cerca

L'ammicco di Zingaretti a Fico

Quelli che nel Pd tengono a differenziarsi dalle posizioni di Macron non è tanto al presidente francese che pensano 

1 Settembre 2018 alle 06:02

L'ammicco di Zingaretti a Fico

Foto LaPresse

Quelli che nel Pd tengono per prima cosa a differenziarsi dalle posizioni di Macron non è tanto al presidente francese che pensano, piuttosto al M5s o almeno al presidente della Camera e al suo, molto presunto, gruppo. Le articolesse e le intervistone dei personaggi della nomenclatura, in prima linea o in cabina di regia, pongono la questione in modo felpato, tanto contorto da dover passare per Parigi, ma il succo della questione sta in un ragionamento che si sente fare, quando ci si discute, da molti ex (ex?) comunisti. “Abbiamo fatto alleanze con soggetti lontanissimi da noi, Togliatti ne propose una perfino a Guglielmo Giannini, non c’è nemmeno bisogno di scomodare il patto Ribbentrop-Molotov, e adesso dovremmo metterci a fare i difficili con gente come Di Maio e Casaleggio?”. Molto si può contro dedurre nel tentativo di raggiungere la stessa efficacia rozza ma lineare. Per esempio si può far notare che i rapporti di forza fra il Pci e l’Uomo Qualunque di Giannini erano rovesciati rispetto a quelli fra grillini e Pd oggi. Pur rischiando di essere offensivi si può aggiungere che le differenze, nel bene e nel male, fra Stalin e Togliatti da un lato e Veltroni e Zingaretti dall’altro, si vedono a occhio nudo. Ma il problema vero sta nella politica del terzo millennio dove la sinistra deve proporre crescita, equità e diritti, non ideologia. Non ce la può fare un gruppo dirigente esausto, nella sua parte migliore, e impresentabile in quella peggiore. Cercare di cavarsela con un azzardo tattico, oltretutto fortemente velleitario, rischia solo di accelerare la fine. Ingloriosa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Settembre 2018 - 14:02

    Caro Bordin - La sinistra, la sua cultura nativa marxista, i suoi tatticismi, i suoi propositi sociali, il suo modello di società, sembrano destinati a rimanere sempre in mezzo al guado. Non può essere diversamente: da 151 anni si ostina a giocare al lotto, tentando su tutte ruote, l’ambo 67, 91. Ora è tanto tentata, povera fanciulla di aggiungervi il 33%. Pensa che i numeri percentuali facciano parte degli estraibili. Ma tant’è, la brama di far volare le tartarughe come rondini è impossibile da accantonare. Extra illam, mors est.

    Report

    Rispondi

  • niky lismo

    02 Settembre 2018 - 12:12

    Però forse Veltroni è meno esausto o impresentabile di quanto prospetti Bordin, e allora forse fa bene a parlare di crescita, di equità e di diritti a chi, non vedendone traccia concreta nel PD renziano di governo, è trasmigrato elettoralmente verso Di Maio (che non solo non ha ideologia, e non so se sia un bene, ma non ha neanche idee, almeno quanto a forgiare la società secondo crescita, equità e diritti). Continuare a dare la croce addosso a chiunque abbia o abbia avuto contatti col PD è un esercizio sterile e ormai banale. Il PD ha pagato elettoralmente le sue innegabili colpe politiche, ora c'è da augurarsi per il bene della democrazia che da quelle ceneri spunti la scintilla di una sinistra coerente e concreta (come c'è da augurarselo anche a destra). Se ogni ragionamento in quel contesto è bollato preventivamente di "azzardo velleitario", si alimentano il vuoto e l'incultura già largamente prevalenti nella società e nelle istituzioni.

    Report

    Rispondi

  • paoladl

    02 Settembre 2018 - 12:12

    Grazie Bordin!

    Report

    Rispondi

  • Skybolt

    02 Settembre 2018 - 11:11

    Tutto verissimo. E per questo ci proveranno.

    Report

    Rispondi

Servizi