La debolezza di Cosa nostra e un'obiezione mancata

Massimo Bordin

“La mafia c’è ancora ma è molto meno forte di quanto fosse negli anni Ottanta e Novanta”, dice il procuratore capo di Palermo

Il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, nella sua recente audizione alla Commissione parlamentare antimafia, ha sviluppato una descrizione analitica dello stato attuale di Cosa nostra molto interessante. “La mafia c’è ancora, non bisogna cadere nell’errore di pensarla sparita, ma è molto meno forte di quanto fosse negli anni Ottanta e Novanta. Non ci sono mai stati, nella storia della Repubblica, tanti capimafia in carcere con sentenza definitiva. Alcuni di loro all’ergastolo sono morti”. A quel punto era lecito attendersi la prima domanda dal presidente della commissione, il pentastellato senatore Morra, per sentirlo obiettare che un processo ha sancito l’esistenza di una occulta trattativa fra stato e mafia che ha consentito ai mafiosi impunità e nuovi successi. Possibile che la famosa trattativa sia stata per loro una fregatura così solenne? L’obiezione, che avrebbe avuto una logica, non c’è stata. Peccato.

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