Suggerimenti al Pd per fare opposizione al reddito di cittadinanza

Adriano Sofri

Auspicare un referendum è, senza dubbio, una pazzia. E l’intera polemica sui divani, i fannulloni in vacanza eccetera, mi pare pessima

Che auspicare un referendum contro il sedicente Reddito di cittadinanza sia una pazzia, non c’è dubbio. Equivarrebbe a dire alle persone che si aspettano un sostegno alla propria vita stentata, compreso il signore che ha baciato la mano fatale, che si vuole derubarle dei soldi che sperano loro, sentono loro, spettano loro. E la possibilità che quei soldi a loro non arrivino mai non cambia affatto la cosa.

 

L’attuale opposizione parlamentare di centrosinistra non ha le carte in regola. Ha varato il reddito di inclusione e non l’ha finanziato abbastanza. Ha bensì presentato ripetutamente proposte di legge sul reddito minimo e il contrasto alla povertà, ma lì sono rimaste. Di fronte a questo “reddito di cittadinanza” non valgono se non come annotazioni a pie’ di pagina la sua fretta pre-elettorale, la spericolata assunzione dei diecimila “navigator” senza concorso, l’impostura sul nome (il “reddito di cittadinanza” propriamente detto esiste, secondo Stefano Toso, “Reddito di cittadinanza o reddito minimo”, Il Mulino, in Alaska, grazie al petrolio, e trasferito in Italia costerebbe 300 miliardi).

 

Pessima mi pare l’intera polemica sui divani, i fannulloni in vacanza eccetera. Offensiva a priori, e in ogni caso nessuna legge, ammesso che sia buona, andrebbe bocciata in nome del fatto che tanto gli italiani saprebbero gabbarla. Dall’opposizione parlamentare attuale, in particolare dal Pd, bisognerebbe rivendicare che credesse a se stessa e dunque perseguisse sul serio le cose che ha retoricamente rivendicato, sulla scorta di idee solide di sindacati, Caritas, Acli e altri, e intanto nei confronti del sedicente Reddito di cittadinanza scegliesse di non aderire né sabotare. Che non è una posizione inerte ma una decisione impegnativa. E contribuire a correggere in meglio qualche aspetto del Reddito di cittadinanza così com’è non comporterebbe un cedimento o una scelta di campo sulle alleanze ma un normale, ovvio concretismo (parola salveminiana) parlamentare.

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