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Un po’ di sana e robusta democrazia diretta

Pannella e i Costituenti, referendum e crowdfunding: contro i Casaleggios

5 Gennaio 2019 alle 06:05

Un po’ di sana e robusta democrazia diretta

Marco Pannella (foto LaPresse)

Eureka. Una cosa da fare c’è, a parte un crowdfunding per sostenere le spese legali contro il decreto insicurezza del Truce sulla scia del prode Orlando furioso e saggio (quando si comincia? ho l’assegno modesto pronto di un pensionato ricco, forse il Foglio e altri pochi affini volontaristi potrebbero promuovere?). C’è da riflettere, oltre che sul partito conservatore antipop di cui ha parlato ieri Cerasa qui, sul mito della democrazia diretta, la chiamata all’azione per svellere le istituzioni rappresentative e aprirle come una scatola untuosa di tonno di seconda categoria.

 

I casaleggiani non hanno inventato alcunché, hanno solo smerdato il risotto con la loro demagogia, sia chiaro. I Padri Costituenti misero nella Carta fondamentale il referendum abrogativo, il risotto, anche come diritto di cittadinanza (raccolta firme eccetera). Sono certo che un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza è vinto in partenza. Certo: forse è troppo, ma è probabile. O almeno possibile. Ora se ne parla in Francia, dove peraltro i referendum di gaulliana memoria e mitterrandiana e postmitterrandiana esperienza sono stati decisivi in più tornanti della storia. Lo chiamano RIC, référendum d’initiative citoyenne. E’ una rivendicazione dei burini incazzati, e la macronia, mai così in difficoltà, ci sta pensando. I nostri Padri non erano burini affatto e sapevano che istituzioni forti si possono permettere correttivi della democrazia rappresentativa, ibridazioni virtuose, e questo nel primo Dopoguerra, altro che casaleggiate o gilet gialli: certo era un paese senza la pacchia ignorante dell’uso antisocial dei social, ma era anche un paese con altri tassi di analfabetismo, non di ritorno come quello dei dimaiani, di andata proprio. Pannella fece scattare la molla, la destra democristiana confessionale imbracciò la legge istitutiva del referendum costituzionale per divorzio e aborto: sono contro divorzio e aborto per ragioni mille volte ripetute, ma gli italiani hanno parlato, Roma locuta quaestio disputata. Ci si può riprovare all’infinito, in molti sensi e densi di significato, ma per l’essenza il verdetto di democrazia diretta fu sostanzioso e pesante. E poi Pannella ha usato lo strumento infinite altre volte, fino a consumarlo e sputtanarlo, ma nonostante una vena distruttiva, Pannella fu sempre Pannella, cioè l’unico costituzionalista italiano degno del nome dopo, appunto, i Padri. Per le tasse e i trattati internazionali il ref. non si può fare, e altre cosucce, ma per tutto il resto sì (quello su Brexit era un referendum che da noi non sarebbe stato mai ammesso: grande Italia, little Cameron). E’ norma regolamentata, è nelle mani di una classe dirigente consapevole, uno strumento per legittimare la democrazia rappresentativa, anche dopo la morte compianta dei partiti politici, che non le azzeccarono proprio tutte ma erano oro che luccica a paragone dei movimenti pop così opachi. 

 

Pannella così vedeva i ref., ce l’aveva con la Cupola partitocratica, mischiava temi di demagogia populista e un canone liberale inossidabile, faceva pasticci e produceva moneta democratica e liberale sonante, chissà come gli veniva, e comunque Parlamento e popolo erano le sue divinità di leader minoritario e di profeta arcigno del possibile. Era un talento della Repubblica, credo si debba riconoscerglielo, sulla scia dei Padri e paradossalmente del meglio dei partiti. L’economia starebbe meglio con il nucleare, va da sé per me dai tempi in cui dissentivo da craxiano produttivista, ma l’uscita di Martelli che cavalcò la paura forse fu anche provvidenziale: le centrali in mano a Toninelli? No, grazie. Staremmo meglio se invece di fare un compromesso al ribasso, dopo il referendum Tortora sulla responsabilità civile, Craxi avesse raddoppiato la posta, separato le carriere, distrutto il prepotere dei suggeritori di Travaglio. Ma che volete, la politique politicienne ha le sue regole e le sue eccezioni, di cui Craxi e noi siamo stati vittime oltre che carnefici.

 

Insisto però: servono idee per l’opposizione sociale e politica e civile, l’uso regolato e serio del referendum è un modo di ridurre al suo vero status di burla demenziale la democrazia via social in rete dei bloggari analfabeti, che stentano sempre a mettere insieme qualche migliaio di cretini in mano a furbissimi hacker. Occorre strappare dalle mani dei ‘uaglioni, nonché la fessa, anche la democrazia diretta. Invertire la via crassa del falso pop con il vero pop. Cose da studiare per bene, e da rammemorare con freschezza mentale. E intanto via col crowdfunding.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • oliolà

    05 Gennaio 2019 - 17:05

    Sorrido, sogghigno e rendo grazie, a Giuliano Ferrara. Non sono ricco ma fatemi sapere come, quando i fiorini dove.

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  • agostinomanzi

    05 Gennaio 2019 - 16:04

    ineccepibile

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