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Sala, il M5s e il suicidio della stolta opposizione sottomessa al populismo

Il sindaco di Milano sogna un dialogo tra Pd e M5s. Ma quando in ballo ci sono i valori non negoziabili della democrazia chi ha la testa sulle spalle dovrebbe pensare solo a come tenere lontano dal governo i nemici dell’interesse nazionale

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

17 Dicembre 2018 alle 08:04

Sala, il M5s e il suicidio della stolta opposizione sottomessa al populismo

Circo Massimo - Italia 5 Stelle (foto LaPresse)

Dico, ma stiamo scherzando? Nel corso di una intervista sincera rilasciata giovedì sera a Corrado Formigli a “Piazza pulita”, su La7, il sindaco della città più in forma, più tonica e più pimpante d’Italia, ovvero Beppe Sala, è intervenuto per parlare di politica nazionale e ha colto l’occasione per introdurre all’interno del dibattito del Partito democratico, o almeno di ciò che ne resta, uno spunto di riflessione che merita di essere messo a tema e che nel suo piccolo ci dimostra perché l’opposizione al governo del cambiamento non funziona semplicemente perché non esiste davvero. Dice Sala: “Noi non è che possiamo dimenticarci di essere in un proporzionale e quando all’interno del Pd si fa arrivare un qualche anatema a chi dice parliamo con il Movimento 5 stelle lo mandassero anche a me: bisogna dialogare”. Non sappiamo chi sarà il candidato alle primarie del Pd che il sindaco di Milano sceglierà di appoggiare e non sappiamo se invece il sindaco di Milano seguirà una strada parallela a quella che imboccherà sicuramente Carlo Calenda (che a gennaio, al netto delle smentite, darà vita a un partito europeista) e che probabilmente imboccherà anche Matteo Renzi (con una lista sostenuta prima delle Europee e con un partito tutto suo forse dopo le Europee) e non sappiamo dunque se anche Beppe Sala tenterà di mettersi in proprio nei prossimi mesi per offrire un progetto politico complementare a quello del Pd. 

   


Una classe dirigente seria, responsabile, con la testa sulle spalle non può permettersi di chiedersi solo che alleanze deve fare per andare al governo ma deve chiedersi anche se valga la pena allearsi con il diavolo pur di andare un giorno al governo. Parlare prima di alleanze è solo un modo ulteriore di mettere in fuga tutti quegli elettori di centrosinistra che vedono nel Movimento 5 stelle il più grande pericolo per la democrazia italiana


  

Sappiamo però che le parole del sindaco di Milano ci ricordano che una delle grandi anomalie dell’Italia di oggi non è solo quella di avere un governo formato da due partiti incompatibili con la realtà ma è anche quella di avere un’opposizione formata da un partito come Forza Italia che espressamente dice di voler combattere il peggior governo mai avuto dall’Italia dal dopoguerra a oggi alleandosi con uno dei due partiti al governo, ovvero la Lega, e da un altro partito come il Pd che espressamente dice o lascia intendere di voler combattere il peggior governo mai avuto dall’Italia dal dopoguerra a oggi alleandosi con uno dei due partiti al governo, ovvero il Movimento 5 stelle.

 

Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, ma la posizione del sindaco di Milano è comunque importante da segnalare perché centra un punto cruciale legato all’Italia di oggi offrendo un’analisi giusta e una risposta sbagliata. L’analisi giusta è legata al fatto che un partito con la testa sulle spalle deve fare di tutto per evitare che nella prossima legislatura, quando questa ci sarà, possa rinascere un governo guidato da Lega e da M5s. Ma la risposta sbagliata è legata al fatto che un partito con la testa sulle spalle dovrebbe rendersi conto che andare in campagna elettorale dicendosi disponibile ad allearsi con un partito come il Movimento 5 stelle non è solo il modo peggiore per provare a creare un’alternativa al populismo ma è anche il modo peggiore di pensare agli interessi dell’Italia. Non si può trattare un partito sfascista come se fosse un partito come tutti gli altri e non si può dialogare con il Movimento 5 stelle perché dialogare con il grillismo significherebbe fare compromessi su temi sui quali i compromessi semplicemente non si possono fare.

