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Il caso Diciotti non si può risolvere per via giudiziaria

L'azzardo del procuratore di Agrigento. I due precedenti di Maroni parlano a favore di Salvini 

27 Agosto 2018 alle 19:41

Non si può risolvere il caso Diciotti per via giudiziaria

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio (Foto Imagoeconomica)

Sabato questa rubrica, sulla vicenda della nave Diciotti, proponeva tre temi, per così dire, in successione. Il primo riguardava il reato, molto recentemente inserito nel codice, di “sequestro di persona a scopo di coazione” che descrive perfettamente il caso dei profughi eritrei per come lo ha raccontato Salvini nei suoi proclami. Resta però l’aspetto tecnico della difficoltà di applicare il reato di sequestro di persona a un respingimento in mare. Infine si metteva in guardia dal solo pensare che un problema politico potesse essere risolto per via giudiziaria. Questo si era scritto sabato e sul secondo punto nei giorni successivi sono venuti fuori i precedenti. Duole dirlo ma ha ragione Marco Travaglio quando cita due denunce nei confronti di Maroni, ministro dell’Interno nel governo Berlusconi 2008, entrambe per sequestro di persona a danno di naufraghi respinti. Tutte e due, una era presentata da quattro deputati radicali, vennero archiviate. Non sono sentenze di Cassazione e, in un caso, il ricorso alla Corte europea dei diritti strappò comunque qualche risultato, ma le archiviazioni mostrano come sia azzardata l’iniziativa del procuratore di Agrigento che sembra caduto non tanto nella trappola dei proclami autoaccusatori di Salvini quanto forse nella tentazione di ridare vitalità alla scuola siciliana dei magistrati “partigiani della Costituzione”. Qui, infine, ci si deve scusare con altri magistrati siciliani per una confusione, nella rubrica di mercoledì scorso, assolutamente involontaria ma non meno grave, fra la Procura di Palermo, che nulla c’entra con l’inchiesta Montante, e quella di Caltanissetta, effettiva artefice della indagine.

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  • gheron

    28 Agosto 2018 - 22:10

    Soloni aureolati e Ciceroni full LED negli anni scorsi hanno dato forma e materia giuridiche al Concorso esterno in associazione mafiosa. Benissimo!. Possibile che da noi neppure un procuratorino di campagna ma anche un avvocatuccio ai primi commi abbia avvertito l'urgenza e il dovere di contestare all'armata Brancaleone (mezzi busti e figuri interi per primi) 'sto concorso esterno al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, della prostituzione, del traffico e spaccio di droga, accattonaggio, caporalato ecc...? Italia, patria del diritto...Ma anche e soprattutto del rovescio...

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  • joepelikan

    28 Agosto 2018 - 14:02

    L'azione è del tutto infondata. Tra l'altro, se si fosse trattato di un abuso o, addirittura, di un sequestro, non si capisce come mai la magistratura non sia ricorsa alla forza pubblica per interrompere un reato in corso. Uno Stato ha ben diritto di trattenere amministrativamente uno straniero che accede al suo territorio per le necessarie verifiche. E Andreotti che ha rinchiuso 11.000 albanesi in uno stadio e poi li ha rimpatriati sommariamente in pochi giorni? Come mai allora la magistratura tacque?

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  • romamor

    28 Agosto 2018 - 12:12

    Per quanto mi riguarda Salvini andava processato per vilipendio della Magistratura sulla richiesta del Procuratore di Torino Armando Spataro che non ha avuto nessun seguito.

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  • Vittorio62

    28 Agosto 2018 - 09:09

    1. Non si è trattato di respingimento in mare 2. Il procuratore non è intervenuto per risolvere un problema politico ma ha esercitato l'azione penale di fronte a una condotta che configura il reato di sequestro, vale a dire la restrizione della libertà personale di esseri umani che si trovavano in territorio italiano, senza un provvedimento del giudice 3. Che l'abbia fatto per rinvigorire la scuola siciliana dei "magistrati partigiani della costituzione" è una malignità indimostrata e comunque del tutto irrilevante 4. Se nessuna procura non fosse intervenuta saremmo già fuori dallo stato di diritto 5. Il fatto che il politico possa avvantaggiarsi dell'inchiesta ricavandone un dividendo elettorale non è un buon motivo per non esercitare l'azione penale, che nell'ordinamento italiano é obbligatoria (piaccia o non piaccia), peraltro sarebbe molto peggio trovarsi in un paese dove i reati commessi dai politici non sono perseguiti.

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    • Skybolt

      28 Agosto 2018 - 13:01

      Egregio Vittorio62, l'obbigatorietà dell'azione penale in Italia è come quella parte del corpo che va avanti ed indietro secondo dove la tirano.

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