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Dalla Francia all'Italia, che pena il rinculo del potere

La ritirata di Macron davanti alla piazza francese e quella farsesca dei gialloverdi. Democratico liberale o populista, il potere si mostra debole

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

6 Dicembre 2018 alle 06:00

Dalla Francia all'Italia, che pena il rinculo del potere

Foto LaPresse

Il potere che rincula è uno spettacolo avvilente ma sempre più sbigliettato a tutti i botteghini. Francia, Italia. Cinquanta anni fa De Gaulle dopo un mese di barricate rive gauche e fervorosa rauca seducente rivolta dei giovani intellos, per non dire della grève convocata con successo dalla Cgt e compagnia, con le bandiere rosse su tutte le fabbriche occupate, scomparve per quasi 48 ore, creò il dramma del dramma con la sparizione del corpo del re. Ve lo do io l’incubo, disse ai barricadieri in una storica allocuzione via radio e poi tv: tornò a sorpresa facendo sapere che era stato in elicottero dal compagno d’armi René Massu, comandante delle truppe di stanza in Germania a Baden-Baden, e dall’alto della Forza evocata dichiarava finita la ricreazione (la chienlit, c’est fini), scioglieva l’assemblea, metteva un milione di francesi della destra conservatrice dietro alle bandiere con la Croix de Lorraine, all’Arco di Trionfo naturalmente, e in avanti il livido volto sofferente di Malraux, e distrusse le speranze del movimento che gridava “élections, piège à cons” contro i ludi cartacei che diedero una maggioranza spavalda al Generale. Era la felice epoca definita dal genio letterario di Mitterrand il “colpo di stato permanente”, quando le Costituzioni erano affare serio e la legge alla fine aveva i suoi tutori inflessibili. Poi un anno dopo De Gaulle perse, ma l’uscita di scena fu nel complesso grandiosa.

  

Ora il presidente Macron si vede costretto a tacere della ribellione Rive droite, manda avanti il primo ministro per dire a quei guerrieri poujadisti del ceto medio declassato che le tasse si rinviano, come volevano loro bloccando la nazione al suo crocicchio, e per l’occasione si congelano anche le bollette, e naturalmente inizia la chienlit della consultazione popolare sul regime fiscale, per qualche mesetto. Ma pare non basti nemmeno a salvaguardare Parigi messa a ferro e fuoco e la gendarmerie repubblicana che mostra segni di stanchezza. E questo lo fa un presidente eletto che aveva promesso di riformare e trasformare la Francia nel nome di una visione razionale dello sviluppo capitalistico, d’impronta riformista e liberale, e ci stava riuscendo abolendo privilegi corporativi e pigrizie sociali diffuse quando gli hanno scagliato contro l’epiteto intollerabile per il paese dell’égalité di “presidente dei ricchi”, quando i presidenti dei poveri si chiamano Maduro e Bolsonaro.

  

Il rinculo italiano è un teatro parallelo, naturalmente farsesco. Qui il nuovo potere era nato per spendere e spandere a casaccio, accontentare corporazioni, fasce d’età pensionabile, veri e falsi poveri cui fu promesso reddito senza lavoro dall’alto del terzo debito pubblico del mondo, per non parlare delle guerre tuittarole ai nigeriani e agli affogati, complemento saporito della pietanza leghista con tanto di rosario e presepe devotissimo e inaudite lettere di Babbo Natale e instagrammi con spaghetti cacio e pepe à la mode del Truce, magari mettendo sull’avviso i banditi che i gendarmi stavano per arrestarli. Eppure era sembrato per un momento cosa quasi seria, con quel 2,4 per cento di deficit, il balcone affollato di condoni e condonati e condonisti e ministri della Fatica compensata in nero, la forma italiana della barricata di strada, il nostro romanzo alla Victor Hugo, il nostro buffo romantico miserabilismo scagliato contro l’indifferenza dell’eurocrazia europea, merde alors, ma sempre nella nostalgia inconfessata per l’intoccabile euro, ora sinonimo dell’oro di Napoli, l’euro di Napoli. Niente. 