 

Con il Movimento 5 stelle, caro sindaco Sala, non si possono fare compromessi quando si parla di superamento della democrazia rappresentativa. Non si possono fare compromessi quando si parla di superamento dello stato di diritto. Non si possono fare compromessi quando si parla di legittimazione della gogna. Non si possono fare compromessi quando si parla di lotta dura contro i vaccini. Non si possono fare compromessi quando si parla di alta velocità. Non si possono fare compromessi quando si parla di riforma della giustizia. Non si possono fare compromessi quando si parla di mercato del lavoro. Non si possono fare compromessi quando si parla della collocazione dell’Italia nel mondo.

 

Chiunque si trova oggi all’interno di uno spazio politico alternativo a quello della maggioranza – per quanto il suo partito di riferimento possa essere in una condizione di minoranza – dovrebbe avere il dovere civico, politico e morale di usare ogni granello della sua credibilità e della sua intelligenza non per cercare di valorizzare il meno peggio tra gli sfascisti di governo ma per spiegare perché le ragioni che fanno del governo populista un governo inadatto a governare l’Italia non hanno a che fare solo con uno dei due partiti che si trovano oggi alla guida del paese ma hanno a che fare con una caratteristica precisa che riguarda entrambi i partiti: l’appartenenza forte e convinta al fronte politico della chiusura. Vale quando si parla di riforma delle pensioni. Vale quando si parla di riforma del lavoro. Vale quando si parla di irresponsabilità sulla gestione del debito. E se la Lega ha dimostrato di essere un partito pericoloso per l’economia persino più del Movimento 5 stelle, il Movimento 5 stelle ha dimostrato di essere un partito altrettanto pericoloso per il futuro della democrazia. E una classe dirigente seria, responsabile, con la testa sulle spalle non può permettersi di chiedersi solo che alleanze deve fare per andare al governo ma deve chiedersi anche se valga la pena allearsi con il diavolo pur di andare un giorno al governo.

     

In Germania, alle ultime elezioni – e probabilmente lo stesso accadrà alle prossime elezioni – i partiti intenzionati a non rimettere in discussione i valori non negoziabili della democrazia (Cdu, Spd, Csu) hanno scelto di firmare un patto implicito che prevede la sottoscrizione di un semplice punto: qualsiasi cosa accadrà alle urne nessuno dei partiti tradizionali darà una sponda a un partito che gioca con il negazionismo, il razzismo, l’olocausto e che minimizza le responsabilità della Germania nazista (un deputato berlinese dell’Afd ostenta da tempo sulla giacca simboli dei nazisti austriaci). L’Afd, in Europa, fa parte dello stesso gruppo del Movimento 5 stelle. E quando in ballo ci sono i valori non negoziabili di una democrazia le forze politiche con la testa sulle spalle non dovrebbero pensare al modo migliore per allearsi con queste forze ma dovrebbero pensare, caro Sala, semplicemente al modo migliore per non farle arrivare al governo. Parlare prima di alleanze è solo un modo ulteriore di mettere in fuga tutti quegli elettori di centrosinistra che vedono nel Movimento 5 stelle il più grande pericolo per la democrazia italiana. Tutto tranne i grillini. Non è così difficile, no?

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Dicembre 2018 - 14:02

    Caro direttore - Cogitamus. Siamo arrivati a tarallucci scaduti e vino acidulo. Tutto iniziò con l’operazione psicologica, populista, del libro “La Casta”. Pochi se ne resero conto, ma da lì nacque la copertura culturale, mediatica, legittimante del “Vaffa” e la delegittimazione generalizzata, ubiquitaria dell’attività politica e di quel sistema che tutti gli italiani avevano contribuito a edificare. Già, tutti noi. Perché non può esistere una Casta, se volenterosi, interessati fantaccini non s’accodano e la sostengono. La scomparsa del potere legante dei partiti di massa e l’indole degli italiani hanno fatto il resto. Allora? Un percorso di sana, piana, non ferina autocritica, cui tutti dovremmo sottoporci, è l’unica strada per uscire dalle sabbie mobili. Ne saremo capaci? Auguriamoci convintamente di esserlo. L'ottimismo è sperarlo.

