Una riunione del Cop24 a Katowice (foto via Facebook)

Cop24 populista

Micol Flammini

Il presidente polacco Duda ha sprecato un’occasione per difendere gli interessi della sua nazione

Roma. Avesse detto che il fabbisogno elettrico della Polonia dipende per l’80 per cento dal carbone, che al massimo si può sperare di una riduzione del 60 per cento entro il 2030 e che le idee proposte da queste conferenze sul clima sono aleatorie, piene di luoghi comuni e non fanno altro che minacciare che ci restano una decina di anni per salvare la Terra – erano una decina dopo la Cop20, la Cop21, la Cop22 e dopo la Cop 23 e sempre una decina rimangono –, il presidente polacco Andrzej Duda avrebbe semplicemente avuto un approccio pragmatico alla riunione organizzata dall’Onu.

 

Ma non è stato così. Duda, che è all’eterna ricerca del suo palco, in conflitto con il suo stesso partito, il PiS, dal quale vuole più attenzione, più importanza e più ascolto, ha deciso di sfruttare la Cop24 per esibirsi in uno show populista usando il tema del clima e della transizione energetica come vessillo. Ma a Katowice, dove si tiene la riunione, si potrebbe discorrere di qualsiasi cosa, di clima come di immigrazione, l’importante per Andrzej Duda sono gli slogan. Martedì, chiamato a parlare davanti ai 196 stati legati dall’accordo di Parigi, il presidente polacco ha detto che “il consenso sociale” è la condizione indispensabile per fare qualsiasi riforma che riguardi l’ambiente e poi ha deciso di prendersela con Emmanuel Macron che ha messo a rischio il suo quinquennato per la tassa sul carbone: “Questa mattina, quando ho acceso la televisione e ho visto tutte quelle immagini terribili da Parigi, ho visto persone arrabbiate, persone comuni escluse dallo stato”.

 

Ma in occasione del summit sono spuntati anche a Katowice dei gilet gialli, la città vive di carbone, l’intera Slesia, la regione polacca in cui si trovano quasi tutte le miniere, ha un’economia basata su quello. Chiedere a una città del genere di rinunciare al carbone vuol dire costringerla a rinunciare al suo sostentamento e il presidente Duda non ha tutti i torti nel dire che la transizione e le politiche climatiche devono essere ben ragionate, cosa che finora le varie Cop non sono state in grado di fare. Ma Andrzej Duda ha giocato la carta populista: “Non possiamo attuare politiche climatiche contrarie alla volontà della società e a discapito delle condizioni di vita”. E poi, riferendosi a Macron, ha aggiunto: “La transizione deve essere giusta, bisogna cambiare il modus operandi”. I gilet gialli francesi sono diventati una minaccia a Katowice e tutte le frasi pronunciate dal presidente polacco sembravano terminare con un sottinteso malevolo: “Venite qui a parlarmi di ecologia e nei vostri paesi l’ecologia non fa altro che produrre scontri e malcontento”. Katowice è una città costruita sul carbone, ha il carbone nella sua storia e nelle sue miniere. I suoi cittadini vivono del minerale da generazioni e che alla conferenza non sarebbe stata riservata una grande accoglienza, in un posto avvolto dall’odore pungente e dalla nebbia che sale dalle miniere, si sapeva. La Polonia ha proposto ai capi di stato e di governo di firmare un documento chiamato “Dichiarazione di Slesia per la solidarietà e la transizione giusta”. Hanno aderito quasi quaranta paesi, perché hanno capito che allestire un palco per parlare di cambiamento climatico è semplice, l’epilogo è sempre lo stesso: ci ricorderanno che al nostro Pianeta rimangono dieci anni di vita.

 

Ma come ha imparato Macron, fare riforme, aumentare le tasse, è molto più difficile. Lo sa bene Duda che è il presidente di una nazione per la quale la decarbonizzazione imporrebbe un cambio radicale nella quotidianità dei cittadini. Andrzej Duda non è interessato a fare una battaglia razionale per l’economia del suo paese, ma il presidente polacco vuole un palco, non importa di cosa si parlerà, davanti a chi, l’importante è parlare. Duda ama lo show e la performance, ma non è in grado di prevedere le conseguenze. L’ultima volta era successo a Washington, quando era stato ricevuto da Donald Trump, incontro che attendeva da oltre un anno. In conferenza stampa alla Casa Bianca aveva promesso al presidente americano che se avesse aumentato la presenza militare sul territorio polacco, Varsavia gli avrebbe dedicato una base militare, “Fort Trump”. Duda rideva, Trump sorrideva lusingato e la Polonia si vergognava. Mesi prima aveva quasi fatto vergognare il suo stesso partito, che ha votato contro una sua proposta di referendum per cambiare la Costituzione. Il PiS, che non si fa grandi problemi a modificare la legge fondamentale dello stato, ha votato contro la proposta di Duda definendola “eccessiva”.

 

A Katowice, alla Cop24, Andrzej Duda ha sfruttato l’occasione per avere il suo show, per dare lezioni a Macron, per parlare di gilet gialli, ma il suo interesse era avere il suo spazio populista senza il suo partito.

Di più su questi argomenti: