo cammino e se il governatore del Lazio dovesse diventare leader del Partito democratico, allora Renzi potrebbe decidere di rimettere in moto la macchina del nuovo soggetto politico. Per questa ragione l’ex presidente del Consiglio ancora ieri, nella sua eNews elogiava il lavoro dei comitati di azione civica e li invitava ad andare avanti. Insomma, tutto si sposta a dopo le europee. Solo allora si giocherà la partita definitiva.