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  • mario.lazzarino

    17 Dicembre 2018 - 14:02

    Mi dispiace che Sala non sia consapevole che Milano lo ha votato su una visione opposta a quella dei 5stelle. Questa sua uscita pro-5stelle mi sorprende e mi amareggia. Se questo restasse il suo orientamento difficilmente gli confermerei il mio voto

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    17 Dicembre 2018 - 10:10

    Joseph Sala, quando vede una stella, figurarsi 5, si sente Wyatt Earp la leggenda dell'Old Milano West (detto anche "a gun for friend") e si trasforma in vendicatore (di Max Dalem detto anche Old navigator to nowhere:

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  • stearm

    17 Dicembre 2018 - 09:09

    Premesso che non voterei un PD in mano a Zingaretti che guarda al M5S, tutto sommato avrebbe senso elettoralmente per il PD riposizionarsi a sinistra cercando così di togliere qualche voto al M5S. Tanto il rischio che ci sia una maggioranza parlamentare M5S-PD è veramente minimo. Inoltre così si aprirebbe uno spazio politico per un centro riformista in cui, se non da subito, potrebbero confluire i riformisti del PD -Renzi, ma non solo-, quelli di Forza Italia e qualche leghista. Naturalmente ci vorrà tempo, anzi da questo punto di vista, più dura questo governo meglio è. Infondo rappresentano la maggioranza del paese e molto probabilmente, se ci fossero elezioni anticipate, l'unica maggioranza possibile sia alla Camera sia al Senato sarebbe di nuovo Lega-M5S. Dubito infatti che il centrodestra unito possa aspirare alla maggioranza in entrambe le Camere, visto che al Sud il M5S prenderà di nuovo percentuali bulgare. Capisco l'urgenza di Cerasa, ma la matematica rema contro. Per ora.

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    • Giovanni

      17 Dicembre 2018 - 11:11

      Ottima analisi la sua tranne che per le percentuali bulgare dei pentastellati al sud. La Sicilia sembra saldamente nelle mani del centrodestra classico con una sempre maggiore influenza della Lega e anche nelle altre regioni sudiste comincia a manifestarsi una certa delusione riguardo ai grillini. Potrei sbagliarmi ma ho la netta impressione che se si andasse a votare ora ci sarebbe un forte avanzamento della Lega un po' in tutto il paese. Il PD... mah...

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      • stearm

        17 Dicembre 2018 - 13:01

        Può essere certo, la mia è un'impressione. La Lega avanza certo, partiva anche dal 16%. Al Sud potrà anche crescere, ma bisogna vedere poi in campagna elettorale, certo se Salvini gli promette il reddito di cittadinanza... Molto dipende comunque da Berlusconi, soprattutto al Sud. Sul PD penso non debba fare paura, soprattutto se si sposta a sinistra, però magari qualche ex elettore ci ripenserà due volte prima di dare fiducia a Di Maio and co. E comunque per me devono governare cinque anni e poi li giudichiamo, anche se spero nel frattempo emerga un progetto politico riformista moderato che vada al di là degli steccati ideologici. Siamo nel Ventunesimo secolo, sarebbe anche ora.

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    • portaticinese

      17 Dicembre 2018 - 10:10

      Mi sembra che la sua analisi sia corretta. Specularmente ci vorrebbe un partito di centrodestra che cercasse di togliere voti alla Lega (ovviamente non Fi, ormai putrefatta)

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      • stearm

        17 Dicembre 2018 - 14:02

        Il discorso da fare sulla Lega è un altro, secondo me. Non si tratta della trucità di Salvini, che a me onestamente alla fine fa nè caldo nè freddo, essendo in gran parte propaganda fine a se stessa. Non si tratta nemmeno del presunto razzismo, anche questo più un mezzo che un fine. La Lega, per quanto Salvini possa sembrarne avulso, governa da trent'anni, ininterrottamente a livello locale in alcune regioni, ad intervalli regolari a livello nazionale. Con quali risultati? Qualcuno lì al Nord dovrebbe cominciare a chiederselo, anzi si dovrebbe interrogare se non ci sia un problema di cultura (generica e industriale) che porta la parte più avanzata del paese a rifugiarsi nel particolarismo/localismo. Siamo sicuri che alle trasformazioni in atto a livello globale si possa rispondere con un Giorgetti. Ma è un discorso troppo lungo e anch'esso, temo, fine a se stesso.

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