I migranti restano sulla Diciotti. Nessun accordo con Bruxelles

Redazione

L'incontro informale tra 12 paesi europei non ha fornito risposte per le 150 persone trattenute al porto di Catania. Conte: "Se questi sono i fatti vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze"

Si confidava nella riunione in programma oggi a Bruxelles per smuovere qualcosa nella vicenda della nave Diciotti. Invece l'incontro informale che ha riunito in forma volontaria dodici paesi europei non ha fornito nuovi elementi sulla ripartizione dei migranti trattenuti al porto di Catania. Il vertice tra gli sherpa in realtà non è stato convocato appositamente per la delicata situazione che coinvolge la nave della Guardia costiera italiana, bloccata da quattro giorni in Sicilia, ma era in programma da prima. Il governo gialloverde, fermo sul divieto di far sbarcare i migranti, si aspettava invece che gli ambasciatori presenti rivedessero l'ordine del giorno e trovassero un accordo sulla distribuzione delle 150 persone a bordo della Diciotti, dopo che domenica la Farnesina aveva chiesto ufficialmente alla Commissione europea di occuparsi della vicenda. 

  

"Il vertice di Bruxelles si è chiuso con un nulla di fatto. Ennesima dimostrazione che l'Europa non esiste", ha commentato nel pomeriggio il ministero dell'Interno con una nota. Secondo fonti riportate da alcune agenzie la linea del Viminale non intende ammorbidirsi: "Dalla Diciotti non sbarca nessuno. Su questo fronte il governo è compatto". 

   

Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, che su Facebook ha lamentato come la riunione non abbia tenuto conto di quanto concordato nel corso dell’ultimo Consiglio europeo di fine giugno. "Anzi – scrive Conte – Da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino 'mascherato', che avrebbe individuato l’Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all’asilo, che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che arrivano per mare". 

  

 

Questa mattina un portavoce della Commissione europea ha detto che è in corso una trattativa con i paesi membri, ma ha lasciato intendere che non essendoci un accordo vincolante è tutto rimesso a un'adesione volontaria. "In Europa le minacce non servono a niente, l'unico modo di risolvere le questioni è lavorare insieme in maniera costruttiva – ha detto il portavoce – Sono gli stati membri che devono trovare una soluzione e la Commissione li aiuta a trovare un terreno comune. Lo facciamo sempre e anche in questo caso concreto". 

   

  

La posizione ferma di Matteo Salvini ieri ha trovato un appoggio anche da parte dell'altro azionista di governo. "Io e il Movimento 5 stelle non siamo più disposti a finanziare l'Unione europea se Bruxelles non si farà carico dei migranti sulla nave Diciotti", ha minacciato il vicepremier Luigi Di Maio. A mitigare il clima è intervenuto il ministro degli Esteri Enzo Moavero, che interrogato sulla questione oggi al Meeting di Rimini ha chiarito che pagare i contributi europei è un "dovere legale degli stati membri".

   

Intanto i migranti a bordo della nave Diciotti, fermi al porto di Catania da quattro giorni, hanno iniziato uno sciopero della fame. "Facciano come credono, io non cambio idea", ha commentato Salvini. "In Italia vivono 5 milioni di persone in povertà assoluta (fra cui 1,2 milioni di bambini) che lo sciopero della fame lo fanno tutti i giorni, nel silenzio di buonisti, giornalisti e compagni vari. Per me vengono prima gli Italiani, poi gli altri". La questione è stata sottoposta alla procura di Catania. Come ha fatto sapere il segretario dei Radicali, Riccardo Magi, è stata presentata una denuncia con due ipotesi di reato, sequestro di persona e sequestro di persona a scopo di coazione