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E’ ora di un referendum contro il governo degli sciamannati

Lo strumento è consumato, logorato, invalidato dai mille quorum di partecipazione non raggiunti, ma è il momento di rilanciarlo, mettendo nel conto la possibilità di perdere o di vincere

6 Gennaio 2019 alle 06:17

E’ ora di un referendum contro il governo degli sciamannati

Beppe Grillo (foto LaPresse)

La democrazia rappresentativa fissa le regole stringenti di esercizio della democrazia diretta: non fu invenzione degli scappati di casa ma dei Padri della Repubblica dopo la guerra, chiamasi Costituzione, referendum abrogativo, leggi di iniziativa popolare. Insisto: un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza è una battaglia che i nemici dello sbafo possono vincere, che cosa si aspetta a raccogliere le firme? L’obiezione civile sui temi di principio è magnifica, viva il sindaco di Palermo Orlando, la battaglia legale deve essere finanziata dal popolo e integrata dalle migliori competenze anche per dare una lezione ai legulei e ai tromboni del diritto diseguale  fazioso, quelli del “no” che ora sono allineati più o meno alla masnada di maggioranza e alla sua prepotenza nel prendersi quel che resta di una democrazia trasformata in carneficina lottizzatrice di ogni singolo posto disponibile di comando.

 

Comunque sia, qui c’è una questione grande come una casa. Gli avversari del governo degli sciamannati non possono, non devono limitarsi a difendere la roccaforte del parlamento, che oggi è bivaccante in ragione di un voto incauto degli elettori e di una combinazione da sballo in procinto di dissolversi, quella tra Lega e Cinque stelle. Le camere devono essere tutelate dalle prevaricazioni, ma non basta. In fondo tutti sanno che se Renzi non avesse litigato con Berlusconi sulla candidatura di Giuliano Amato al Quirinale, dissolvendo il Nazareno, i voti necessari a frantumare l’accozzaglia e a far prevalere i sì al… al referendum… ci sarebbero stati… bastava lo spostamento di un cinque per cento più uno. Il Cav. si è ritirato nella tenda come Achille, ha scatenato la sua ira funesta, il suo emulo Renzi ha pensato di essere abbastanza forte per giocarsela da solo, il risultato è stato la comune rovina dei contraenti il connubio di governo riformatore che ci avrebbe evitato Toninelli e il Truce, e ci avrebbe dato un sistema monocamerale e una legge elettorale decenti. Punto.

 

Il rischio di un bipolarismo demoniaco in cui le forze costituzionali sparse qui e là, e oggi largamente minoritarie, dovrebbero accodarsi a una destra becera o a un movimentismo casaleggiano becero anch’esso per condizionare la scena e contare, bè, questo rischio si può quanto meno attenuare rilanciando in modo intelligente il tema della democrazia referendaria che è un tesoro politico lasciatoci in eredità da Pannella. Mi rendo conto che intorno a quello strumento si è combattuta nel tempo una miope battaglia di delegittimazione, che pure aveva le sue ragioni di cultura politica, e lo strumento è consumato, logorato, invalidato dai mille quorum di partecipazione non raggiunti anche per responsabilità delle diverse leadership di destra e di sinistra, e per l’aver consentito che la magistratura demolisse il risultato democratico dell’ultimo referendum, quello sulla biogenetica (se non sbaglio). Ma ora è il momento di rilanciarlo, mettendo nel conto la possibilità di perdere o di vincere, che è poi lo spazio di manovra realistico di chiunque faccia politica non soltanto per scaldare una sedia.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Gennaio 2019 - 15:03

    Pensierino teologico. Sarà mica un “signum” per la Cristianità che lo Spitito Santo abbia scelto Ciccio primero, il primo ed unico, su 267, papa gesuita? Le “Riduzioni” non erano forse, in fondo, il modello della decrescita felice? Vitto e alloggio equamente solidaristicamente assicurati in cambio della consegna alla Casaleggio&Co, del cervello? Sono stupefacenti, meravigliosi, quasi divini, i modi, i marchingegni, le culture che l’uomo ha usato da sempre per ingannare se stesso e gli altri. La riprova? Lo scempio fatto di un istituto: il referendum abrogativo, ridotto ad una disputa querula tra comari che lottano ferocemente per il controllo del loro pianerottolo.

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  • giantrombetta

    07 Gennaio 2019 - 09:09

    Caro Giuliano, tutto giusto e condivisibile, soprattutto l’analisi finalmente acuta nonche’ corretta (quanto fastidiosa per il Pd già renziano) di quanto accaduto “prima” ovvero sulle origini politiche dell’attuale trionfo degli scappati di casa. Complimenti. Se mi permetti sarei pero’ un po’ meno ottimista, purtroppo, sull’esito del referendum che giustamente proponi alle attuali opposizioni, orfane ahime’ di un leader decente e credibile. A pensarci bene non e’ carenza dappoco, in politica. Soprattutto in piena stagione dell’antipolitica, alimentata da tanta cosidetta “intelligenza” della sempre cosiddetta “societa’ civile“.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Gennaio 2019 - 18:06

    Rivalutare il significato Costituzionale del referendum abrogativo? Idea tranchant. Vale provarci. Ma dipende dalle italiche masse. Sono l’espressione strutturata delle corporazioni, del carpe diem, del panem et circences e della peristalsi intestinale. Dar loro credito è dura. Però, vale provarci.

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  • robycarletti

    robycarletti

    06 Gennaio 2019 - 17:05

    buona idea sfida stimolante e sarebbe un referendum in bilico e combattuto , l'elefantino ci ricorda intanto lo scempio della rottura del nazareno , che peccato non tanto per il Berlusca tua in parabola discendente ma per Renzi operche se non avesse perso quel referendum a quest'ora sarebbe ancora al governo invece ci tocca il truce

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