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Se la Chiesa vuol proteggere i giovani si schieri contro le pensioni anticipate

Contro comunisti, leghisti e grillisti che rubano il futuro alle nuove generazioni. Tocca ai cristiani difendere le vittime di questa persecuzione a fini elettorali

23 Ottobre 2018 alle 06:11

Se la Chiesa vuol proteggere i giovani si schieri contro le pensioni anticipate

Foto LaPresse

Monsignor Paglia, al Sinodo dei Giovani, ha auspicato “una più vitale e profonda alleanza tra la Chiesa e le nuove generazioni”. Giusto, e dunque la Chiesa prenda le parti di coloro che nei prossimi decenni pagheranno le pensioni a chi, grazie all’incombente riforma, andrà in pensione in anticipo, e le reversibilità degli stranieri uniti in matrimoni di convenienza dai sindaci specie calabresi. Se comunisti (il sindaco di Riace è un supercomunista nemico della proprietà privata), leghisti e grillisti sono uniti nella lotta ai giovani, spetta ai cristiani difendere le vittime di questa persecuzione a fini elettorali. Si chieda il rispetto di un comandamento inciso sulle tavole della legge mosaica: non rubare. Si intimi ai padri di non rapinare i figli, ai nonni di non svenare i nipoti. “Né ladri, né avari, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (Prima lettera ai Corinzi). Né i pensionati anticipati: la Chiesa lo gridi dai pulpiti.

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Commenti all'articolo

  • bila56

    23 Ottobre 2018 - 10:10

    Io oggi ho 62 anni, una figlia di 31 e mi pongo il problema dei giovani, ma tutti quelli che ora si stracciano le vesti in difesa dei giovani dove erano 30 anni fa, quando io ero giovane e non dicevano niente contro le baby pensioni, il sistema retributivo ed i pensionamenti anticipati? Ipocriti.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Ottobre 2018 - 10:10

    Per una volta non sono d'accordo con Langone: ma come, se andassi in pensione a 62 anni con 42 di contributi (nel mio caso) dovrei considerarmi un ladro? Ma neanche per sogno, oltretutto avendo versato più contributi della media di chi è già in pensione. Inoltre col contributivo oggi in vigore avrei un assegno più basso del 25% rispetto ad andare in pensione a 68, quota Fornero valida per me. E potenzialmente libererei anche un posto di lavoro fisso. E poi quota 100 è una possibilità, non un obbligo. Uno si fa due conti in tasca e può anche proseguire a lavorare, se l'azienda è d'accordo. Ma si vedrà che le prime ad essere contente di questa riforma saranno proprio le imprese, che svecchieranno il loro personale assumendo giovani pagati per forza di cose meno di chi uscirà

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