Niente code ai gazebo del Pd

Il partito si aspetta poca gente alle primarie. Cosa c’è dietro il silenzio di nuovi e vecchi protagonisti del Partito democratico

Si è capito già da ora che quelle che verranno non saranno primarie del Pd dai grandi numeri. L’interesse per il Congresso del Partito democratico è scarso anche tra gli elettori. Tanti più che i protagonisti politici e i padri nobili sono i primi a non sembrare troppo interessati a quella contesa. La maggior parte non ha annunciato per chi voterà e non è nemmeno detto che alle fine si rechi ai gazebo.

 

Walter Vetroni ha dichiarato anzitempo che lui alle primarie, da quando non è più segretario del Pd, non ha mai appoggiato un candidato. Non lo farà quindi nemmeno questa volta, anche se molti dei suoi uomini sono con Nicola Zingaretti. Romano Prodi, sempre munito della sua tenda, ha già fatto sapere di non avere fatto la sua scelta, di non sapere né di capire quali siano i programmi dei candidati: aspetterà di conoscerli ma non è affatto detto che nemmeno allora esprimerà pubblicamente il suo voto.

 

Matteo Renzi, una volta ha detto che non parteciperà al Congresso, un’altra che comunque voterà alle primarie e che però non dirà chi è il suo candidato favorito. Peraltro non è nemmeno scontato che il 3 marzo prossimo, data fissata dal Nazareno per le consultazioni nei gazebo, l’ex segretario stia ancora nel Pd. Potrebbe esserne già fuori a gennaio. E che non abbia cambiato idea a questo proposito (al massimo sposterà l’addio a dopo le elezioni europee) lo si arguisce anche dall’insistenza con cui si definisce “senatore dell’opposizione” e non più del Pd.

 

Un altro protagonista di questi giorni delle polemiche nel Partito democratico è Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo economico potrebbe non votare, anzi potrebbe non esserci affatto, nel Pd si intende, perché anche lui, al pari di Matteo Renzi, vagheggia la nascita di un “suo” nuovo soggetto politico.

 

Enrico Letta finora è stato insolitamente silente. Molti sostengono che alla fine voterà per Nicola Zingaretti, in contrapposizione al mai amato Matteo Renzi, ma il diretto interessato non ha ancora fatto sapere niente. Marco Minniti, candidato ritiratosi pochi giorni dopo la sua discesa in campo, finora non si è espresso. Pure lui è in difficoltà. Votare per Zingaretti sarebbe come rinnegare la sua politica con i migranti. Però che opti per Martina è escluso: ancora va raccontando agli amici di come l’ex segretario un giorno gli abbia detto che lui non si sarebbe candidato e che poteva stare tranquillo, per poi, il giorno dopo, annunciare la sua discesa in campo.

 

Infine, Maria Elena Boschi. Una parte dei suoi ha firmato la candidatura di Martina, il resto, l’ala dei “pasdaran”, dei boschiani della prima ora, sta con Giachetti. Lei non dice nulla se non che non voterà mai e poi mai per Zingaretti, ma questo era scontato. Ed è anche improbabile che scelga Martina dal momento che con lui ci sono quei renziani con i quali, a cominciare da Luca Lotti, ha pessimi rapporti. Comunque anche l’ex sottosegretaria alla presidenza del Consiglio è data in uscita dal Pd insieme a Renzi.