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Come essere patrioti invidiando il Lussemburgo

Il meraviglioso “merde alors!” del ministro Asselborn dopo lo scontro con il Truce. Anche se andrà in minoranza insieme al vecchio mondo europeo, perché l’Europa ha voglia di ben altri futuri, e si accomodi

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

16 Settembre 2018 alle 06:00

Jean Asselborn, il ministro degli Esteri lussemburghese che ha glossato con un meraviglioso “merde alors!” uno scontro con il Truce, mi è simpatico. Ha il volto rassicurante di un socialdemocratico che conosce il lavoro, ha fatto la gavetta, sindaco e altro, poi è entrato nella politica professionale, che al Lussemburgo è politica europea, ed è diventato il decano dei capi delle diplomazie in Europa, è lì dal 2004. Ha un tratto di autenticità tipico della gente del nord, un piglio severo e malinconico, un incarnato che sa di foreste e di civiltà rurale, un’espressione genuinamente incazzata a sentir parlare di rimpiazzo etnico con tanta faciloneria ideologica, è un vecchione, diciamo così, un sessantenne che si è stufato di un ragazzaccio villano, teppista nei modi e nelle facce che fa, e se fosse anche un avvinazzato, come sospettano i suoi detrattori su Twitter, meglio ancora, ancora più simpatico. Non è uno che immagineresti nel gabinetto di Trump alla Casa Bianca, è un loser, un perdente, non se la tira, ha carattere, è spiegazzato e maestoso con i suoi baffi, non lo immagini a torso nudo in mutande a Cesenatico a rinfocolare un’ondata di odio e di ripulsa, e dunque mi sembra giusto esercitare il patriottismo a favore di quella strana icona del Granducato, un luogo che esiste senza spocchia da parecchio tempo, dove si parlano il lussemburghese, il francese e il tedesco, il cui motto è “vogliamo rimanere quello che siamo”, non proprio un segnacolo di multiculturalismo. Asselborn è un socialdemocratico del vecchio mondo europeo, è chiaro che andrà in minoranza, che il futuro prossimo non gli appartiene, l’Europa ha voglia di ben altri futuri, e si accomodi.

   

Il Truce invece ha conquistato la maggioranza nei sondaggi italiani con due o tre mosse azzeccate, vecchio stile di regime, mostrandosi intrattabile nella difesa della sicurezza dai negher, ma comunque vada a finire la sua avventura in lui scorgi senza difficoltà i ferri del mestiere, un apprendistato tutto politico e propagandistico, la gestione di un partito riciclato e ricollocato nell’orbita delle destre vincenti, dopo un breve giretto finanziario proprio al Lussemburgo, e li scorgi questi grimaldelli e piedi di porco a partire dalla sua fisiognomica, dal suo linguaggio del corpo, dal suo modo di porgere le frasi fatte che costellano la parabola di quelli che non sappiamo mai se chiamare leghisti, populisti, sovranisti, nazionalisti, fascisti, sfascisti o che cos’altro. Nella faccia del Truce non vedi l’esitazione triste dell’uomo consapevole della propria umanità, vedi la formulazione elementare e brutale della volontà di potenza, microscopica magari e velleitaria, ma piena di boria e di sicurezza apparente. Time ha scelto un taglio fotografico perfetto per presentare al pubblico, nell’edizione europea, l’uomo che vuole disfare l’Unione, si vedono due occhi senza espressione, molti baffi e una barba timida, e una strizzata di mezzo sorriso che mette paura ai bambini mentre parla da papà.

   

Non ho altro modo di essere patriota che applaudire e ammirare Asselborn, invidiare quel ministro a chi ce l’ha, pensando che ha la faccia dei miei padri italiani, della gente che sa quel che fa, augurarmi che alla fine i volponi della Commissione del palazzo Berlaymont riescano a evitare il connubio tra la destra dei popolari e la destra antieuropea della gens nova, un connubio che farebbe calare il sipario, magari con tempi lenti e passi malcerti, su settant’anni da sogno. Ho già detto “prima i Maliani” dopo che uno di loro aveva scalato un palazzo di tre piani per salvare un bambino appeso a un balcone. Ho tifato per gli Eritrei della Diciotti, parte di una nazionalità che tra l’altro non è famosa per la sua partecipazione alle statistiche dell’insicurezza, al contrario, e tutta gente figlia o nipote di un popolo colonizzato e maltrattato dai nostri padri e nonni. C’è già un clima di esilio mentale o morale, una vecchia storia italiana che sarà irrisa dai soliti sapientoni e opportunisti in preda a cupidigia di servilismo e sondaggite.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    18 Settembre 2018 - 14:02

    Prendo atto che il mio commento non va bene, visto che non lo volete proprio pubblicare. E' vietato criticare il Fondatore? (mi sembra di parlare di Scalfari). A quasto punto non mi rimane altro che affidarmi alle parole del "gentiluomo" suddito del Granduca, che qui avete tanto celebrato: "Merde, alors".

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  • cmedeo

    17 Settembre 2018 - 23:11

    Caro Ferrar a. Hai detto e ripetuto che quelli là non ti piacciono per quello, che sono e non per quello che fanno ( e poi i razzisti sono loro ). Ce ne siamo fatti una ragione . Non occorre che tu dia ragione anche agli asini lussemburghesi pur di sputtanare Salvini. Stai attento , stai correndo molti rischi, ma soprattutto uno : leggiti la commedia "I tromboni " di Federico Zardi. Stai attendo che sei sulla strada buona per diventarle. Con stima fraterna PS da buon berlusconiano alle prossime elezioni voterò Salvini. Grazie per avermi dato dei validi motivi per farlo

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    17 Settembre 2018 - 18:06

    pensate forse che sia un troll? sono abbonato dal 1996, verificate

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  • canefantasma

    17 Settembre 2018 - 12:12

    Critichiamo questo governo per l'assurda politica economica, per l'incompetenza elevata a virtù, per il surreale 'uno vale uno', ma smettiamola di criticare Salvini per aver sollevato il problema dell'immigrazione. La critica alla immigrazione smodata e sregolata è l'unico argomento a favore di questo governo. Ho votato PD alle ultime politiche. Voterò Salvini alle prossime se lo si continua a criticare per il suo fascismo ed il suo razzismo inesistenti.

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    • stearm

      17 Settembre 2018 - 15:03

      Vota pure Salvini, ma l'utopia di un paese etnicamente 'puro', qualunque cosa voglia dire, equivale all'ideale di un paese che non cresce, che non cambia, che non si trasforma. E che lentamente, per svariati motivi, muore. Poi è legittimo suicidarsi, come spiegava Hume. Ma non collettivamente. Vogliamo consegnare ai nostri figli una società immobile? L'immigrazione dona dinamicità alle società, come peraltro dimostra la storia degli ultimi secoli. Crea anche qualche disagio. Ma, se non si vuole essere accusati di razzismo, bisognerebbe affrontare il tema a 360 gradi. E ripeto, secondo me non c'entra il razzismo, chi vota Salvini non sarà razzista, ma è peggio: non ha una visione ottimistica del futuro e si rifugia in retro-topie, ovvero all'idealizzazione, un pò nichilista peraltro, del passato. Non a caso questa mentalità trova terreno fertile pure nelle componenti anarchico-luddiste della sinistra.

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