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Gilet gialli ancora in piazza. Per la Francia (e Macron) un'altra giornata da incubo

Il bilancio dell'ennesima giornata di proteste: 1385 fermi, 974 persone arrestate, 55 feriti. Incidenti a Parigi, Bordeaux, Tolosa, Nantes e Marsiglia. Per il presidente è il “giro di boa” del mandato

8 Dicembre 2018 alle 19:58

Parigi. Mentre cala la sera, a Parigi, ci si chiede preoccupati quanto potranno ancora durare queste violenze inaudite, e se la “radicalizzazione” dei “gilet gialli”, come è stata definita da alcuni osservatori, continuerà a crescere in termini di intensità, dato che non hanno alcuna intenzione di fermarsi, e hanno già dato appuntamento a sabato prossimo per il “V Atto” della mobilitazione. Anche oggi, per la Francia, è stato un sabato nero: 1385 fermi, 974 persone arrestate, 55 feriti e innumerevoli incidenti soprattutto a Parigi, dove il governo ha dispiegato 8 mila forza dell’ordine (89mila in tutto il paese) e 12 blindati della gendarmeria, come non era mai successo nella storia della Quinta Repubblica. I danni a fine giornata sono stati ingenti come sabato scorso, tra vetrine spaccate, supermercati saccheggiati e edifici degradati, e i Crs, gli agenti della polizia antisommossa, hanno dovuto utilizzare gas lacrimogeni e cannoni ad acqua fin dal mattino per disperdere i gruppi di facinorosi. Diverse auto sono state incendiate, in particolare nelle avenue attorno all’Arco di Trionfo, e come sabato scorso i più estremisti hanno incendiato diversi cassonetti dell’immondizia per erigere barricate.   

 

Come ci è finita la lotta al Global compact nelle proteste dei gilet gialli?

Questa cosiddetta rivoluzione, giorno dopo giorno mostra la sua vera faccia, che ha a che fare più con lo smantellamento delle regole di convivenza della globalizzazione e del liberalismo che con il caro benzina. Storia di un'intossicazione populista

 

Tutta Parigi coinvolta. Tensioni anche a Bordeaux, Tolosa, Nantes e Marsiglia

A differenza delle manifestazioni del 24 novembre e del 1° dicembre che si erano svolte principalmente attorno alla Place de l’Etoile, dove si trova l’Arco di Trionfo, e nella zona ovest di Parigi, tra Place de la Concorde e il quartiere di Opéra, oggi i “gilet gialli” hanno preso di mira anche l’est e il sud della capitale, e in particolare Saint-Lazare. Attorno alla stazione, rimasta chiusa per un’ora nel pomeriggio, c’è stato uno dei cortei più seguiti di questo sabato, con diverse personalità politiche e intellettuali a manifestare la solidarietà ai “gilet gialli”. I trasporti, a Parigi, hanno subito ritardi dalla mattina alla sera, e dagli Champs Elysées ai Grands Boulevards quasi tutte le fermate del metrò sono rimaste chiuse. Ma si è protestato in tutta la Francia (31mila manifestanti, di cui 8mila a Parigi, secondo il ministero dell’Interno), con vari livelli di violenza. A Bordeaux, i “casseurs” si sono scontrati con i Crs in pieno centro, tra la sede del comune e la cattedrale Saint-André, lanciando bottiglie molotov e terrorizzando i bordolesi nelle strade dello shopping. Stessa cosa a Tolosa, Nantes e Marsiglia, con cassonetti della spazzatura incendiati, lancio d’oggetti e gruppi di “gilet gialli” che si inginocchiavano con le mani sulla testa, in segno di “solidarietà” verso i 153 studenti riottosi interrogati dai gendarmi con modi borderline a Mantes-la-Jolie, nella regione parigina

 

Lotta di classe, lotta di spazi

Secondo il politologo Xavier Crettiez, “le immagini delle violenze sono molto significative perché illustrano un rapporto di lotta di classe estremamente pronunciato, come la degradazione dei beni che simboleggiano la ricchezza: le banche, le boutique di lusso, gli edifici del Sedicesimo arrondissement”. Ma anche i McDonald’s, i Burger King, gli Starbucks, icone del capitalismo, contro cui i più estremisti dei “gilet gialli” hanno sfogato la loro rabbia. “Alcuni intellettuali ci assicuravano che la lotta di classe era alle spalle, che soltanto i conflitti culturali come la religione potevano generare violenza. Ma vediamo bene che è l’insicurezza economica, più ancora di quella culturale, ad aver provocato la protesta dei “gilet gialli”. Come sottolineato dal direttore di Libération Laurent Joffrin, c’è però anche una lotta di spazi che aggrava questa nuova lotta di classe, un affronto allo stesso tempo sociologico e geografico: le periferie contro il centro, la provincia contro la capitale, la Francia rurale esclusa dai benefici della globalizzazione contro la metropoli che sguazza euforica nella modernità senza frontiere, la piazza contro il balcone, per riprendere le vecchie categorie.

 

Per Macron è il giro di boa del mandato

Per l’inquilino dell’Eliseo, che ha annullato la sua trasferta a Marrakech per restare vicino ai suoi concittadini, è il giro di boa del mandato. Il presidente francese è dinanzi alla “Storia en marche”, come ha scritto François-Xavier Bourmaud sul Figaro, una storia che si sta scrivendo sulle rotatorie della Francia profonda e sulle barricate dagli echi sessantottini che vengono innalzate sui boulevard di Parigi. È una crisi, quella aperta dai “gilet gialli”, che segnerà il quinquennio come le proteste del 1995 contro la riforma delle pensioni e le rivolte delle banlieue del 2005 avevano marchiato i due settenni di Jacques Chirac. Il suo discorso, previsto per lunedì o martedì, avrà un’importanza vitale. 

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