 

Arriva il rinculo anche qui, con la giostra dei professori e avvocati tecnici, sorretti dalla fede inconcussa in Padre Pio, santo davvero potente se questi sono arrivati dove sono arrivati. Ora promettono solo il 2, di deficit, e trattano per farsi levare la multa, mentre i padroni da li beli braghi bianchi protestano contro il governo insediato dai loro giornali editori e anchormen in nome delle grandi opere, e il nord operoso si preoccupa dello spread delle banche delle esportazioni, e non si capisce perché i genovesi, ché loro sì sarebbero una razza seria, non tirano fuori dei ganci da portuali come una volta per mettere a ferro a fuoco una città condannata a settimane, mesi, magari anni o secoli di pena per le parole alate di un ministro infrastorturale.

    
Bisogna ammettere che, populista e democratico liberale, il potere si mostra debole. Anche la Brexit è lì lì per farsela sotto, con l’economia britannica a pezzi. Il potere ha bisogno di credere in sé stesso, quello degli anni di gloria aveva alle spalle la guerra mondiale, il Novecento, i partiti, la selezione della classe dirigente, la scuola della forza e della virtù, addirittura le ideologie, questo ha alle spalle un’esperienza fragile della democrazia, sia nella sua versione pop che nella sua versione lib, e una vasta e cancrenosa ignoranza plebea che grida al cielo la propria santità sociale. Il potere lib-pop è il potere di annunciare apocalissi o trasfigurazioni e ritrattarle o ritrasfigurarle nel giro di mesi, basta un baubau di Moscovici o un ciottolo tirato a un flic, perché alle spalle non c’è più né il bum-bum né il boom, ma un grande vuoto e un isolamento poco splendido. Che pena.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • eleonid

    06 Dicembre 2018 - 15:03

    Niente da eccepire ,dal mio punto di vista, sig. Ferrara, su quanto riferisce alla sua maniera. Ma mi rimane, però , sempre un grande dubbio, che forse neanche lei potrà dissolvere. Ma chi comanda in Italia? Costui come fa a far cambiare idea politica e convinzioni agli italiani così facilmente ed in modo efficace da riuscire a sfasciare quello che abbiamo costruito in settant'anni di storia e che ha portato l'Italia ad essere la settima potenza del mondo, almeno così si dice. Come si fa a dare il paese in mano a giovani facinorosi che riescono a prendere per il naso un popolo che pur con tutti i suoi limiti stupido non è . Come si fa a lasciare che i media siano gestiti da persone , che definire farabutti sarebbe un eufemismo, i quali con inimmaginabile spregiudicatezza manipolano la realtà politica di questo paese col solo scopo di costruirci la propria fortuna. Ma costoro si rendono conto che fare il pianto da coccodrillo non è sufficiente per ritornare sui propri passi?

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    • Skybolt

      06 Dicembre 2018 - 18:06

      Che brutta opinione ha di De Benedetti, però.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    06 Dicembre 2018 - 13:01

    E Micron vorrebbe l'esercito Europeo, e per difenderci dall'America (!!) Non riesce ad aumentare di qualche centesimo la benzina come mette insieme le truppe, coll'outsourcing ai saraceni?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    06 Dicembre 2018 - 10:10

    Niente? Mai sentito parlare in una trattativa, anche pure condotta in modo sgangherato, di chiedere di più per avere quello che in fondo si voleva? Quota 100 vive. Del reddito di cittadinanza non mi importa. Le infrastrutture alla fine si faranno, anche solo per problemi di PIL. Non c'è più la farsa solo italiana della protezione umanitaria, che poi voleva solo dire todos caballeros. Invece frou frou Macron è costretto a posporre l'aumento delle tasse a dopo le elezioni europee. Non credo che i francesi si faranno prendere per il naso. A Napoli direbbero: 'cca nisciuno è fesso

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  • luigi.desa

    06 Dicembre 2018 - 09:09

    A Macron è stato dato un credito enorme e alla fine dei giochi è un personaggetto ( copywright V.De Luca) come altri. In Italia ora c'è il Truce ma come ho letto è a scadenza.luides

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