Occupare le scuole contro i nemici del nostro futuro

Claudio Cerasa

Le occupazioni sono spesso delle carnevalate ma per una volta esiste un motivo per protestare, che riguarda il “no” urgente da rivolgere a chi sta giocando sporco con i nostri figli. Cinque ragioni per prendere sul serio un atto di resistenza civile

Sarà la scuola a salvarci un giorno dal governo dello sfascio. Sarà la scuola a salvarci un giorno dalla feccia complottista, quando tutti i presidi d’Italia scenderanno in piazza contro gli stregoni di governo che trafficando con le teorie antivacciniste giocano con la salute dei nostri figli. Sarà la scuola a salvarci un giorno dall’orrore della democrazia diretta, quando tutti i professori d’Italia scenderanno in piazza per manifestare contro i processi sommari costruiti sulle chat di Whatsapp da genitori convinti che in nome dell’uno vale uno un incompetente valga come un competente. E sarà la scuola a salvarci un giorno dall’orrore di un’agenda di governo costruita per giocare sporco con il futuro dei nostri figli, quando tutti gli studenti d’Italia capiranno che quello che sta accadendo in queste ore tra Palazzo Chigi, il ministero dell’Economia e la Commissione europea non è la solita polemicuzza da talk-show a cui rispondere con un brillante post su Facebook ma è un fatto importante a cui varrebbe la pena rispondere con un atto concreto di resistenza civile che per una volta potrebbe essere giustificato: occupare per un giorno la propria scuola per protestare contro i nemici del nostro futuro.

 

Due giorni fa, l’ex senatore Pietro Ichino lo ha proposto con un sorriso sul suo blog, ammettendo, da professore, di aver sempre criticato duramente questo rito stanco e vuoto delle occupazioni ma riconoscendo che quest’anno, per i ragazzi, “esiste un motivo forte e specifico per protestare” e quel motivo è l’annuncio del governo di voler abbandonare il “sentiero stretto” della correzione dei conti pubblici e di voler così creare le condizioni per mettere il peso di questa manovra, e di tutto ciò che ne deriva, compresa l’instabilità dell’Italia, sulle spalle degli adolescenti e dei ventenni di oggi. Con un rischio concreto: fare aumentare per loro le probabilità di non avere in futuro né lavoro, né assistenza, né pensione. Dimentichiamoci per un attimo di espressioni fredde come “spread”, “btp”, “differenziale di rendimento” e proviamo a spiegare con esempi pratici di vita quotidiana perché un governo che gioca con i conti pubblici è un governo che gioca con il futuro dei nostri figli – che mai come oggi avrebbero buone ragioni per far arrivare la propria voce tanto agli irresponsabili che si trovano al governo quanto ai propri genitori che hanno permesso di portare al governo persone che giocano con il nostro futuro. A un ragazzo che si trova alle superiori, o all’università, andrebbero spiegate cinque storie molto semplici per provare a far capire la portata di quello che sta succedendo in questo momento nel nostro paese.

 

Cinque storie che potremmo provare a sintetizzare con alcune domande a cui rispondere sì oppure no. Domanda numero uno: pensate sia giusto pagare la pensione anticipata dei vostri genitori con ulteriori e inevitabili tasse che ci saranno un domani sul vostro futuro contratto di lavoro? In Italia, le pensioni sono pagate con i contributi versati da chi lavora e se l’età pensionabile viene abbassata invece che essere alzata i contributi pagati da chi lavora dovranno inevitabilmente aumentare. E’ quello che volete, sì o no? Domanda numero due: pensate sia giusto rimanere silenti di fronte a un governo che, giocando con la nostra moneta, sta creando le condizioni (a) per far aumentare ancora di più le tasse che pagherete nel futuro e (b) per far crollare il valore del patrimonio che potreste ereditare un domani dai vostri genitori? Domanda numero tre: pensate sia giusto rimanere in silenzio di fronte a un governo che, rendendo più difficili le assunzioni a tempo indeterminato, sta creando le condizioni per rendere il mercato del lavoro del futuro più incerto rispetto a oggi? Domanda numero quattro: pensate sia giusto rimanere immobili di fronte a un governo che, lavorando per far crescere le tasse sul lavoro, lavora di fatto per disincentivare l’occupazione e per rendere le assunzioni ancora più costose rispetto a oggi? Domanda numero cinque: pensate sia giusto rimanere silenti di fronte a un governo che vuole distruggere quella stessa Europa che vi ha permesso di vivere i primi anni della vostra vita senza dover fare mai i conti con la parola guerra?

 

Sono cinque domande semplici. Cinque domande a cui ogni studente dovrebbe rispondere. Cinque domande che per una volta potrebbero dare una buona ragione ai nostri figli di occupare simbolicamente per un giorno la propria scuola per protestare allegramente e molto seriamente contro i nemici del nostro futuro. Forza, che aspettate?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.