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Macron fa un “congelamento” e cede alle proteste, che però vogliono di più

Il presidente concede tre misure forti come gesto di apertura ai “gilet gialli”

4 Dicembre 2018 alle 18:53

Macron fa un “congelamento” e cede alle proteste, che però vogliono di più

Le proteste dei gilet gialli a Parigi (foto LaPresse)

Parigi. E’ un “congelamento enorme” ma necessario per provare a uscire dalla crisi sociale aperta dai “gilets jaunes”, ha detto al Monde in forma anonima un consigliere dell’esecutivo. Martedì, il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha reso pubbliche le misure volte a far abbassare la temperatura della “febbre gialla”, come è stata definita dalla stampa parigina. Oltre alla moratoria di sei mesi sull’aumento delle accise su benzina e diesel, di cui già si vociferava lunedì sera, l’inquilino di Matignon ha annunciato l’abbandono temporaneo di un inasprimento dei controlli tecnici delle auto e la sospensione degli incrementi delle tariffe di elettricità e gas: tre misure forti come gesto di apertura ai “gilet gialli”. “Nessuna tassa merita di mettere in pericolo l’unità della nazione”, ha detto Philippe, prima di aggiungere che, “se la maggioranza ha avuto difficoltà a convincere i francesi, vuol dire che dobbiamo cambiare qualcosa”. La necessità di “cambiare metodo” era stata evocata la scorsa settimana anche dal presidente, Emmanuel Macron, che martedì ha preferito non esprimersi dopo l’intervento del primo ministro: un modo per scacciare le malelingue che in questi giorni davano notizia di diversi dissapori tra l’Eliseo e Matignon. Philippe ha confermato anche l’organizzazione di una “grande consultazione nazionale sulle tasse e la spesa pubblica”, che inizierà il prossimo 15 dicembre e durerà fino al 1° marzo: un dibattito nazionale sulla transizione ecologica, al termine del quale verranno sfornate soluzioni concrete.

 

Su Twitter, l’ex primo ministro Alain Juppé ha salutato positivamente il “provvedimento di pacificazione” annunciato dall’esecutivo, chiedendo anche ai “gilet gialli” di rispondere con una “moratoria delle manifestazioni” e di “accettare il dialogo”. Su Paris Match, François Baroin, presidente dell’Associazione dei sindaci francesi, Dominique Bussereau, responsabile dell’Assemblea dei dipartimenti, e Hervé Morin, al vertice delle Regioni, hanno invece lanciato un appello affinché venga costruito “un nuovo contratto sociale adatto alle sfide della nostra epoca”, attraverso “una vera collaborazione con gli enti locali, i partner sociali e tutti i corpi intermedi”. Dal canto loro, Marine Le Pen (Rassemblement national) e Jean-Luc Mélenchon (France insoumise) hanno attaccato le “misurette” e gli “artifici politici” di Macron, seguiti dalla maggioranza dei “gilet gialli”, insoddisfatti dagli annunci. “Non era quello che ci aspettavamo”, ha dichiarato Eric Drouet, camionista della regione parigina tra i leader della rivolta gialla. “Chiediamo un aumento dello Smic (salario minimo garantito, ndr) e il ritorno dell’Isf (l’imposta sui grandi patrimoni, ndr)”.

 

La soppressione di una parte dell’Isf è stata approvata per rilanciare gli investimenti in Francia. Ma per alcuni macronisti citati martedì dal Monde è il vero “peccato originale”, un “simbolo negativo” che ha diffuso nel paese un “sentimento di ingiustizia” e “sta rovinando il quinquennio”.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    05 Dicembre 2018 - 01:01

    Non accetto molte delle analisi fatte dalle testate francesi più importanti. L'unico articolo apparso sul Figaro, che è obiettivo e severo è l'editoriale dal titolo "Le grand gachis". (Manca l'accento circonflesso sulla i)

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  • ancian99

    05 Dicembre 2018 - 01:01

    La mano tesa, sia pure tardivamente e timidamente, dal governo francese al popolo delle giubbe gialle è ,da un lato, una dimostrazione di apertura verso rivendicazioni non sempre bene espresse da una massa inferocita e incapace di dialogare, che ha solo mostrato disprezzo e teppistica violenza; dall'altro, è una prova di debolezza e quasi di resa delle istituzioni francesi per evitare la guerra civile. Purtroppo tutto ciò non lascia che un senso di disagio e di malessere di fronte alle orde che non amano il proprio paese e che distruggono tutto, anche la speranza.

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