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Le giubbe gialle contro Macron

Sul Figaro Christophe Guilluy, il geografo che ha concettualizzato l’opposizione fra Francia periferica e Francia delle metropoli, analizza il movimento di protesta

3 Dicembre 2018 alle 08:30

Le giubbe gialle contro Macron

[È stato un altro sabato di violenze in Francia. Con i gilet gialli che, per la terza settimana di fila, sono scesi in piazza per protestare contro il governo. Il bilancio degli scontri tra manifestanti e polizia è di 133 feriti (23 tra le forze dell'ordine) e 378 fermi. E c'è anche la terza vittima dall'inizio delle proteste. Un automobilista è rimasto ucciso ad Arles in un tamponamento provocato da un blocco stradale dei gilet gialli su una strada provinciale. A Parigi i manifestanti hanno imbrattato l'Arco di Trionfo con scritte anti-Macron (foto sotto). Il presidente francese, rientrato dal G20, si è subito recato sul posto. Pubblichiamo di seguito l'analisi della protesta fatta dal geografo Christophe Guilluy sul Figaro].

 

 

Christophe Guilluy, che ha concettualizzato l’opposizione fra Francia periferica e Francia delle metropoli, inquadra il movimento delle giubbe gialle in un fenomeno profondo: “I media puntano il dito contro gli xenofobi, la popolazione rurale, ed evocano l’impoverimento dei centri storici. Quello che non vedono è un fenomeno ben più gigantesco: la fine della classe media occidentale. Dalla fine della Seconda guerra mondiale è stata questa classe maggioritaria (ne facevano parte operai, contadini, impiegati e quadri superiori) che ha strutturato tutte le democrazie occidentali con lo stesso circolo virtuoso: integrazione economica, politica e culturale in un contesto di ascesa sociale. Tutto questo sta venendo meno […].

 

Le metropoli sono nuove cittadelle medievali, con una borghesia che si rinchiude dietro i suoi bastioni e intende pure istituire presto dei pedaggi urbani: il ritorno delle concessioni! In questi spazi chiusi, gli abitanti hanno soltanto bisogno di collegamenti per uscire: aerei, treni ad alta velocità; e l’automobile per loro è obsoleta. Inversamente, i ceti popolari oggi vivono sempre più lontano dal posto di lavoro e hanno un bisogno vitale dell’auto. Nella demonizzazione dell’auto condotta dalle élite si evidenzia una forma di incoscienza delle difficoltà reali di questi concittadini e anche un disprezzo di classe. La reazione della classe politica superiore è stata di accusare le classi popolari di non avere consapevolezza della problematica ecologica! I conflitti sociali sono sempre esistiti, ma questa è la prima volta nella storia che c’è una perdita di contatto così grande fra l’alto e il basso della società. Tutti i francesi desiderano preservare l’ambiente. Nessuno consuma il diesel per puro piacere. Alla stessa maniera, se si considera la questione del multiculturalismo, tutto il mondo desidera conservare il proprio capitale culturale e un rapporto distanziato con l’Altro. Ma bisogna distinguere gli obiettivi e i mezzi. Se ho i mezzi per tenere a distanza l’Altro, aggirando la questione della scuola per esempio, posso fare l’apologia della società aperta senza difficoltà. Lo stesso vale per l’ecologia. Si possono facilmente fare discorsi sulla necessità di preservare l’ambiente quando si hanno i mezzi per offrirsi una vettura elettrica o per consumare biologico. La difesa dell’ecologia, come la promozione della ‘società aperta’, sono divenuti segni di distinzione sociale”.

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